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venerdì 13 luglio 2012

Ancora sul 'Kevod' - In risposta alla precisazione di M. Biglino


La differenza sostanziale nei significati di un fonema ebraico la fanno le vocali o la cosiddetta 'vocalizzazione' della quale l'Autore ha parlato spesso ed anche con estrema competenza. Come non citare il primo capoverso all'interno del seguente articolo:


dove si evince l'indiscutibile lavoro filologico dell'Autore?

'Il lavoro di Mauro Biglino sotto l'aspetto filologico è ineccepibile...'

Così P. Magister su Beyul.
Il consiglio è però di leggere l'intero articolo perché rivelatorio di una strategia apparentemente suffragata da un alto prelato gesuita in Santa Sede, addirittura in Specola.

'Ai posteri l'ardua sentenza' (A. Manzoni).

Ciò che interessa in questo contesto, al solito, è lo scontro letterale, nemmeno letterario: la diatriba giocata su uno scacchiere grammaticale dove però le visioni sono diverse. Certo, perché vi sono delle omissioni volute rispetto al meccanismo di traduzione che propone Mauro.

Torniamo al logismo di base.

Kavod : 'onore', 'gloria'

'Col Ha-kavod' - ad esempio - è espressione usata per complimentarsi con qualcuno per il buon effetto e l'altrettanto efficace riuscita di un'azione. Dopodichè:

Kaved: 'pesante'
Koved: 'peso''
Kaved: 'fegato'.
È sempre la stessa radice. Allora perchè non immaginare 'il fegato' inteso come coraggio, intrapredenza o pi semplicemente – in accezione negativa – 'situazione morale pesante'?

È lapalissiano: da una radice 'KVD' si sviluppano differenti vocalizzazioni e quindi diversi significati ed è un fenomeno costante dell'ebraico:

Shalom: 'pace'
Shalem: 'completo'
Lir'ot: 'vedere'
Le'arot: 'mostrare'
Lizcor: 'ricordare'
Leazchir: 'ricordarsi'
Leizacher: 'far ricordare'.

Se si dice K'vod (kevod) e non Kavod vuol dire che non ci si rende conto della forma costrutta che è la modifica vocalica subita dal sostantivo quando precede un altro sostantivo di cui precisa qualcosa. 'Kevod JHVH' 'la gloria di Dio', mentre il sostantivo in assoluto è 'Kavod'.
Ma questo un traduttore ultratrentennale dell'AT dovrebbe saperlo.

Infatti un commento da parte di un ebraista 'in difesa' di Mauro Biglino fa una strana affermazione:

'Tra l' altro nei libri M. Biglino presenta testi tutti rigorosamente non vocalizzati... Come ho già detto qui in altri topic (sul net sto discutendo in 5 forum) le traduzioni che l'Autore proponeva per la San Paolo interlineare sono assolutamente in linea con le Ed. di Rif Mamash e di Rav Segni. Poi, la svolta...'.

Di seguito i riferimenti diretti in lingua ebraica con le versioni diversificate rispetto alla Stuttgartensia in specifico le non vocalizzate masoretiche.

C'è da aggiungere un fatto: M. Biglino porta a pag. 88 del primo libro proprio l'esempio delle diverse allitterazioni del 'kavod' ma con terminologie da 'neofiti', molto semplici e quindi a rischio interpretativo.

Altro quesito derivante da riflessione sul forum di riferimento:

'Ciò che nessuno ha capito o che non vuole capire è la questione:
Che cosa è il testo masoretico se non la versione che gli Ebrei HANNO VOLUTO trasmettere ai Gentili?
Senza la tradizione orale ebraica, in parte confluita nel Talmud, non si può capire nulla e alla tradizione talmudica si accede solo se si conosce perfettamente l'ebraico, l'aramaico, la mentalità ermetica ed il linguaggio talmudico. Naturalmente occorre essere capaci di leggere l'ebraico non vocalizzato, cosa impossibile se non si conosce l'ebraico moderno.'

A coloro che negano l'importanza dell'apporto della tradizione orale chiedo:
la vocalizzazione masoretica non è forse tradizione orale...?
Ci sarà da rispondere in tal senso.
Intanto però sorgono dubbi seri all'orizzonte.
E non quello fideistico.

Qui di seguito i link per trarre le proprie conclusioni da soli. Si riconosce però la necessità di approfondire la grammatica per ovvi motivi di difficoltà oggettiva. Non ultimi quelli rabbinici.




3 commenti:

  1. A proposito dei Masoreti: se si accetta la Massorà, cioè quella data vocalizzazione, si sta accettando la tradizione orale ebraica e, nella fattispecie, il tipo di vocalizzazione che gli ebrei hanno voluto dare. A questo punto ne consegue che non si può accettare come riferimento una certa tradizione )vocalizzazione masoretica) se poi nell'interpretazione non si tiene conto della tradizione orale (in parte confluita nei Talmud Bavli e Yerushalmi) che accompagna tuttom il tanach e senza la quale la comprensione è impossibile?
    Ci si affanna a dire che si è "fedeli" al testo masoretico ma quando poi si contestano le fantasie in base alla enorme tradizione ebraica, si finge di non capire o non si vuole capire. Allora mettiamoci d'accordo. o si rifiuta la tradizione orale e quindi si è in grado di vocalizzare il testo da soli, come farebbe un vero esperto di ebraico e come fanno i madrelingua, o si ha bisogno della Masorà e in tal caso si deve accettare tutta la tradizione e non solo ciò che fa comodo.

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    1. questo è vero solo se si ammette che quello che la tradizione propone non è obbligatoriamente collegato al reale significato del testo

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  2. direi di aggiungere tra le fonti anche il "forum di riferimento:
    http://consulenzaebraica.forumfree.it/
    dove il Dr. Biglino è invitato con nostra grande gioia, magari scrivendo in ebraico

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