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giovedì 26 luglio 2012

Ulteriori concetti strumentalizzanti

A pagina 58 del testo 'Il Dio Alieno della Bibbia' dell'Autore Mauro Biglino, si fa riferimento - a proposito dell'analisi sui Nephilìm - ad autori come 'Von Daeniken, HANCOCK, BAUVAL, Faiia, Collins, ecc.' in relazione alla costellazione dell'Orione identificata come possibile luogo di origine degli alieni che intervennero, presuntamente, sul nostro pianeta.

E' la prova diretta dell'arbitrarietà di certe affermazioni in ambito 'sitchiniano'. Rientra perfettamente nella critica di AM portata all'impianto bibliografico dell'Autore in questione.

Hancock e Bauval non hanno mai ipotizzato provenienze aliene.

A riprova vi è l'espressione dello stesso Bauval riportata a pagina 7 dell'ultimo testo 'Il Codice Egizio' editori TEA del 2007 su cortese licenza de Il Corbaccio. Testo che riporto fedelmente. In merito al mistero ancora insoluto sulla connessione stellare della 'bibbia di pietra' come vengono definite in ambito avanguardista le Tre Piramidi di Al-Jizah, egli scrive:

'...e dal momento che questo fondamentale argomento d'indagine è rimasto completamente ignorato per così tanto tempo, non sorprende che RICERCATORI INESPERTI, DILETTANTI, FANATICI, CIARLATANI abbiano sfornato teorie su teorie, alcune semplicemente ridicole, altre FOLLI. Eccone alcune:
- le piramidi furono costruite dagli abitanti (...) di Atlantide
- vennero erette da una civiltà tecnologica ora scomparsa grazie alla levitazione
- erano centrali di energia
- ricevitori elettromagnetici per comunicazioni interstellari
- VENNERO COSTRUITE DAGLI ALIENI...'

Per Bauval sono solo ed esclusivamente 'specchio del Duat' e prova indiscutibile delle capacità d'indagine astronomica degli Antichi forti della conoscenza profonda inerente i meccanismi Precessionali; per Hancock, stessa visione, esiste ulteriormente la possibilità di connessione con superciviltà provenienti dalla perduta Atlantide e dunque di esistenza di quest'ultima. Rimangono i 'soliti' come Von Daeniken e in parte Colin Wilson.

E' inaccettabile da parte di Autori quotati distorcere a proprio uso testi che dichiarano fermamente la propria linea di pensiero. La gerarchia delle fonti è una cosa seria. L'onestà intellettuale anche. (AM)

lunedì 23 luglio 2012

Un dubbio...

Durante la Conferenza di Ancona del 3 marzo 2012, me presente in prima fila (registrazione vocale effettuata) l'Autore M. Biglino affermò, nel corso di una risposta ad una domanda sorta tra gli astanti, l'inadeguatezza dell'Elohim Yahweh rispetto ai suoi colleghi preposti ad altre nazioni presentandolo come un arrivista il quale, conscio della sua pochezza, avrebbe potuto al massimo incantare - in sostanza - quattro cialtroni di pastori senza terra e futuro.

Mi viene in mente una serie di considerazioni:

a) Chi sono gli altri Elohim e preposti a quali nazioni?

Se così fosse dovremmo accettare l'ipotesi che gran parte dell'umanità che conta, ovvero gli iniziatori della Storia convenzionalmente riconosciuti (Sumeri, Accadi, Assiri, Babilonesi, Egizi, Fenici e proto-semiti in genere) sia stata 'colonizzata' da alcuni 'dèi' su cui possediamo scarse notizie, deficitiamo di una collocazione cronologica e sappiamo essersi concentrati esclusivamente nel teatro del Middle-Est.

b) Coupe de theatre

A dispetto di quanto potessero sostenere gli altri Elohim più 'alti in grado', spariscono le religioni stellari, solari, matriarcali, naturalistiche e via discorrendo mentre i 'quattro peones' ebrei, dall'uscita di Abramo da Ur fino ad oggi, cubano 40 secoli di affermazione mistica dando il via alle tre cuspidi fideistiche a maggior adesione mondiale: Ebraismo, Cristianesimo e Islam (in rigoroso ordine cronologico).

c) Cui prodest?

E' lecito chiedersi, pertanto, se detti alieni non siano particolarmente sprovveduti oppure dotati di una fortuna sfacciata. Se infatti Yahweh-Elohim era una feccia, con comportamenti da feccia, che pur di affermarsi ha cooptato sotto di lui un popolo da feccia, non si capisce il successo, alti e bassi, di una religio quadrimillenaria.
Non solo.
Possibile che dotati di tutti i mezzi più d'avanguardia - che persino oggi invidieremmo - si siano concentrati su un popolino più che altro avvezzo alle superstizioni e non magari sugli antichissimi Dogon che conoscevano il sistema binario di Sirio A e B? Oppure sulla popolazione misteriosa dei Kappas (P. Kolosimo) probabilmente anch'essa di origine aliena dati i connotati descritti dagli antichi? O perché no sui giganti che invasero il Tassili imprimendo negli occhi degli artisti di zona gli inquietanti dipinti noti al mondo intero?

Allora:

- o non sono imbecilli e tantomeno gli Ebrei
- oppure c'è un bel imprimatur destabilizzante verso il popolino odierno.

O, peggio, si ha l'affermarsi più o meno dicharato di una neo-corrente molto vicina agli allora sostenitori dei Protocolli dei Savi di Sion; sappiamo bene com'è finita.

Lascio alla riflessione ognuno.
E' il sale del confronto tra liberi pensatori.


domenica 22 luglio 2012

Generica considerazione sul 'ruach'


Ecco uno stralcio di intervista a Mauro Biglino:

«Domanda: Parliamo un attimo della questione ufologica legata alla Bibbia. Tu sostieni che dall’Arca dell’Alleanza alla Gloria di Dio, fino ai Cherubini, il linguaggio non faceva altro che riferirsi a dei velivoli appartenenti agli Elohim, alcuni addirittura, forse, privi di pilota. E’ possibile?

Biglino: E’ possibile perché il testo descrive letteralmente e con una certa precisione ciò che facevano quelle macchine volanti e gli effetti prodotti dall’Arca dell’Alleanza. Quindi non solo la filologia ci è d'aiuto ma l’intero contesto ci consente di capire di cosa si parla nei libri in cui sono presenti quegli oggetti: il kevod/ruàch che ti uccide se ti passa vicino; il frastuono assordante, le fiamme e l’alone che ne accompagnano il movimento. I cherubini che hanno sistemi di volo rumorosi e ruote concentriche che turbinano rapidamente emettendo fiamme; volano da soli o in abbinamento col kevod/ruàch; vengono guidati da una persona che ci sta seduta sopra come si sta a cavallo. L’Arca uccide chi la tocca senza le necessarie precauzioni; quando è “carica” viene trasportata stando a distanza dal popolo che la segue; serve per le comunicazioni radio… Insomma la tecnologia è ben presente nel testo biblico. Ci vuole una mente aperta per accettarlo ma l’evidenza pare proprio imporsi da sé nonostante ogni tentativo teologico di mascherarla con chiavi di lettura spiritualiste che però non spiegano la concretezza dei fenomeni descritti.»

Dunque secondo Mauro Biglino il kevod/ruàch rappresenta un determinato tipo di oggetto volante e al fine di dimostrare e avvalorare la sua visione del kevod/ruàch Biglino cita spesso Rashi di Troyes (Commento alla Genesi, Ed. Marietti – Genova 1999 op. cit. anche ne 'Il Dio Alieno della Bibbia'):

«Nel commentare il libro della Genesi, forniva un'immagine molto realistica del «Trono della Gloria di Yahweh», quando diceva che all'origine della creazione...stava sospeso nell'aria e aleggiava sulla superficie delle acque come una colomba sta sospesa sopra il suo nido, e rispondeva al suo comando.
Insomma, anche per questo commentatore ebreo la “gloria” era un qualcosa di esterno a Dio, uno strumento di cui Dio si serviva per spostarsi comandandolo (non pare la descrizione del controllo di un oggetto volante?...)».

Vediamo però cosa riporta esattamente il testo di R. di Troyes:

«E l'alito di Dio aleggiava – Il trono della gloria stava nell'aria e aleggiava sopra la superficie delle acque per mezzo dell'alito della bocca del Santo, benedetto Egli sia, e del suo comando, come una colomba che aleggia sopra il nido.
Il termine esatto: Acoveter in lingua locale» - il tutto a pag. 5

Un'altra traduzione:

«[Questo si riferisce al] Trono di Gloria [che] si trovava nello spazio, librandosi sulla superficie delle acque mediante l'alito di Dio e il Suo comando, come una colomba si libra sopra il suo nido.
Sempre Acoveter in francese...»

Rashi afferma che la gloria di Dio aleggiava sulle acque mediante il suo ruah e il suo comando!

Secondo l'interpretazione di Mauro Biglino dovremmo dire che

- “un'auto si muove tramite l'auto dell'autista e ai suoi comandi”

Chiaramente sarebbe un'affermazione assurda di cui Biglino ne era ben conscio e quindi ha ritenuto opportuno epurare la citazione di Rashi.

Forse solo una distrazione dell'Autore...

La fonte si è presentata sul blog dell'Autore con un nick generico: 'Francesco'; aveva iniziato con Egli un confronto costruttivo. Sembra che alle prime verifiche dei fatti, attraverso competenze di ebraico decisamente più appartenenti, vi sia stata una diatriba che ha invitato la fonte a continuare per la propria strada.

Succede, è il sale della polemica.

martedì 17 luglio 2012

La Gerarchia delle Fonti


Controverse presenze testuali nella bibliografia de 'Il dio alieno della Bibbia' di M. Biglino

La lettura prosegue.
Il capitolo che mi accingo ad affrontare è emblematico. Si tratta di una domanda: 'Lo “Spirito”?' come sottotitolo del più asettico 'Ruach', il Soffio.
È il Respiro di Dio, quello che promana dall'En Soph dopo essersi contemplato nel proprio Nulla (Qabbalah).
Si tratta di uno scontro durissimo anche perché man mano che si avanza si entra nel territorio sempre più appartenente a M. Biglino e lo sforzo per contrastare la visione letterale dovrà essere maggiore di quanto si pensi per due motivi:

  • condizioni grammaticali e lessicali sempre più complesse
  • convinzioni personali sempre più profonde.

Anche questo però è recherche, cioè il rischio di mettersi in gioco.
Per 'ricaricare' le pile prima di entrare nel vivo della diatriba terrò fede a quanto ho già dichiarato all'Autore facendo un salto nella bibliografia, ricca e variegata.
Vi ho scorto dei testi, infatti, che conosco molto bene perché – al contrario del lettering dove mi aggiro 'supportato' – questi sono gli argomenti fondamentali dell'Eterodossia.
Entriamo dunque nel vivo delle recensioni avanguardiste, territorio ben conosciuto da Archeomisterica.

In rigoroso ordine alfabetico incontriamo

  • Custode della Genesi di G. Hancock e R. Bauval.

A che cosa dobbiamo la presenza di CDG (acronimo del Titolo per comodità) nel panorama delle avanguardie archeologiche e soprattutto egittologiche? A quattro motivi fondamentali:

  • un continuum logico con Il Mistero di Orione
  • il tentativo di storicizzare passi importanti di Manetone a proposito dello Zep Tepi e degli Shemsa-Hor (l'Egitto diretto dagli Dèi)
  • la dimostrazione dell'esistenza di una superciviltà, umana!, artefice della Sfinge (Horakty) a monito di un cataclisma probabilmente appartenente a ciclicità da indagare
  • decifrare i comportamenti anomali di Mark Lehner e i suoi trascorsi con la Edgard Cayce Foundation a proposito dell'origine atlantidea del monumento in questione e relative conseguenze.

A chi però sperasse di trovare 'aliens-connection' in CDG rimarrebbe deluso. Si, perché tutte le opere di G. Hancock e soprattutto di R. Bauval vanno in una direzione decisamente opposta: sottolineano e rivendicano l'appartenenza all'Uomo di cotante vette architettoniche e non solo. L'intera opera degli avanguardisti è colma di questa visione. La recherche verte sul chiarimento, eterodosso, di un dilemma atavico: è sostenibile l'origine dell'uomo retrodatata di parecchi milioni di anni e la capacità di aver raggiunto adeguate cognizioni tecnologiche e filosofiche che farebbero di perdute civiltà ante-pleistoceniche vere fondamenta per la civiltà odierna?
Di origine assolutamente umana...
Come a dire che Bauval o Hancock gli Elohim li considererebbero raffigurazioni mitiche di uomini al di sopra della media: uomini visti come Dèi. Uomini, certo; non divinità inventate; ma anche non extraterrestri: il piano è infatti il medesimo. Così come connessioni culturali diversificate nel tempo e tra le civiltà conservano una linea culturale sottesa unica, dunque di presunta provenienza 'divina', sarebbero da smentire attraverso scetticismi più o meno convinti da 'mancanza di prove oggettuali più che oggettive, così le tesi aliene altro non sono se non l'estremo opposto, sostenute da fede più che da oggettuali ed oggettive prove. Indizi probatori, certo: ma di che valore assoluto? In medio stat virtus, recitavano gli Antichi; la medietà in questione è la grandiosità umana. Indiscutibile.
CDG è il testo delle Origini, racconta di una civiltà, l'atlantidea, memore del cataclisma pleistocenico la quale volle lasciare ad imperitura memoria l'avvento del 10500 a.C. in un monumento particolare: Horakty dall'originaria testa di leone in merito al suo orientamento con il sole nel quadrante zodiacale del Leone in contemporanea all'effetto di continuità tra il Nilo e la Via lattea (Nilo Celeste) sull'orizzonte e di concerto all'allineamento dell'asterismo detto Cintura di Orione appartenente all'omonima costellazione con i monumenti della IV Dinastia, ovvero Rostau – 'Il Cancello delle Stelle' – che altro non è se non il trittico piramidale di Al-Jizah, intuizione fenomenale dell'ing. Robert Bauval che troviamo subito dopo il testo appena descritto – in estrema sintesi – dal titolo Il Mistero di Orione. In questo scritto, addirittura, si parla dell'intera vicenda archeo-avanguardista del professionista appassionato, le sue vicende personali in terra d'Egitto, il rapporto con Rudolph Gantembrink e la realizzazione del robot 'Upuaut' -(Colui che apre le Porte) - infilatosi nel 1993 in uno dei condotti di Khufu scoprendo peraltro la famosa 'porta' dalle maniglie di rame e probabilmente non trattasi neanche di porta ma di un primo gate appartenente ad un meccanismo simile ad un risonatore Helmoltz. In seguito si narra della notte 'newtoniana' di Bauval in cui osservando il cielo rimbalzò lo sguardo dalla Cintura al Trittico esclamando, di fatto, l'antonomastico 'eureka' da cui il resto della teoria passata alla storia come TCO, acronimo per 'Teoria della Correlazione con l'Orione', ben conosciuta in assise ortodossa e non solo. I due testi appena citati sono legati a doppia mandata. Vi sono riferimenti al dispotismo di Zahi Hawass, allora Responsabile dei Beni Culturali ed Archeologici d'Egitto ed unico tenutario Direttore della Necropoli Menfita (oggi in carcere dopo il crollo del regime di Mubarak), esternazioni dell'egittologa eterodossa Jane B. Sellers e citazioni da The Serpent in the Sky di John A. West. Insomma l'uno è naturale continuazione dell'altro nonché il principio sancito di una collaborazione tra Hancock e Bauval fino al controverso 'L'Enigma di Marte' dove, peggio che nei precedenti, Hancock utilizza uno strategemma fenomenale: divide il testo in due grandi capitoli, dedicando l'intera parte prima del libro agli AOC (Artificial Origins at Cydonia) ovvero la misteriosa presenza di presunti monumenti marziani in cui, a partire dal Volto (molto simile alla Sfinge, Horakty era anche chiamata Horus il Rosso ed era connessa ai miti del pianeta Marte) ci si dipana in un'area posta a 19,5° N sulla superficie del pianeta in cui – inscritta in una serie di architettoniche anomale per essere considerate esclusivamente naturali – vi sarebbe una codifica appartenente ad ogni scienza sacra umana; anzi: vi sarebbero proprio i parametri della Scienza Sacra.
C'è un però: alla fine della partizione iniziale Hancock sposa la visione della NASA (aldilà di Sagan,. Di Molenaar e Di Pietro, di Carlotto, dell'interessantissimo ed ancora dibattuto rapporto McDaniel) che di fatto smentisce gli AOC e tutta la seconda parte del testo svela la vera intenzione degli Autori: sottolineare il rischio effettivo di catastrofi cicliche individuate dagli Antichi, vissute persino, e solo ipoteticamente solidali con la scomparsa di una presunta civiltà marziana. Ma è un problema, paradossalmente, secondario; l'intento di quel libro è far capire che il sistema di scudo anti-impatto riceve fondi inferiori ad una festa presidenziale USA e al contrario si voglia mettere la 'testa sotto la sabbia ' piuttosto che ammettere la pericolosità del nostro sistema galattico. Di civiltà aliene, addirittura procreatrici e nascoste dietro i miti biblici o del Popol Vuh e via discorrendo, poche se non tracce nulle. Citato anch'esso.
Credendo che fosse stato tralasciato l'imponente caposaldo dell'avanguardia di Hancock eccomi subito smentito: 'Impronte degli Dèi' fa la sua bella figura ma – nel contesto in via di analisi – stona decisamente. 'La Ricerca dell'Inizio e della Fine' come sottotitola Graham Hancock apre e chiude una visione antropologica della storia e del mondo del tutto diversa dalla presentazione convenzionale a cui siamo abituati grazie alle convenzioni dell'Ortodossia; 'convenzioni' col tempo divenute 'convinzioni' spesso aberranti alla luce di osservazioni nuove nel panorama archeologico internazionale. È la storia di un popolo misterioso, di una serie di civiltà sottese ad altre che ne fece da sostrato rivelando il perché di moltissime similitudini filosofiche, religiose, linguistiche e non ultime tecnologiche. La convinzione profonda della Religio Universalis nell'animo e nei ricordi, divenuti mitici e mistici, di ogni abitante questo pianeta. Quasi un eco ancestrale, fossile nella psicologia dell'Uomo che ne alimenta le domande di sempre sull'origine, il perché dell'esistenza e l'oscurità del destino futuro. Alieni, ad onor del vero, niente. Anzi, c'è un passo molto significativo in cui l'Autore cita Maria Reiche la quale, paleontologa, ha impegnato più di 40 anni nello studio delle Linee di Nazca spesso capisaldi di un ufologia 'scontata'. Ebbene il laconico messaggio della studiosa fu:

'se gli alieni dovessero atterrare sulle tracce dell'Altopiano... si insabbierebbero...'.

Le tracce sono infatti profonde una dozzina e poco più di cm e larghe non più di sessanta. Hancock ipotizza che fossero possibili solo con determinata tecnologia e soprattutto grazie all'ipotesi del volo preistorico ma non ad opera di civiltà esoterrestri. No: frutto di un'umanità perduta per motivi catastrofici e della quale, tranne gli indizi probatori rimasti in moltissimi punti del pianeta, non se ne sa più nulla. È questo il trait-d'union dell'intera opera che procede da Il Mistero di Orione e arriva fino al dibattuto, ultimo, Il Codice Egizio di R. Bauval, passando per Civiltà Sommerse e via discorrendo: il Catastrofismo alla base dell'evoluzione antropologica.
Gli Autori sono in pieno accordo con i dettami dell'Eterodossia introdotta da un capolavoro del 1969 ovvero il testo avanguardista per antonomasia che lacerò le vesti ortodosse una volta per tutte: 'Il Mulino di Amleto' dei compianti H. Von Dechend e G. Santillana, citato anch'esso nel testo di M. Biglino.
Passato alla storia come il 'Grande Ripensamento' è un testo fondamentale per capire l'intero processo di revisione che colpì l'assise archeologica internazionale ponendo come domanda assoluta se gli Antichi non fossero più in relazione con la Natura, in special modo con il Cielo, padroneggiando un'astronomia degna della miglior tecnologia odierna sia in campo osservativo terrestre che astronautico. Se fosse possibile ammettere ponti di terra ed allineamenti astronomici base di monumenti incredibili come Tiwanachu o Angkor, allineata con il Draco e se mai queste visioni si connettessero con una più antica visione della storia umana stanca di essere turlupinata dalla speciazione di Mendel o dalla teoria evolutiva di Darwin forse supportata dai rettili di Galàpagos ma seccamente smentita dalla compresenza, convivenza, scontro mortale tra Neanderthanlensis e Cro-Magnon Sapiens dove quest'ultimi, secondo il celebre naturalista, dovrebbero essere posteriori ai primi; invece i primi sono stati persino fotografati in Africa, vivi e vegeti, dal Prof. Homet ('Terra Senza Tempo' - P. Kolosimo – Mursia) con la chiara domanda scritta in volto: 'e adesso...?'.
Una storia umana, dove le proprie vicissitudini ogni uomo le ha vissute in concomitanza con altri uomini e l'origine della sua intelligenza sta nel 'miracolo' della differenziazione della vita ma soprattutto negli insegnamenti provenienti da altri grandissimi uomini spazzati via da circostanze apocalittiche che si perdono nella notte dei tempi di cui si riconosce il vulnus nei miti.
Ma di alieni nemmeno l'ombra.
Forse non vi sarà alcun 'Dio' preposto all'uomo; ma sicuramente è arduo accreditare a tale impegno vaghi 'biocostruttori' dal vago teatro storico, dai comportamenti però assolutamente beceri calati in un contesto orfano di datazione, di cronologia degli eventi.

Un'analisi storica non può prescindere dall'orologio: lo hanno insegnato proprio ne 'Il Mulino' i due docenti ricercatori.
Liberi di citare qualsivoglia opera, è il sale della cultura; ma altrettanto liberi di difenderle da sospette speculazioni letterarie.
È il sale dell'onestà di pensiero.
Intanto si prosegue nell'analisi del testo.

venerdì 13 luglio 2012

Ancora sul 'Kevod' - In risposta alla precisazione di M. Biglino


La differenza sostanziale nei significati di un fonema ebraico la fanno le vocali o la cosiddetta 'vocalizzazione' della quale l'Autore ha parlato spesso ed anche con estrema competenza. Come non citare il primo capoverso all'interno del seguente articolo:


dove si evince l'indiscutibile lavoro filologico dell'Autore?

'Il lavoro di Mauro Biglino sotto l'aspetto filologico è ineccepibile...'

Così P. Magister su Beyul.
Il consiglio è però di leggere l'intero articolo perché rivelatorio di una strategia apparentemente suffragata da un alto prelato gesuita in Santa Sede, addirittura in Specola.

'Ai posteri l'ardua sentenza' (A. Manzoni).

Ciò che interessa in questo contesto, al solito, è lo scontro letterale, nemmeno letterario: la diatriba giocata su uno scacchiere grammaticale dove però le visioni sono diverse. Certo, perché vi sono delle omissioni volute rispetto al meccanismo di traduzione che propone Mauro.

Torniamo al logismo di base.

Kavod : 'onore', 'gloria'

'Col Ha-kavod' - ad esempio - è espressione usata per complimentarsi con qualcuno per il buon effetto e l'altrettanto efficace riuscita di un'azione. Dopodichè:

Kaved: 'pesante'
Koved: 'peso''
Kaved: 'fegato'.
È sempre la stessa radice. Allora perchè non immaginare 'il fegato' inteso come coraggio, intrapredenza o pi semplicemente – in accezione negativa – 'situazione morale pesante'?

È lapalissiano: da una radice 'KVD' si sviluppano differenti vocalizzazioni e quindi diversi significati ed è un fenomeno costante dell'ebraico:

Shalom: 'pace'
Shalem: 'completo'
Lir'ot: 'vedere'
Le'arot: 'mostrare'
Lizcor: 'ricordare'
Leazchir: 'ricordarsi'
Leizacher: 'far ricordare'.

Se si dice K'vod (kevod) e non Kavod vuol dire che non ci si rende conto della forma costrutta che è la modifica vocalica subita dal sostantivo quando precede un altro sostantivo di cui precisa qualcosa. 'Kevod JHVH' 'la gloria di Dio', mentre il sostantivo in assoluto è 'Kavod'.
Ma questo un traduttore ultratrentennale dell'AT dovrebbe saperlo.

Infatti un commento da parte di un ebraista 'in difesa' di Mauro Biglino fa una strana affermazione:

'Tra l' altro nei libri M. Biglino presenta testi tutti rigorosamente non vocalizzati... Come ho già detto qui in altri topic (sul net sto discutendo in 5 forum) le traduzioni che l'Autore proponeva per la San Paolo interlineare sono assolutamente in linea con le Ed. di Rif Mamash e di Rav Segni. Poi, la svolta...'.

Di seguito i riferimenti diretti in lingua ebraica con le versioni diversificate rispetto alla Stuttgartensia in specifico le non vocalizzate masoretiche.

C'è da aggiungere un fatto: M. Biglino porta a pag. 88 del primo libro proprio l'esempio delle diverse allitterazioni del 'kavod' ma con terminologie da 'neofiti', molto semplici e quindi a rischio interpretativo.

Altro quesito derivante da riflessione sul forum di riferimento:

'Ciò che nessuno ha capito o che non vuole capire è la questione:
Che cosa è il testo masoretico se non la versione che gli Ebrei HANNO VOLUTO trasmettere ai Gentili?
Senza la tradizione orale ebraica, in parte confluita nel Talmud, non si può capire nulla e alla tradizione talmudica si accede solo se si conosce perfettamente l'ebraico, l'aramaico, la mentalità ermetica ed il linguaggio talmudico. Naturalmente occorre essere capaci di leggere l'ebraico non vocalizzato, cosa impossibile se non si conosce l'ebraico moderno.'

A coloro che negano l'importanza dell'apporto della tradizione orale chiedo:
la vocalizzazione masoretica non è forse tradizione orale...?
Ci sarà da rispondere in tal senso.
Intanto però sorgono dubbi seri all'orizzonte.
E non quello fideistico.

Qui di seguito i link per trarre le proprie conclusioni da soli. Si riconosce però la necessità di approfondire la grammatica per ovvi motivi di difficoltà oggettiva. Non ultimi quelli rabbinici.




martedì 10 luglio 2012

Photoshop in agguato...

La 'bufala' del razzo egizio (clicca qui)

Aldilà delle traduzioni letterali e degli scontri sui testi, fonema per fonema, siamo costretti a segnalare un clamoroso errore dell'Autore M. Biglino in relazione alla miniatura del presunto 'razzo egizio' scoperto da Michele D'Arcangelo in una miniera della Nubia, articolo riportato peraltro dalla rivista Hera n. 16 dell'Aprile 2001.

Non è infatti assolutamente una scoperta: si tratta al contrario di una contraffazione fotografica che consideriamo di cattivo gusto e irrispettosa verso i lettori dell'opera di Biglino o della rivista Hera.
Consigliamo a Redattori ed Autori, per le prossime volte, di sincerarsi approfonditamente prima di qualsivoglia divulgazione il cui pari primato è da ricercarsi nella scorsa gaffe ministeriale sul 'Tunnel dei neutrini'.

Risposta di Mauro Biglino alla critica sul Kevod

La risposta dell'Autore. 
Volentieri pubblichiamo.

(Mauro Biglino) "I miei lavori sono in continuo divenire quindi i vari miei libri riportano i contenuti allo stadio in cui si trovano. Così come la ricerca ebraica si sviluppa da secoli e non è assolutamente compiuta, anzi, i rabbini continuano a discutere su tutto perché hanno pochissime certezze…

Come ho già anticipato all’autore del post non posso rispondere e seguire tutto quindi riporto qui, per ovvi motivi, SOLO alcuni brani di una lunga analisi pubblicata nella sua versione completa nel libro che esce a novembre.

Nel dizionario di ebraico biblico Strong
[…]

• [kabod]: definizione veloce: “glorioso”,
• da [kabad], propriamente: “pesante, peso” – ma solo figurativamente in senso buono – “splendore o copiosità, onore, onorevole, glorioso”.

[…] secondo il più autorevole dizionario della materia, [kabad], il termine che dà origine a [kabod], significa “pesante, peso” e come estensione “glorioso, onorabile”.

[…]

Nei lessici di lingua accadica, si trovano riferimenti all'esistenza del termine “KABATU”

[…]

KABATU: diventare pesante, diventare difficile, fastidioso, doloroso; diventare importante, onorato, sovrappesare (superare il massimo peso), prevalere; rendere pesante, mostrare rispetto, onorare, esagerare, essere onorato – onorare, adulare

[…]

La cosa che più colpisce è che il riferimento al peso è altamente utilizzato nelle definizioni di questo termine, il che sembra indicare che sia l'utilizzo come “glorioso, onorabile” ad essere una estensione di “avere peso, rendere pesante”, e non il contrario...

[…]

…i dizionari di accadico riportano che “KABATU” era l'accadico per il sumero “DUGUD”

[…]

il Sumerian Lexicon di John Halloran (edizione 2003):

[…]

peso, nuvola, massivo, pesante, difficoltoso, duro.

[…]

… tutti significati che si rifanno a una caratteristica concreta: il peso e la durezza di qualcosa.

Ma cerchiamo in altri lessici.

[…]

…significati di “essere pesante, enorme”, e una estensione a “importante”.
Di gloria non si parla nemmeno qui.
Ma non è finita, perchè c'è una cosa ancora più sorprendente.

[…]

Dunque risalendo all’originale sumero, da cui è derivato l’accadico abbiamo tre definizioni del termine che identificano attributi di peso, non di gloria, e nell’unico caso in cui questo peso è visto di per sé come estensione

[…]

questa estensione non viene da una idea di “grandezza o importanza” ma da qualcosa che “pesa”

[…]

Buona sera."

domenica 8 luglio 2012

Punto a favore di M. Biglino


CITAZIONE
Biglino: “Merahhèfet” (Genesi 1:2) significa “aleggiava, planava”.

Risposta:

'In realtà “merahhèfet” (intensivo con significato causativo) indica la produzione di forti vibrazioni o onde ad altissima frequenza. Che infatti sono all’origine della succesiva immediata produzione della luce. Tutto infatti era “senza forma e invisibile” (v.2) quindi si trattava di energia e per mezzo della luce l’energia diventa massa. Come Einstein confermerà in tempi recenti'

Il Prof. Valla dovrebbe essere più prudente nelle sue, seppur poetiche esegesi, infatti merachèfet

מְרַחֶפֶת

deriva dalle radicali resh het fe

מ ח ף 
che unite al prefisso mem con shewà

מְ  
dall' infinito lerachef

לְרַחֵף  
formano un participio il cui significato è librantesi, aleggiante; lo si desume anche da Deuteronomio 32, 11 dove viene usato lo stesso verbo in yerachef

www.mechon-mamre.org/f/ft/ft0532.htm

יְרַחֵף

כְּנֶשֶׁר יָעִיר קִנּוֹ, עַל-גּוֹזָלָיו יְרַחֵף; {ס} יִפְרֹשׂ כְּנָפָיו יִקָּחֵהוּ, יִשָּׂאֵהוּ עַל-אֶבְרָתוֹ

'l' aquila che sorvola il nido': non credo che ci possano essere in gioco onde ad altissima frequenza a meno che Hashem non volesse 'cuocere le uova'. Per cui la traduzione di Biglino è sicuramente più corretta fermo restando che poi c' è la questione PARDES

www.cabala.org/articoli/pardes.htm

http://forumbiblico.forumfree.it/?t=41853416

Per cui l' ipotesi del Prof Valla non è da scartare ma di sicuro il Prof. Valla non può parlare
atteggiandosi a Rav Rashì.
Un punto a favore di Mauro Biglino.

Critica al concetto di Kevod


Le affermazioni di Mauro Biglino sul flashback presente nel testo 'Il Dio Alieno della Bibbia' inerente il primo suo libro ('IL LIBRO CHE CAMBIERA' PER SEMPRE LE NOSTRE IDEE SULLA BIBBIA') a proposito del 'Kevod', ovvero 'La Gloria di Dio' ci lasciano perplessi. Ma è traduzione letterale quindi ci atteniamo al testo. Purtroppo precedentemente allo 'spelling' dei fonemi Mauro fa un'affermazione gratuita e non argomentata: 'come erroneamente interpretato dai Greci poi seguiti dalla tradizione' quando svela il significato del termine 'kevod' più assimilabile ad 'aereo, TIR, carro armato' comunque 'mezzo pesante' con cui JHVH si spostava assimilando successivamente JHVH, ELOHIM e quindi Dio in barba alle tradizioni conclamate dei periodi cosiddetti 'jahwista' ed 'elohista'.

Di seguito citaz. dal forum 'Consulenza Ebraica', discussione ad opera di un ebraista:

'...vedi :
la pagina è su Esodo XXIV, 16 è tutt' altro : le traduzioni, anche le migliori, sono assai difficoltose.

וַיִּשְׁכֹּן כְּבוֹד-יְהוָה עַל-הַר סִינַי, וַיְכַסֵּהוּ הֶעָנָן שֵׁשֶׁת יָמִים; וַיִּקְרָא אֶל-מֹשֶׁה בַּיּוֹם הַשְּׁבִיעִי, מִתּוֹךְ הֶעָנָן

Esodo 24,16:
'La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube'

Biglino fa un azzardo : Kevod di cui sopra:

כְּבוֹד

è onore, maestà (ovvero kavod כָּבוֹד ma nel costrutto usato diventa kevod)
mentre pesantezza, oggetto grave, etc. è kvedut/kevedut, indubbiamente molto simile:

כְּבֵדוּת

lo trovate in Esodo XIV , 25

וַיָּסַר, אֵת אֹפַן מַרְכְּבֹתָיו, וַיְנַהֲגֵהוּ, בִּכְבֵדֻת; וַיֹּאמֶר מִצְרַיִם, אָנוּסָה מִפְּנֵי יִשְׂרָאֵל--כִּי יְהוָה, נִלְחָם לָהֶם בְּמִצְרָיִם.

'Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento (ovvero, in pesantezza) riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!»'.

Peso è kovèd .

כֹּבֶד

La radice del sostantivo onore, maestà e peso è la stessa, da qui la 'forzatura')
Ciò non toglie che quello che dice Biglino abbia una sua indubbia validità e interesse.'

Fin qui il Forum.

Quello che si chiede Archeomisterica è fino a che punto dette 'forzature' possano essere ascritte ad uno studioso da oltre trent'anni in Edizioni Paoline e non piuttosto ad un progetto di più 'larghe vedute'...