martedì 4 settembre 2012

Discussione tra l'esegeta Avraham e Mauro Biglino

4 settembre 2012 alle 16:46

Io preferirei non usare il termine “verità”, ha più sapore di religione, che di ricerca.

Varie spiegazioni di termini biblici ed interpretazioni che Mauro

ha pubblicato solo recentemente nei suoi libri; anche noi, piccolo gruppo di utenti ebrei israeliani ed italiani del forum biblico ebraico, ne parliamo già da quasi un decennio.

Poi vi è una sostanziale differenza fra noi e Mauro nell’interpretazione di fatti narrati nella Bibbia nel loro complesso. Noi non abbiamo la “necessità ideologica” di attribuire agli extraterrestri l’alta tecnologia di cui ci parla la Bibbia. Questa vi era perché proveniva da un’altra era precedente in cui visse una civiltà molto evoluta e fra l’altro longeva.

“Che poi voi abbiate le necessità ideologica di sostenere che a fare tutto sono stati gli esperti ebrei lo posso anche capire e non entro neppure nel merito.”
“necessità ideologica”?

Ma abbi pazienza, il mondo ebraico è talmente vario e ricco che non può avere e non ha alcuna “necessità ideologica”. La necessità ideologica può averla chi deve portare avanti una determinata ideologia e se gli manca un solo elemento il castello di carta gli casca. L’ebraismo è un castello di ferro e sussiste già da millenni con mille ideologie e porta sempre in testa la ricerca della verità e non la pretesa di avere la verità. Siamo il popolo più antico della terra ed abbiamo subito le prove più atroci della storia, tutti i tentativi di sterminio, di minare le nostre radici e la nostra tradizione sono tutti miseramente falliti.
Ho solo riportato ciò che dice il nostro antico tramandamento orale senza nessuna “necessità ideologica”.

“A me interessa la conferma inequivocabile della validità della mia traduzione su passi tanto controversi e su cui le religioni, la cosiddetta tradizione e certi sedicenti esoteristi hanno costruito tante falsità.”

Molte conferme le può certamente trovare anche nei nostri forums anche da altri utenti, ma non si illuda… troverà anche le inevitabili smentite. La sua “verità” non è poi tanto diversa da quella delle religioni. Lei parla di “senso letterale” della Bibbia, ma la Bibbia non ha un solo senso letterale e per comprenderla è indispensabile studiare il resto della letteratura ebraica ed i costumi del popolo ebraico. Dopo aver trovato una chiave di lettura del testo, ecco ne viene fuori un’altra, tale da averne tante di letture e di sensi letterali. Nella Bibbia ogni parola è interpretabile ancora nel suo strato più basso, cioè il suo presunto senso letterale, poi vengono gli strati successivi, quelli religiosi e teologici.

“Voi lo sapevate mentre IO l’ho ricavato TRADUCENDO i CODICI EBRAICI scritti nell’ebraico che voi dite che io non conosco!.”

Non credo che qualcuno le abbia detto che non conosce l’ebraico. Semplicemente qualcuno ha notato che da come ha riportato la pronuncia di alcune parole le manca una certa dimestichezza, una certa padronanza con la lettura. Se avesse rivisto bene il testo prima di pubblicarlo sicuramente avrebbe evitato simili commenti. Ma ora leggendo il suo libro mi accorgo che di errori o sviste ve ne sono di più gravi di quelli che già le hanno fato notare: a pag 51 del suo libro, nella traduzione di Gen 3.20, riporta la pronuncia del pronome personale הוא con “hiwà”. Cos’è un’integrazione del kerì uctiv? Mi astengo dal commentare per rispetto alla sua persona.

Shalom

lunedì 3 settembre 2012

Un commento di elevata statura

Da parte di Avraham, un ebreo-ebraista di Consulenza Ebraica molto in vista anche negli ambienti esegetici israeliani. Preferisce mantenere un certo 'anonimato' - comprensibile - ma la sua fredda e rispettosa analisi dei testi Biglino merita il post su Confutatio. Leggetelo perché troverete un uomo d'accordo con l'Autore ma solo per certi versi, ua vera guida per addentrarsi nel mondo misterioso della fede ebraica e nella fede in un'umanità antidiluviana altrimenti impossibile da trovare su testi cosiddetti 'positivi'.

Di seguito e con estremo piacere:

" La Bibbia contiene molti segreti e ciò è noto da millenni agli ebrei attraverso i testi della tradizione orale. Alcune delle cose spiegate da Mauro Biglino sono comuni agli ebrei, ma risultano totalmente estranee e sorprendenti ad un pubbli
co non ebraico abituato a leggere la Bibbia dalle traduzioni. Per esempio il termine ebraico “mal’ach” tradotto in italiano con “angelo” ha spesso come soggetto gli essere umani comuni. Sono relativamente pochi i casi in cui il termine “mal’ach” indica apparizioni fuori dal comune. Questo per l’ebreo che legge la Bibbia in ebraico è assolutamente normale. Gli angeli, nell’ebraismo sono anche le azioni divine, che possono essere portate a termine attraverso vari mezzi, fra cui: comuni cittadini, profeti, microorganismi e cose materiali e queste stesse cose sono dette “mala’achim” ovvero “coloro che svolgono un compito”.
Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento.

Nel Talmud non è narrata la favola degli angeli caduti; questi, come testimoniato da vari scritti ebraici antichi, altro non sono che i governanti di quel mondo, detti “shoftim” = “giudici”. Nella Bibbia i cosiddetti “figli di D-o”, che in ebraico l’originale ha: “benè haelohim”, altro non sono che la categoria della classe dirigente. Gli “elohim”, come vuole l’etimologia di questo termine, altro non sono che i “giudici”. Il termine “ben”, in ebraico spesso designa appartenenza oltre che figliolanza. Pertanto i benè haelohim sono coloro che appartengono alla classe degli elohim ovvero dei giudici umani, assolutamente umani.

Su varie cose Mauro ha ragione: la Bibbia, come egli afferma, non è un libro di religione; ma questo discorso, come d’altronde anche altre cose simili che afferma, non riguardano certamentegli ebrei e l’Ebraismo, né la religione ebraica perché questa è quasi sconosciuta e proibisce severamente il proselitismo. Dunque, dato che non ha mai avuto una volontà di divulgazione, i suoi contenuti rimangono ignoti ai più.
L’errore di Mauro, sta nello strumentalizzare alcuni termini biblici per costruirvi, su questi pochi, tutte le sue “teorie”. Altri termini sono stati trattati correttamente da Mauro, altri sono stati di proposito amplificati ed adattati ad un contesto assolutamente inesistente nella Bibbia, altri ancora attribuendogli significati totalmente inventati, se non lui direttamente, attraverso la letteratura che usa da supporto.

Gli ingegneri genetici erano i “refaim” vocalizabile altrimenti con “rofim”=medici, e non gli “elohim”. Questi c’entrano in parte, nell’era prediluviana per l’appoggio a questi concesso come rappresentanti del potere.
Y-H-W-H non è, come dice Mauro, il governatore di una parte del territorio; ma Egli è “konè shammaim waArez” = padrone del Cielo e della Terra, ovvero della totalità dell’Universo.

Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.

Inoltre Mauro commette un comune errore grossolano: Il termine ebraico “Elohim” è nella sua forma più frequente al singolare, un tipo di singolare caratteristico delle lingue semitiche, e non, come egli dice, un plurale riferito ad una classe di extraterrestri. Nella Bibbia sono comuni termine il cui numero singolare è assolutamente indiscusso, come ad esempio “be’alim” e “adonim” ed anche nella forma femminile come per esempio la “behemot” del libro di Giobbe, che è una bestia al singolare e non una classe di bestie. Affermare che “Elohim” sia un plurale anche quando è chiara la forma grammaticale delle parole che lo circondano è ormai un luogo comune. Come anche affermare che Elohim è plurale di El. I due termini derivano da radici assolutamente diverse. Elohim ha il suo singolare che è “eloah”(he finale con mappik), mentre il plurale di “el” è “elim”, termine quest’ultimo che mai è usato per designare il D-o degli ebrei (anche se non sarebbe nemmeno scorretto etimologicamente).
I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne. Ma come detto, l’alta tecnologia, secondo la tradizione ebraica proveniva dalla precedente era prediluviana e non dagli extraterrestri.
Il capitolo sul “satan” Mauro Biglino lo ha egregiamente trattato e su ciò gli faccio i miei migliori complimenti. Non fa una piega; mancano però le citazioni ebraiche ad alto livello.

Leggete bene i libri di Mauro, imparerete tante cose, egli mostra una verità ancora allo stato embrionale anche se piena di errori, poi vedrete che con il vostro impegno ed approfondimento arriverete a comprendere che quell’ “extraterrestre” che vi ha creati è il Solo Creatore dei mondi terrestri ed extraterrestri.
Che la Bibbia contiene un’alta moralità è indubbio per gli ebrei di tutti i tempi. Anche se generalmente gli ebrei non hanno voglia di spiegarsi su questi temi, sono convinto troverete la spiegazione a quegli interrogativi comuni, che non si risolvono certo con l’uso di una traduzione.

Sto leggendo ancora i libri di Mauro Biglino, forse, se saranno graditi, seguiranno altri commenti. Basta però che non vengano liquidati con frasi colme di vittimismo, tipo: ” Biglino è attaccato perché mette in crisi la fede”. Gli ebrei non hanno il problema della crisi della fede, né gli ebrei religiosi, né i non religiosi e… come dice lo stesso Biglino: molte cose che egli scrive le scrivono anche i rabbini.

Shalom "

Strane contraddizioni: 'reah nichoah'

Prendiamo l'esempio:

- reah nichoah

che Biglino legge 

- reah nichochà

Dopo la nostra osservazione ci ha detto che era un errore di stampa sfuggito al controllo. 
Si dà però il caso che detto errore lo ripeta decine di volte anche nelle varie ristampe del libro, segno che è proprio un errore di non conoscenza della lingua ebraica oppure di negligenza delle correzioni (cosa che non consideriamo attendibile) e in tal caso dovrebbe inquietarsi non poco con chi gli corregge le bozze e con l'Editore.

venerdì 3 agosto 2012

Confutazione sulle riflessioni degli ebraisti statunitensi

Jeff A. Benner, fondatore dell’Ancient Hebrew Research Center, scrive:

“Il pensiero greco vede il mondo attraverso la mente (pensiero astratto), l’antico pensiero ebraico vede il mondo attraverso i sensi (pensiero concreto)…
Il pensiero astratto esprime concetti e idee con modalità che non possono essere viste, toccate, annusate, assapora
te o udite.
Il pensiero astratto è un concetto estraneo alla mente degli antichi Ebrei”.
Afferma inoltre che lingua ebraica nasce scritta sotto forma di segni con significati concreti e non astratti: le astrazioni concettuali sono state poi assegnate col passare del tempo

Jeffrey H. Tigay, membro della Rabbinical Assembly USA, Docente di Lingue e letterature semitiche all’Univ. della Pennsylvania (Philadelphia), scrive:

“Torah is not metaphoric” (non c'è necessità di tradurre)
Così si esprime l'Autore Mauro Biglino.
Così risponde lo scienziato Domenico Rosaci http://www.domenicorosaci.it/joomla1.7/index.php/it/ del quale vi invito a consultarne il sito. Autore de 'Il Sentiero dei Folli' vanta una vasta competenza umanistica in più ambiti oltre alle 70 edizioni personali sulla Intelligenza Artificiale.
Di seguito la sua analisi che volentieri pubblichiamo:

'Fatte salve le ovvie differenze culturali tra popolazioni di origine ellenica e popolazione ebraica, non risulta però che il pensiero umano si sia evoluto in modo diverso nella prime rispetto alla seconda. Il mondo viene percepito attravers
o i sensi dall'uomo di qualunque cultura, e nello stesso tempo l'uomo di qualunque cultura è in grado di elaborare astrazioni. Ciò si è rivelato vero tanto per i Greci quanto per gli Ebrei. Non mi pare abbia molto senso ipotizzare che gli Ebrei, popolazione in origine era nomade, e dedita soprattutto alla pastorizia, potessero fare a meno di basare la loro visione del mondo sui sensi. Ma questo vale anche per gli Elleni, indoeuropei, anch'essi nomadi e di indole guerriera, e dotati di uno spiccatissimo senso pratico funzionale alla loro condizione di esploratori e di guerrieri. Semiti ed Indoeuropei hanno storie culturali così simili, che ormai la tesi più sposata dagli studiosi è che abbiano avuto luoghi d'origine contigui, se non identici, e fasi di espansione assolutamente analoghe. La capacità di astrazione non viene "dopo" la capacità sensoriale. Questo è un punto di vista assai obsoleto, completamente negato dalle moderne neuroscienze. Sappiamo ormai che entrambe le capacità si sono sviluppate di pari passo nell'uomo, e le "idee" non si formano "successivamente" all'esperienza, al contrario. Nella maggior parte dei casi l'uomo prima elabora ipotesi astratte, e poi le "verifica" tramite esperienza, ed in caso di insuccesso elabora altre ipotesi astratte. Nelle fonti scritte, a partire dalle più antiche, la capacità di astrazione, così come il senso pratico, risultano con evidenza sia per gli Ebrei che per gli Elleni. Dire poi che la lingua ebraica "nasce scritta sotto forma di segni con significati concreti" è una contraddizione logica. I segni alfabetici sono la principale dimostrazione delle capacità di astrazione umana, visto che ogni segno "rappresenta" una "classe" di suoni (non esiste un unico modo di pronunciare una "s", ma il segno "s" li rappresenta tutti mediante "astrazione"). Ma in particolare, l'aspetto simbolico è particolarmente presente nell'alfabeto ebraico, dove il segno rappresenta anche il numero, e nella Kaballah le 22 lettere arrivano a rappresentare concetti metafisici estremamente sofisticati (i rami dell'albero sefirotico, manifestazioni della Divinità). La capacità "immaginativa" degli ebrei non è assolutamente seconda, a mio avviso, a quella dei Greci, anzi ne ricalca da vicino le orme. Gli Ebrei anticamente avevano lo stesso Pantheon delle altre tribù semite stanziate in Canaan, e tale Pantheon esprime la capacità di "astrarre" dagli aspetti sensoriali della realtà (cielo, terra, pioggia...) a concetti metafisici "divini" (El, Ashera, Baal,...), esattamente come gli Elleni. L'affermazione che "la Torah non è metaforica" è un non-senso. Ogni linguaggio è intrisecamente metaforico, e si può solo tradurre. Persino un Ebreo "traduce" mentre legge un testo ebraico, o ascolta delle parole in ebraico. Gli uomini non comunicano "cose concrete", ma si servono del linguaggio per veicolare idee, che passano da uomo ad uomo con una certa capacità di "comprensione". Gli Ebrei sono soggetti all'incomprensione e all'incomunicabilità come ogni altra stirpe di esseri umani.'


Ancora una volta ci troviamo di fronte a considerazioni più aderenti agli slogan che alla realtà - anche neuroscientifica - in grado di dimostrare l'operazione 'Dio Alieno' come un progetto di destabilizzazione poco suffragato, però, dalla realtà disciplinare scientifica e antropologica. 
Una pericolosa deriva.

giovedì 26 luglio 2012

Ulteriori concetti strumentalizzanti

A pagina 58 del testo 'Il Dio Alieno della Bibbia' dell'Autore Mauro Biglino, si fa riferimento - a proposito dell'analisi sui Nephilìm - ad autori come 'Von Daeniken, HANCOCK, BAUVAL, Faiia, Collins, ecc.' in relazione alla costellazione dell'Orione identificata come possibile luogo di origine degli alieni che intervennero, presuntamente, sul nostro pianeta.

E' la prova diretta dell'arbitrarietà di certe affermazioni in ambito 'sitchiniano'. Rientra perfettamente nella critica di AM portata all'impianto bibliografico dell'Autore in questione.

Hancock e Bauval non hanno mai ipotizzato provenienze aliene.

A riprova vi è l'espressione dello stesso Bauval riportata a pagina 7 dell'ultimo testo 'Il Codice Egizio' editori TEA del 2007 su cortese licenza de Il Corbaccio. Testo che riporto fedelmente. In merito al mistero ancora insoluto sulla connessione stellare della 'bibbia di pietra' come vengono definite in ambito avanguardista le Tre Piramidi di Al-Jizah, egli scrive:

'...e dal momento che questo fondamentale argomento d'indagine è rimasto completamente ignorato per così tanto tempo, non sorprende che RICERCATORI INESPERTI, DILETTANTI, FANATICI, CIARLATANI abbiano sfornato teorie su teorie, alcune semplicemente ridicole, altre FOLLI. Eccone alcune:
- le piramidi furono costruite dagli abitanti (...) di Atlantide
- vennero erette da una civiltà tecnologica ora scomparsa grazie alla levitazione
- erano centrali di energia
- ricevitori elettromagnetici per comunicazioni interstellari
- VENNERO COSTRUITE DAGLI ALIENI...'

Per Bauval sono solo ed esclusivamente 'specchio del Duat' e prova indiscutibile delle capacità d'indagine astronomica degli Antichi forti della conoscenza profonda inerente i meccanismi Precessionali; per Hancock, stessa visione, esiste ulteriormente la possibilità di connessione con superciviltà provenienti dalla perduta Atlantide e dunque di esistenza di quest'ultima. Rimangono i 'soliti' come Von Daeniken e in parte Colin Wilson.

E' inaccettabile da parte di Autori quotati distorcere a proprio uso testi che dichiarano fermamente la propria linea di pensiero. La gerarchia delle fonti è una cosa seria. L'onestà intellettuale anche. (AM)

lunedì 23 luglio 2012

Un dubbio...

Durante la Conferenza di Ancona del 3 marzo 2012, me presente in prima fila (registrazione vocale effettuata) l'Autore M. Biglino affermò, nel corso di una risposta ad una domanda sorta tra gli astanti, l'inadeguatezza dell'Elohim Yahweh rispetto ai suoi colleghi preposti ad altre nazioni presentandolo come un arrivista il quale, conscio della sua pochezza, avrebbe potuto al massimo incantare - in sostanza - quattro cialtroni di pastori senza terra e futuro.

Mi viene in mente una serie di considerazioni:

a) Chi sono gli altri Elohim e preposti a quali nazioni?

Se così fosse dovremmo accettare l'ipotesi che gran parte dell'umanità che conta, ovvero gli iniziatori della Storia convenzionalmente riconosciuti (Sumeri, Accadi, Assiri, Babilonesi, Egizi, Fenici e proto-semiti in genere) sia stata 'colonizzata' da alcuni 'dèi' su cui possediamo scarse notizie, deficitiamo di una collocazione cronologica e sappiamo essersi concentrati esclusivamente nel teatro del Middle-Est.

b) Coupe de theatre

A dispetto di quanto potessero sostenere gli altri Elohim più 'alti in grado', spariscono le religioni stellari, solari, matriarcali, naturalistiche e via discorrendo mentre i 'quattro peones' ebrei, dall'uscita di Abramo da Ur fino ad oggi, cubano 40 secoli di affermazione mistica dando il via alle tre cuspidi fideistiche a maggior adesione mondiale: Ebraismo, Cristianesimo e Islam (in rigoroso ordine cronologico).

c) Cui prodest?

E' lecito chiedersi, pertanto, se detti alieni non siano particolarmente sprovveduti oppure dotati di una fortuna sfacciata. Se infatti Yahweh-Elohim era una feccia, con comportamenti da feccia, che pur di affermarsi ha cooptato sotto di lui un popolo da feccia, non si capisce il successo, alti e bassi, di una religio quadrimillenaria.
Non solo.
Possibile che dotati di tutti i mezzi più d'avanguardia - che persino oggi invidieremmo - si siano concentrati su un popolino più che altro avvezzo alle superstizioni e non magari sugli antichissimi Dogon che conoscevano il sistema binario di Sirio A e B? Oppure sulla popolazione misteriosa dei Kappas (P. Kolosimo) probabilmente anch'essa di origine aliena dati i connotati descritti dagli antichi? O perché no sui giganti che invasero il Tassili imprimendo negli occhi degli artisti di zona gli inquietanti dipinti noti al mondo intero?

Allora:

- o non sono imbecilli e tantomeno gli Ebrei
- oppure c'è un bel imprimatur destabilizzante verso il popolino odierno.

O, peggio, si ha l'affermarsi più o meno dicharato di una neo-corrente molto vicina agli allora sostenitori dei Protocolli dei Savi di Sion; sappiamo bene com'è finita.

Lascio alla riflessione ognuno.
E' il sale del confronto tra liberi pensatori.


domenica 22 luglio 2012

Generica considerazione sul 'ruach'


Ecco uno stralcio di intervista a Mauro Biglino:

«Domanda: Parliamo un attimo della questione ufologica legata alla Bibbia. Tu sostieni che dall’Arca dell’Alleanza alla Gloria di Dio, fino ai Cherubini, il linguaggio non faceva altro che riferirsi a dei velivoli appartenenti agli Elohim, alcuni addirittura, forse, privi di pilota. E’ possibile?

Biglino: E’ possibile perché il testo descrive letteralmente e con una certa precisione ciò che facevano quelle macchine volanti e gli effetti prodotti dall’Arca dell’Alleanza. Quindi non solo la filologia ci è d'aiuto ma l’intero contesto ci consente di capire di cosa si parla nei libri in cui sono presenti quegli oggetti: il kevod/ruàch che ti uccide se ti passa vicino; il frastuono assordante, le fiamme e l’alone che ne accompagnano il movimento. I cherubini che hanno sistemi di volo rumorosi e ruote concentriche che turbinano rapidamente emettendo fiamme; volano da soli o in abbinamento col kevod/ruàch; vengono guidati da una persona che ci sta seduta sopra come si sta a cavallo. L’Arca uccide chi la tocca senza le necessarie precauzioni; quando è “carica” viene trasportata stando a distanza dal popolo che la segue; serve per le comunicazioni radio… Insomma la tecnologia è ben presente nel testo biblico. Ci vuole una mente aperta per accettarlo ma l’evidenza pare proprio imporsi da sé nonostante ogni tentativo teologico di mascherarla con chiavi di lettura spiritualiste che però non spiegano la concretezza dei fenomeni descritti.»

Dunque secondo Mauro Biglino il kevod/ruàch rappresenta un determinato tipo di oggetto volante e al fine di dimostrare e avvalorare la sua visione del kevod/ruàch Biglino cita spesso Rashi di Troyes (Commento alla Genesi, Ed. Marietti – Genova 1999 op. cit. anche ne 'Il Dio Alieno della Bibbia'):

«Nel commentare il libro della Genesi, forniva un'immagine molto realistica del «Trono della Gloria di Yahweh», quando diceva che all'origine della creazione...stava sospeso nell'aria e aleggiava sulla superficie delle acque come una colomba sta sospesa sopra il suo nido, e rispondeva al suo comando.
Insomma, anche per questo commentatore ebreo la “gloria” era un qualcosa di esterno a Dio, uno strumento di cui Dio si serviva per spostarsi comandandolo (non pare la descrizione del controllo di un oggetto volante?...)».

Vediamo però cosa riporta esattamente il testo di R. di Troyes:

«E l'alito di Dio aleggiava – Il trono della gloria stava nell'aria e aleggiava sopra la superficie delle acque per mezzo dell'alito della bocca del Santo, benedetto Egli sia, e del suo comando, come una colomba che aleggia sopra il nido.
Il termine esatto: Acoveter in lingua locale» - il tutto a pag. 5

Un'altra traduzione:

«[Questo si riferisce al] Trono di Gloria [che] si trovava nello spazio, librandosi sulla superficie delle acque mediante l'alito di Dio e il Suo comando, come una colomba si libra sopra il suo nido.
Sempre Acoveter in francese...»

Rashi afferma che la gloria di Dio aleggiava sulle acque mediante il suo ruah e il suo comando!

Secondo l'interpretazione di Mauro Biglino dovremmo dire che

- “un'auto si muove tramite l'auto dell'autista e ai suoi comandi”

Chiaramente sarebbe un'affermazione assurda di cui Biglino ne era ben conscio e quindi ha ritenuto opportuno epurare la citazione di Rashi.

Forse solo una distrazione dell'Autore...

La fonte si è presentata sul blog dell'Autore con un nick generico: 'Francesco'; aveva iniziato con Egli un confronto costruttivo. Sembra che alle prime verifiche dei fatti, attraverso competenze di ebraico decisamente più appartenenti, vi sia stata una diatriba che ha invitato la fonte a continuare per la propria strada.

Succede, è il sale della polemica.