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venerdì 3 agosto 2012

Confutazione sulle riflessioni degli ebraisti statunitensi

Jeff A. Benner, fondatore dell’Ancient Hebrew Research Center, scrive:

“Il pensiero greco vede il mondo attraverso la mente (pensiero astratto), l’antico pensiero ebraico vede il mondo attraverso i sensi (pensiero concreto)…
Il pensiero astratto esprime concetti e idee con modalità che non possono essere viste, toccate, annusate, assapora
te o udite.
Il pensiero astratto è un concetto estraneo alla mente degli antichi Ebrei”.
Afferma inoltre che lingua ebraica nasce scritta sotto forma di segni con significati concreti e non astratti: le astrazioni concettuali sono state poi assegnate col passare del tempo

Jeffrey H. Tigay, membro della Rabbinical Assembly USA, Docente di Lingue e letterature semitiche all’Univ. della Pennsylvania (Philadelphia), scrive:

“Torah is not metaphoric” (non c'è necessità di tradurre)
Così si esprime l'Autore Mauro Biglino.
Così risponde lo scienziato Domenico Rosaci http://www.domenicorosaci.it/joomla1.7/index.php/it/ del quale vi invito a consultarne il sito. Autore de 'Il Sentiero dei Folli' vanta una vasta competenza umanistica in più ambiti oltre alle 70 edizioni personali sulla Intelligenza Artificiale.
Di seguito la sua analisi che volentieri pubblichiamo:

'Fatte salve le ovvie differenze culturali tra popolazioni di origine ellenica e popolazione ebraica, non risulta però che il pensiero umano si sia evoluto in modo diverso nella prime rispetto alla seconda. Il mondo viene percepito attravers
o i sensi dall'uomo di qualunque cultura, e nello stesso tempo l'uomo di qualunque cultura è in grado di elaborare astrazioni. Ciò si è rivelato vero tanto per i Greci quanto per gli Ebrei. Non mi pare abbia molto senso ipotizzare che gli Ebrei, popolazione in origine era nomade, e dedita soprattutto alla pastorizia, potessero fare a meno di basare la loro visione del mondo sui sensi. Ma questo vale anche per gli Elleni, indoeuropei, anch'essi nomadi e di indole guerriera, e dotati di uno spiccatissimo senso pratico funzionale alla loro condizione di esploratori e di guerrieri. Semiti ed Indoeuropei hanno storie culturali così simili, che ormai la tesi più sposata dagli studiosi è che abbiano avuto luoghi d'origine contigui, se non identici, e fasi di espansione assolutamente analoghe. La capacità di astrazione non viene "dopo" la capacità sensoriale. Questo è un punto di vista assai obsoleto, completamente negato dalle moderne neuroscienze. Sappiamo ormai che entrambe le capacità si sono sviluppate di pari passo nell'uomo, e le "idee" non si formano "successivamente" all'esperienza, al contrario. Nella maggior parte dei casi l'uomo prima elabora ipotesi astratte, e poi le "verifica" tramite esperienza, ed in caso di insuccesso elabora altre ipotesi astratte. Nelle fonti scritte, a partire dalle più antiche, la capacità di astrazione, così come il senso pratico, risultano con evidenza sia per gli Ebrei che per gli Elleni. Dire poi che la lingua ebraica "nasce scritta sotto forma di segni con significati concreti" è una contraddizione logica. I segni alfabetici sono la principale dimostrazione delle capacità di astrazione umana, visto che ogni segno "rappresenta" una "classe" di suoni (non esiste un unico modo di pronunciare una "s", ma il segno "s" li rappresenta tutti mediante "astrazione"). Ma in particolare, l'aspetto simbolico è particolarmente presente nell'alfabeto ebraico, dove il segno rappresenta anche il numero, e nella Kaballah le 22 lettere arrivano a rappresentare concetti metafisici estremamente sofisticati (i rami dell'albero sefirotico, manifestazioni della Divinità). La capacità "immaginativa" degli ebrei non è assolutamente seconda, a mio avviso, a quella dei Greci, anzi ne ricalca da vicino le orme. Gli Ebrei anticamente avevano lo stesso Pantheon delle altre tribù semite stanziate in Canaan, e tale Pantheon esprime la capacità di "astrarre" dagli aspetti sensoriali della realtà (cielo, terra, pioggia...) a concetti metafisici "divini" (El, Ashera, Baal,...), esattamente come gli Elleni. L'affermazione che "la Torah non è metaforica" è un non-senso. Ogni linguaggio è intrisecamente metaforico, e si può solo tradurre. Persino un Ebreo "traduce" mentre legge un testo ebraico, o ascolta delle parole in ebraico. Gli uomini non comunicano "cose concrete", ma si servono del linguaggio per veicolare idee, che passano da uomo ad uomo con una certa capacità di "comprensione". Gli Ebrei sono soggetti all'incomprensione e all'incomunicabilità come ogni altra stirpe di esseri umani.'


Ancora una volta ci troviamo di fronte a considerazioni più aderenti agli slogan che alla realtà - anche neuroscientifica - in grado di dimostrare l'operazione 'Dio Alieno' come un progetto di destabilizzazione poco suffragato, però, dalla realtà disciplinare scientifica e antropologica. 
Una pericolosa deriva.