Questo è lo 'studioso' Demontis e la sua terza e distaccata versione della storia. A furia di leggere i libri di Z. Sitchin si perde il senso della realtà. Oppure si torna a tristi momenti della Storia umana in cui altri dementi costruirono storie ad hoc per giustificare massacri e pulizia etnica, vedi gli scritti falsi di Montesquieu, gli articoli di Civiltà Cattolica e i famigerati Protocolli di Sion.
Non fa onore alla 'Recherche' un personaggio simile.
Abbiamo postato una sua analisi perché interessante. Alla luce di certa mentalità lasceremo il suo articolo ma non posteremo mai più alcunché perché oltretutto lesivo dell'immagine di 'Confutatio':
" il popolo ebraico é un popolo nato e cresciuto rubando e mentendo.
Ha rubato le mitologie e i personaggi precedenti, ha falsificato la
storia e le dottrine religiose, falsifica e crea costrutti linguistici.
Segni di ciò rimangono in gente come Cochav che scrive "tutte le
mitologie derivano dalla bibbia". D'altronde cosa aspettarsi da un
popolo che si vanta di essere discendente da Israele, il Giacobbe che
rubò con l' inganno prima l' eredità e poi la primogenitura del
fratello?
Chiudo salutandovi, sperando che sia definitivamente e che abbiate cose più importanti di cui occuparvi.
Alex
Qui il forum dove accertarvi direttamente del modus cogitandi di questo personaggio inqualificabile:
http://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=63840746&st=180
sabato 10 novembre 2012
mercoledì 31 ottobre 2012
Dovuta precisazione e modifica del titolo
Il titolo del blog 'Confutatio' è stato giustamente corretto in 'Critica Sistematica alla teoria di Mauro Biglino' al posto dello scorso 'Critica Sistematica a Mauro Biglino' poiché quest'ultimo di estrazione personalistica e soggettiva, apparentemente mirato alla persona di Mauro Biglino.
Lungi da 'Confutatio' un comportamento di questo tipo, ribadendo la nostra avversione alle idee e alle teorie dell'Autore ma rimarcandone - poiché conosciuto personalmente - la sua gentilezza e la sua disponibilità anche alle critiche più serrate abbiamo ritenuto doveroso strutturare il titolo in questa maniera.
Grazie.
AME - Confutatio
Lungi da 'Confutatio' un comportamento di questo tipo, ribadendo la nostra avversione alle idee e alle teorie dell'Autore ma rimarcandone - poiché conosciuto personalmente - la sua gentilezza e la sua disponibilità anche alle critiche più serrate abbiamo ritenuto doveroso strutturare il titolo in questa maniera.
Grazie.
AME - Confutatio
sabato 20 ottobre 2012
La risposta di Consulenza Ebraica al Demontis
E questa è la risposta di Avraham alla critica portata dal Demontis. Le citazioni del Demontis vengono rappresentate in corsivo.
Di seguito, estrapolata dal Forum di Consulenza Ebraica integralmente:
Di seguito, estrapolata dal Forum di Consulenza Ebraica integralmente:
Riscrivo
la mia risposta in modo più completo citando direttamente dalla
fonte che hai citato (rispondendo a Pintore):
CITAZIONE
4)Anche
solo per analogia tra lingue semitiche, qualsiasi Arabo sa che
"allah" è plurale grammaticalmente, ma non si sognerebbe
mai di tradurlo al plurale
Risposta:
purtroppo per il sig. Pintore anche qui é presente un grossolano
errore, per non dire una menzogna bella e buona.
Il nome Allah ha due etimologie, ancora nessuna delle due certa, e
nessuna delle due ipotizza una morfologia con numero plurale. La
teoria più diffusa indica Allah come unione di due morfemi arabi: AL
(articolo determinativo,numero singolare, genere maschile) + ILAH
(nome univoco, genere maschile, numerosingolare) il quale ha altre
due forme: la duale = ILAHAIN, e la plurale = AALIHAH. La seconda
teoria invece, che sta prendendo piede negli ultimi anni, vuole Allah
derivante dal siriaco Alaha, sempre di numero singolare e genere
maschile. Il falso problema della 'pluralità' di Allah viene da
alcuni commentari (come quello di Sam Shamoun) che fanno notare come
nelle varie sure, in alcune frasi ipoteticamente o certamente
pronunciate da Allah, vengano utilizzati pronomi e aggettivi
posessivi plurali. Potrebbe esserci un ragionevole dubbio se nelle
sure Allah parlasse di se SEMPRE al plurale, ma non è così,come
leggiamo per esempio in questi versi:
“Glory
be to Him Who made His servant to go on a night from the Sacred
Mosque to theremote mosque of which We have blessed the precincts, so
that We may show to HIM some of Our signs; surely He is the Hearing,
the Seeing.” S. 17:1 Shakir
"
per non dire una menzogna bella e buona".
Il
nome الله
(Allàh),
come si può notare dalla doppia lamed, esso è chiaramente
l'abbreviazione di أللهم
(allahum)
equivalente all'ebraico "Elohim". إِلٰه
(ilàh)
ha una sola lamed ed è l'equivalente all'ebraico "El",
poco convincente dunque far derivare الله
(Allàh)
da إِلٰه
(ilàh)
come combinazione articolata dato i contesti grammaticali in cui si
trova .
CITAZIONE
5)il
verbo usato è "merakefet" tradotto comunemente con
"aleggiava" In realtà la radice indica un'azione di
terribile vibrazione di movimento, atta a provocare un cambiamento.
Comunemente un uccello che batte violentemente le ali a protezione
del nido è "merakef”
Risposta:
il sig. Pintore deve illustrare dove ha trovato l' indicazione di una
idea di vibrazione che causi cambiamento. I lessici attestano il
significato di 'aleggiare – muoversi sopra – sorvolare', l'
utilizzo che poi se ne fa non può invalidare (ma tutt' al più
completare)il significato relazionale del termine.
Non
capisco dove sia il problema? Lo stesso Biglino nel suo libro "Il
dio alieno della bibbia" ammette il senso di "vibrare"
(pag.42). A questo punto se lo faccia spiegare da lui.
CITAZIONE
Veniamo
adesso a due critiche mosse da tale Avraham, riconosciuto nel blog in
questione come un critico attento, competente ed onesto. Egli fa
importanti ammissioni al lavoro di Biglino, ma poi si ferma a
scrivere ancora sul termine Elohim.
1)Il
termine ebraico Elohim è nella sua forma più frequente al singolare
Risposta:
a parte una evidente confusione tra forma e utilizzo, infatti la
forma(morfologia) del termine Elohim é di per se sempre purale
inquanto presente il suffisso plurale -im, questa frase stride con la
dichiarazione del Pintore: “il termine Elohim è sempre singolare”.
Dobbiamo deciderci: Elohim, nei suoi utilizzi (e non nella forma) é
sempre singolare o solo 'più frequentemente' singolare?
L'autore,
parlando del termine "Elohim" riconosce che il suo uso
corrente è al singolare pur affermando che la forma del termine è
plurale. Noi abbiamo dimostrato linguisticamente che le desinenze
plurali in ebraico non indicano sempre il numero, ma spesso indicano
astrazione, intensità o indefinibilità. L'autore non ha speso
nessuna parola sulla caratteristica di plurale intensivo ed
indefinito così spesso usati nella letteratura ebraica. Pare che,
secondo questo autore, esistano solamente plurali che indicano il
numero. Noi abbiamo spesso citato in questo forum e nel forum
biblico, molti esempi di termini che hanno apparentemente desinenze
plurali, ma che non sono affatto dei plurali, nel senso che questi
non indicano il numero, ma l'intensità di un singolare.
Ecco
alcuni esempi di nomi astratti che hanno la stessa desinenza del
plurale:
מגורים
כיפורים
מדנים
מלואים
מראשות
מרירות
ניאופים
נפתולים
אמונים
זנונים
חיים
חררים
כריתות
עלומים
נעורים
זקונים
דודים
סדרים
סליחות
פטורים
שיכולים
שילומים
שימורים
שעשועים
תאונים
תעתועים
בהמות
תמים
Per
esempio in Gen. 6:9 è scritto che Noè era un uomo giusto e integro.
Il termine "integro" in ebraico è "tamim" ed ha
desinenza "im". Tale desinenza ha una forma simile al
plurale, ma è chiaramente un singolare. Ma, inutile dirlo, nessuno
può essere interessato ad attribuire a Noè una pluralità.
Per
altri termini e spiegazioni sui vari generi di "plurali"
(se così si possono chiamare) rimando alla discussione Plurale
Maiestatico in terza persona?
CITAZIONE
2)Non
si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare
una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole
conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come
venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici
che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque
rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa
alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui
noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.
Risposta:
Avendo assistito a una sua conferenza e visionato molti dei suoi
video posso affermare che il Biglino ha invece sempre parlato del
processo interpretativo e dei suoi 4livelli, come ha anche sempre
sostenuto di soffermarsi di proposito sul livello più 'basso'.La sua
scelta é pienamente giustificata e coerente perchè egli non vuole
interpretare il testo ma tradurlo, quindi (osservazione mia) rimanere
più vicino al significato relazionale dei termini. Quando si
analizza un testo, o più genericamente una lingua, il significato
più certo é sempre quello del livello più basso e meno
interpretativo. Una interpretazione é per sua definizione l'
adattamento di un significato al contesto, quindi una
specializzazione del modo di utilizzare un termine, ma non può e non
deve mai avere più valore del suo significato (o dei suoi
significati, in caso ve ne sia più di uno) più intrinseco e meno
specializzato
L'autore
evidentemente non sa che in ebraico il livello più basso si presta a
più letture dettate da più di una tradizione orale. Vero è invece
che il significato etimologico di molti termini ebraici lo si deduce
proprio dal contesto e in molti casi nemmeno il contesto è
perfettamente chiaro (Segue l'esempio nella risposta al prossimo
quote).
Per
inciso: Biglino non fa altro che adattare alcuni termini ad un
contesto da lui stesso creato ed assolutamente inesistente nella
Bibbia.
CITAZIONE
Es
2):
“vayomer
elohim naseh adam besalmenu kidmutenu”
=
va-yo-mer (yo = terza persona, tempo futuro, in questo caso -mar/mer
indica numero singolare – mru avrebbe indicato numero plurale) +
eloah (nome univoco genere maschile) + im (numero plurale) +n-aseh (n
= prima persona plurale tempo futuro) + adam (nome univoco maschile
singolare) + be (locativo, qui ha il significato 'con') + selem (nome
univoco genere femminile numero singolare) + nu (aggettivo possessivo
numero plurale, prima persona) +ki (qualitativo) + demoth (nome
univoco genere femminile numero singolare) + nu(aggettivo possessivo
numero plurale, prima persona)In questa frase Elohim é
morfologicamente plurale, con un significato plurale, un utilizzo
singolare, autoreferentesi con elementi grammaticali tutti plurali.
Evidentemente
l'autore non fa caso ad un'altra possibile lettura riportata anche in
un'altra tradizione orale che legge il testo tutto al singolare:
נעשה
oltre
che "na'assè" è leggibile anche al nifal terza persona
singolare "na'assà" e di conseguenza: bizlomennu
kedamotennu.
CITAZIONE
In
questa seconda frase quindi é Elohim stesso (singolare) a dichiarare
una pluralità (n-aseh / salme-nu / dmute-nu) relativa a se stesso.
Cioè Elohim dà di se stesso un SIGNIFICATO OPERAZIONALE plurale,
perché utilizza i verbi in numero plurale.
L'autore
in questo caso non sta leggendo il testo ma lo sta interpretando
perché anche se leggiamo "na'assè" al plurale, il
soggetto si sta solo esprimendo al plurale che non vuol dire che chi
parla è una pluralità, né che chi cui si sta rivolgendo sia del
suo stesso genere. C'è infatti una tradizione che dice che l'uomo fu
creato nel quinto giorno come corpo animale, poi successivamente il
suo corpo venne modificato ed infatti la radice "עשה"
esprime l'aggiunta di una caratteristica o una modifica a qualcosa
già creata prima. La caratteristica è la donazione della ragione e
questo può anche essere espresso con il verbo ledamot al piel o
anche all'hifil con la decadenza della "he"
nell'interpretazione al singolare. Il plurale (se così si vuole
interpretare) si rivolge (secondo la tradizione) al padre e la madre
che mettendo al mondo i loro figli donano loro l'educazione che
consiste nello sviluppo della ragione.
Shalom
Critica del Demontis
Di Alessandro Demontis, volentieri pubblichiamo.
Si tratta di una critica ai madrelingua ebrei che scrivono su questo blog ma soprattutto su Consulenza Ebraica.
Il Demontis, appassionato sostenitore di Z. Sitchin e di Mauro Biglino, introduce un'analisi tecnica dell'esegesi che invitiamo a leggere. Dopodiché pubblicheremo anche le risposte degli uomini di Consulenza Ebraica ed in particolare di Avraham.
Di seguito, interamente ripreso da Scribd.it:
Si tratta di una critica ai madrelingua ebrei che scrivono su questo blog ma soprattutto su Consulenza Ebraica.
Il Demontis, appassionato sostenitore di Z. Sitchin e di Mauro Biglino, introduce un'analisi tecnica dell'esegesi che invitiamo a leggere. Dopodiché pubblicheremo anche le risposte degli uomini di Consulenza Ebraica ed in particolare di Avraham.
Di seguito, interamente ripreso da Scribd.it:
ANALISI
DI ALCUNE CRITICHE LINGUISTICHE
Vorrei
spendere qualche pagina per esaminare dei commenti di improvvisati
critici
linguistici
al lavoro dell' autore Mauro Biglino, non per difendere l' autore,
che ben si
difende
da solo, ma per fare chiarezza su alcune vicende a mio avviso molto
pericolose.
Viviamo
nell' era di Internet in cui la gente, specialmente i giovani,
preferisce cercare
nel
motore di ricerca e fermarsi al primo documento che trova piuttosto
che andare a
verificare,
approfondire ed esaminare. In un contesto simile, la diffusione di
false
informazioni
si dimostra particolarmente dannosa per l' altrui formazione,
portando a un
impoverimento
personale e collettivo. In un mondo in cui qualcosa non è reputata
vera se
non
è su Internet, e in cui più si è citati o pubblicizzati su
Internet più si é considerati
'autorevoli',
le mosse di alcuni critici di pubblicare e ripubblicare le loro
bestialità in
piattaforme
web ad alta diffusione crea un danno non da poco.
Dunque
reputo mio dovere, in quanto appassionato di linguistica e di linque,
cercare di
chiarire
alcune delle vicende che reputo più grossolanamente trattate e
potenzialmente più
dannose.
Premetto
che quanto espresso in queste pagine è la mia idea, basata sui miei
studi, e in
nessun
modo collegata all' idea espressa dal Biglino. Se le mie parole qui
possono
risultare
una sua 'difesa' é perchè le critiche mosse al suo lavoro vengono
confutate, con
ciò
che ne consegue; ma queste pagine sono una 'analisi della critica' e
non una 'difesa
nei
contronti dell' autore'.
Prima
di addentrarci nell' argomento in se, occorre stabilire alcune
definizioni
necessarie
per comprendere un discorso di analisi linguistica:
MORFOLOGIA:
è la parte della grammatica o della linguistica che ha per oggetto
lo
studio
della struttura grammaticale delle parole e che ne stabilisce la
classificazione e
l'appartenenza
a determinate categorie.
Esaminare
la FORMA di una parola significa quindi dividerla in MORFEMI (le
parti più
elementari)
e identificarne funzione e caratteristiche.
Esempio:
parola
=
dentale
morfemi
=
dent + al + e (dent = radice per l' apparato masticatore + al =
morfema che
implica
l' aggettivazione di un nome + e = morfema che definisce numero e
genere della
parola)
SIGNIFICATO:
é il valore intrinseco espresso dalla morfologia di una parola, esso
può
essere
di diversi tipi, ma comunemente si intende con questo termine il
concetto espresso
dalla
parola, più propriamente chiamato 'significato relazionale'.
UTILIZZO:
E' il 'significato operazionale' di una parola o di un morfema,
indica il modo
in
cui una parola viene utilizzata per innescare operazioni mentali che
riconducano a un
significato
relazionale
Esempio:
parola:
cane
significato
relazionale (significato):
appartenente alla razza dei canidi
significato
operazionale (utilizzo)
: 'sei un cane!' utilizzo che causa una operazione
mentale
di paragone al significato relazionale della parola (si paragona un
uomo a un
appartenente
alla razza dei canidi)
Fatte
queste necessarie premesse, possiamo entrare nel merito dell' analisi
linguistica e
concettuale.
L'
autre Biglino sostiene, elencando una serie di motivazioni, che il
termine ebraico
biblico
Elohim esprima una collettività di individui (dei quali non ci
interessa stabilire la
natura
umana o meno) e che, quando questo termine é utilizzato per
descrivere Yahweh,
indichi
uno tra i tanti Elohim.
E'
chiaro dunque che secondo l' autore il termine Elohim abbia una
valenza (significato
relazionale)
plurale (collettività) ed un utilizzo a volte singolare e a volte
plurale.
Analizziamo
il termine linguisticamente.
Morfologia:
Elohim
é composto dal morfema Eloh + il morfema IM; nella grammatica
ebraica il
morfema
IM indica un plurale. Il morfema Eloh si legge in realtà Eloah e
costituisce un
nome
univoco maschile.
Morfologicamente
quindi Elohim é composto da:
-
un nome
univoco maschile
-
un
morfema indicante numero plurale
Significato
relazionale (significato):
Essendo
presente il numero plurale di un nome, il significato relazionale
della parola
Elohim
é:
'Eloah
in una quantità pari a o maggiore di due'
Significato
operazionale (utilizzo):
varia
a seconda degli elementi grammaticali in gioco intorno alla parola.
Sono
attestati nella Bibbia utilizzi del termine accompagnati sia da
elementi
grammaticali
che definiscono un numero singolare sia da elementi grammaticali che
definiscono
un numero plurale.
Es
1): “Elohim
bara” =
eloah (nome univoco di genere maschile) + im (numero plurale)
+
bara (costruzione verbale alla terza persona singolare)
In
questa frase Elohim é morfologicamente plurale, ha un significato
plurale, ma un
utilizzo
singolare
Es
2): “vayomer
elohim naseh adam besalmenu kidmutenu” =
va-yo-mer (yo = terza
persona,
tempo futuro, in questo caso -mar/mer indica numero singolare – mru
avrebbe
indicato
numero plurale) + eloah (nome univoco genere maschile) + im (numero
plurale) +
n-aseh
(n = prima persona plurale tempo futuro) + adam (nome univoco
maschile
singolare)
+ be (locativo, qui ha il significato 'con') + selem (nome univoco
genere
femminile
numero singolare) + nu (aggettivo possessivo numero plurale, prima
persona) +
ki
(qualitativo) + demoth (nome univoco genere femminile numero
singolare) + nu
(aggettivo
possessivo numero plurale, prima persona)
In
questa frase Elohim é morfologicamente plurale, con un significato
plurale, un utilizzo
singolare,
autoreferentesi con elementi grammaticali tutti plurali. In questa
seconda frase
quindi
é Elohim stesso (singolare) a dichiarare una pluralità (n-aseh /
salme-nu / dmutenu)
relativa
a se stesso. Cioè Elohim dà di se stesso un SIGNIFICATO
OPERAZIONALE
plurale,
perchè utilizza i verbi in numero plurale.
Veniamo
ora alle critiche.
Tale
Ettore Pintore scrive:
1)
Già se si parla di Elohim come di un sostantivo plurale, si dimostra
di non
conoscere
nulla di ebraico.
Risposta:
a non conoscere l' ebraico sembra essere il sig. Pintore che non sa
che
Elohim
é morfologicamente plurale
2)
La desinenza in "im" è plurale solo in apparenza, in
quanto il termine Elohim è
sempre
singolare
Risposta:
il sig. Pintore non sa che in linguistica e in grammatica non esiste
la 'pluralità
in
apparenza', ma solo la pluralità. Il 'numero' dei nomi non é
soggettivo. Inoltre
memorizziamo
per adesso che il sig. Pintore afferma che Elohim é sempre singolare
(non
chiarisce
però se intende che ha una forma singolare, un significato
singolare, o un utilizzo
singolare)
3)
Tradurre al plurale significa non conoscere l'ebraico. A prova di ciò
sta il fatto che il
primo
verso della Bibbia sice: Bereshit barà elohimn et hashammaim veet
haaretz". In
principio
creò il Legislatore Supremo, il cielo e la terra". Il verbò
"barà" è al singolare,
mentre
se fosse stato al plurale sarebbe stato "barù". Si tratta
di una nota regola di
grammatica
ebraica che non si conosce o che fa comodo non conoscere
Risposta:
il sig. Pintore non può prendere della grammatica quel che gli piace
e scartare
quel
che non gli piace. La presenza di n- nell' esempio 2, attaccato al
verbo asah (fare),
indica
inequivocabilmente un plurale prima persona, quindi “facciamo”.
La presenza nello
stesso
passo di ben 4 morfemi di numero plurale ( -im, n-, -nu, -nu) indica
che siamo di
fronte
a una molteplicità di individui. E' una regola LINGUISTICA che
trascende la lingua
utilizzata,
e che chiunque abbia un minimo di cognizioni linguistiche DEVE
conoscere.
4)
Anche solo per analgia tra linguen semitiche, qualsiasi Arabo sa che
"allah" è
plurale
grammaticalmente, ma non si sognerebbe mai di tradurlo al plurale
Risposta:
purtroppo per il sig. Pintore anche qui é presente un grossolano
errore, per
non
dire una menzogna bella e buona. Il nome Allah ha due etimologie,
ancora nessuna
delle
due certa, e nessuna delle due ipotizza una morfologia con numero
plurale. La teoria
più
diffusa indica Allah come unione di due morfemi arabi: AL (articolo
determinativo,
numero
singolare, genere maschile) + ILAH (nome univoco, genere maschile,
numero
singolare)
il quale ha altre due forme: la duale = ILAHAIN, e la plurale =
AALIHAH. La
seconda
teoria invece, che sta prendendo piede negli ultimi anni, vuole Allah
derivante dal
siriaco
Alaha, sempre di numero singolare e genere maschile. Il falso
problema della
'pluralità'
di Allah viene da alcuni commentari (come quello di Sam Shamoun) che
fanno
notare
come nelle varie sure, in alcune frasi ipoteticamente o certamente
pronunciate da
Allah,
vengano utilizzati pronomi e aggettivi posessivi plurali. Potrebbe
esserci un
ragionevole
dubbio se nelle sure Allah parlasse di se SEMPRE al plurale, ma non è
così,
come
leggiamo per esempio in questi versi:
“Glory
be to Him Who made His servant to go on a night from the Sacred
Mosque to the
remote
mosque of which We have blessed the precincts, so that We may show to
HIM
some
of Our signs; surely He is the Hearing, the Seeing.” S. 17:1 Shakir
5)
il verbo usato è "merakefet" tradotto comunemente con
"aleggiava" In realtà la
radice
indica un'azione di terribile vibrazione di movimento, atta a
provocare un
cambiamento.
Comunemente un uccello che batte violentemente le ali a protezione
del
nido
è "merakef”
Risposta:
il sig. Pintore deve illustrare dove ha trovato l' indicazione di una
idea di
vibrazione
che causi cambiamento. I lessici attestano il significato di
'aleggiare – muoversi
sopra
– sorvolare', l' utilizzo che poi se ne fa non può invalidare (ma
tutt' al più completare)
il
significato relazionale del termine.
6)
leggere "ruah" come macchina o veicolo" è una
forzatura di un vocabolo
completamente
avulso dai suoi significati e dal suo cntesto. Non vi è nulla di più
fuorviante,
in ebraico, che prendere un'espressione, toglierla dal suo contesto
storico,
temporale,
grammaticale e di luogo e darle un significato che potrebbe anche
essere vero
ma
che può generare dei falsi clamorosi
Risposta:
Senza entrare nel merito del significato relazionale del termine
Ruach
(derivante
da una radice non più in uso e di etimologia incerta), mi preme solo
sottolineare
che
nel processo di traduzione di una lingua, e dei termini che la
compongono, le regole
della
lingua sottostanno alle regole linguistiche. Cosa intendo con
questo... per poter dire
di
aver tradotto un termine, si deve iniziare dal suo sigificato
relazionale intrinseco, e
vedere
se si adatta a tutti i contesti in cui il termine compare. NON si fa
il contrario, cioè i
significati
operazionali specifici dei contesti NON necessariamente devono essere
validi in
tutti
i contesti, perchè sono appunto estensioni nate per contesti
specifici. Il sig. Pintore fa
una
notevole confusione tra contesto e grammatica. La grammatica é
indipendente dal
contesto.
L' interpretazione (perchè quando si hanno più contesti si parla di
interpretazione
e
non di traduzione) di un termine può solo aggiungere significati o
'specializzare' i
significati
di un termine, ma non eliminarli. Dunque una lettura di significato
relazionale di
un
termine NON può creare dei falsi, solo la sua interpretazione a
livello di significato
operazionale
può farlo. Se si dovesse dimostrare che il significato relazionale
di Ruach
fosse
un oggetto materiale, come sostiene Biglino, questo non causerebbe
nessun falso.
Il
gestore del sito di critica, cercando di spiegare le sue critiche
alle traduzioni a un
utente
di nome Marc, fa un esempio:
Confutatio:
Se
traducessi letteralmente il tuo nome - senza tenere conto del
contesto - potrei
tranquillamente
allitterare 'Marc' a 'Marca' e quindi 'brand': a questo punto tu non
sei più
tu:
sei un marchio. E' evidente che una traduzione letterale
decontestualizzata non ha
senso
alcuno
Risposta:
L' alliterazione avviene solo all' inizio delle parole e solo in
numero di parole
pari
a o maggiore di due. Parlare di alliterazione all' interno di una
parola non ha senso. L'
esempio
fatto da Confutatio é una emerita 'castroneria castrante' (questa
si, è una
alliterazione).
Veniamo
adesso a due critiche mosse da tale Avraham, riconosciuto nel blog in
questione
come un critico attento, competente ed onesto. Egli fa importanti
ammissioni al
lavoro
di Biglino, ma poi si ferma a scrivere ancora sul termine Elohim.
1)
Il termine ebraico Elohim è nella sua forma più frequente al
singolare
Risposta:
a parte una evidente confusione tra forma e utilizzo, infatti la
forma
(morfologia)
del termine Elohim é di per se sempre purale inquanto presente il
suffisso
plurale
-im, questa frase stride con la dichiarazione del Pintore: “il
termine Elohim è
sempre
singolare”. Dobbiamo deciderci: Elohim, nei suoi utilizzi (e non
nella forma) é
sempre
singolare o solo 'più frequentemente' singolare?
2)
Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per
interpretare una
letteratura
così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la
tradizione
orale
ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati
nell’antichità i termini
biblici
che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque
rimangono
realmente
per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa
assolutamente
indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il
linguaggio
per
leggere la Bibbia.
Risposta:
Avendo assistito a una sua conferenza e visionato molti dei suoi
video posso
affermare
che il Biglino ha invece sempre parlato del processo interpretativo e
dei suoi 4
livelli,
come ha anche sempre sostenuto di soffermarsi di proposito sul
livello più 'basso'.
La
sua scelta é pienamente giustificata e coerente perchè egli non
vuole interpretare il
testo
ma tradurlo, quindi (osservazione mia) rimanere più vicino al
significato relazionale
dei
termini. Quando si analizza un testo, o più genericamente una
lingua, il significato più
certo
é sempre quello del livello più basso e meno interpretativo. Una
interpretazione é per
sua
definizione l' adattamento di un significato al contesto, quindi una
specializzazione del
modo
di usare un termine, ma non può e non deve mai avere più valore del
suo significato
(o
dei suoi significati, in caso ve ne sia più di uno) più intrinseco
e meno specializzato.
Questa
regola é specchio del normale processo di evoluzione di una lingua.
Qualsiasi
lingua
ha al suo comparire una struttura semplice e termini con significati
meno precisi (=
meno
specializzati) ma più rigidi. Per esprimere frasi precise in una
lingua simile é
doveroso
utilizzare un maggior numero di termini, man mano che la lingua
acquisisce
specializzazione,
sarà necessario un sempre minor numero di termini perchè ognuno di
questi
termini sarà più specializzato. E' una nozione ben nota a chi si
occupa di
glottologia.
Un
esempio 'da manuale' di questo fenomeno é il termine inglese arcaico
'steorfan /
steorfen'
dal significato relazionale di 'morire'. Questo, col passare dei
secoli, si é
specializzato
in 'starve' con significato operazionale di 'morire di fame', al
contempo
subendo
una modifica morfologica, cioè la perdita del morfema -an/-en
descrittiva di molti
verbi
arcaici inglesi. Un esempio che invece non mostra modifica
morfologica ma solo
semantica
operazionale é il verbo 'to wax', che in inglese arcaico aveva il
significato
relazionale
di 'aumentare' e che nel tempo ha assunto significato operazionale di
'evolversi'.
I due significati possono sembrare coincidenti ad una analisi
superficiale, ma il
primo
significato, quello relazionale, indica un cambiamento in 'quantità'
(aumentare),
mentre
il secondo, quello operazionale, indica un mutamento in 'qualità'
(evolversi). Ecco
un
esempio di ogni utilizzo:
-
He
waxeth angry =
la sua collera aumenta
-
I
cannot afford waxing feelings for her =
non posso permettermi che i miei
sentimenti
per lei si evolvano (es: si trasformino da affetto ad amore)
In
conclusione possiamo affermare che le critiche esaminate sono
linguisticamente
fallaci,
e rese ancora più gravi perchè spesso accompagnate da esclamazioni
denigratorie
nei
riguardi della capacità traduttiva dell' Autore.
Nota:
questo articolo verrà periodicamente aggiornato nel caso nuove
critiche o nuovi
sviluppi
di quelle analizzate dovessero evidenziare ulteriori mancanze dal
punto di vista
linguistico.
martedì 4 settembre 2012
Discussione tra l'esegeta Avraham e Mauro Biglino
4 settembre 2012 alle 16:46
Io preferirei non usare il termine “verità”, ha più sapore di religione, che di ricerca.
Varie spiegazioni di termini biblici ed interpretazioni che Mauro
Io preferirei non usare il termine “verità”, ha più sapore di religione, che di ricerca.
Varie spiegazioni di termini biblici ed interpretazioni che Mauro
ha pubblicato solo recentemente nei suoi libri; anche noi, piccolo
gruppo di utenti ebrei israeliani ed italiani del forum biblico ebraico,
ne parliamo già da quasi un decennio.
Poi vi è una sostanziale differenza fra noi e Mauro nell’interpretazione di fatti narrati nella Bibbia nel loro complesso. Noi non abbiamo la “necessità ideologica” di attribuire agli extraterrestri l’alta tecnologia di cui ci parla la Bibbia. Questa vi era perché proveniva da un’altra era precedente in cui visse una civiltà molto evoluta e fra l’altro longeva.
“Che poi voi abbiate le necessità ideologica di sostenere che a fare tutto sono stati gli esperti ebrei lo posso anche capire e non entro neppure nel merito.”
“necessità ideologica”?
Ma abbi pazienza, il mondo ebraico è talmente vario e ricco che non può avere e non ha alcuna “necessità ideologica”. La necessità ideologica può averla chi deve portare avanti una determinata ideologia e se gli manca un solo elemento il castello di carta gli casca. L’ebraismo è un castello di ferro e sussiste già da millenni con mille ideologie e porta sempre in testa la ricerca della verità e non la pretesa di avere la verità. Siamo il popolo più antico della terra ed abbiamo subito le prove più atroci della storia, tutti i tentativi di sterminio, di minare le nostre radici e la nostra tradizione sono tutti miseramente falliti.
Ho solo riportato ciò che dice il nostro antico tramandamento orale senza nessuna “necessità ideologica”.
“A me interessa la conferma inequivocabile della validità della mia traduzione su passi tanto controversi e su cui le religioni, la cosiddetta tradizione e certi sedicenti esoteristi hanno costruito tante falsità.”
Molte conferme le può certamente trovare anche nei nostri forums anche da altri utenti, ma non si illuda… troverà anche le inevitabili smentite. La sua “verità” non è poi tanto diversa da quella delle religioni. Lei parla di “senso letterale” della Bibbia, ma la Bibbia non ha un solo senso letterale e per comprenderla è indispensabile studiare il resto della letteratura ebraica ed i costumi del popolo ebraico. Dopo aver trovato una chiave di lettura del testo, ecco ne viene fuori un’altra, tale da averne tante di letture e di sensi letterali. Nella Bibbia ogni parola è interpretabile ancora nel suo strato più basso, cioè il suo presunto senso letterale, poi vengono gli strati successivi, quelli religiosi e teologici.
“Voi lo sapevate mentre IO l’ho ricavato TRADUCENDO i CODICI EBRAICI scritti nell’ebraico che voi dite che io non conosco!.”
Non credo che qualcuno le abbia detto che non conosce l’ebraico. Semplicemente qualcuno ha notato che da come ha riportato la pronuncia di alcune parole le manca una certa dimestichezza, una certa padronanza con la lettura. Se avesse rivisto bene il testo prima di pubblicarlo sicuramente avrebbe evitato simili commenti. Ma ora leggendo il suo libro mi accorgo che di errori o sviste ve ne sono di più gravi di quelli che già le hanno fato notare: a pag 51 del suo libro, nella traduzione di Gen 3.20, riporta la pronuncia del pronome personale הוא con “hiwà”. Cos’è un’integrazione del kerì uctiv? Mi astengo dal commentare per rispetto alla sua persona.
Shalom
Poi vi è una sostanziale differenza fra noi e Mauro nell’interpretazione di fatti narrati nella Bibbia nel loro complesso. Noi non abbiamo la “necessità ideologica” di attribuire agli extraterrestri l’alta tecnologia di cui ci parla la Bibbia. Questa vi era perché proveniva da un’altra era precedente in cui visse una civiltà molto evoluta e fra l’altro longeva.
“Che poi voi abbiate le necessità ideologica di sostenere che a fare tutto sono stati gli esperti ebrei lo posso anche capire e non entro neppure nel merito.”
“necessità ideologica”?
Ma abbi pazienza, il mondo ebraico è talmente vario e ricco che non può avere e non ha alcuna “necessità ideologica”. La necessità ideologica può averla chi deve portare avanti una determinata ideologia e se gli manca un solo elemento il castello di carta gli casca. L’ebraismo è un castello di ferro e sussiste già da millenni con mille ideologie e porta sempre in testa la ricerca della verità e non la pretesa di avere la verità. Siamo il popolo più antico della terra ed abbiamo subito le prove più atroci della storia, tutti i tentativi di sterminio, di minare le nostre radici e la nostra tradizione sono tutti miseramente falliti.
Ho solo riportato ciò che dice il nostro antico tramandamento orale senza nessuna “necessità ideologica”.
“A me interessa la conferma inequivocabile della validità della mia traduzione su passi tanto controversi e su cui le religioni, la cosiddetta tradizione e certi sedicenti esoteristi hanno costruito tante falsità.”
Molte conferme le può certamente trovare anche nei nostri forums anche da altri utenti, ma non si illuda… troverà anche le inevitabili smentite. La sua “verità” non è poi tanto diversa da quella delle religioni. Lei parla di “senso letterale” della Bibbia, ma la Bibbia non ha un solo senso letterale e per comprenderla è indispensabile studiare il resto della letteratura ebraica ed i costumi del popolo ebraico. Dopo aver trovato una chiave di lettura del testo, ecco ne viene fuori un’altra, tale da averne tante di letture e di sensi letterali. Nella Bibbia ogni parola è interpretabile ancora nel suo strato più basso, cioè il suo presunto senso letterale, poi vengono gli strati successivi, quelli religiosi e teologici.
“Voi lo sapevate mentre IO l’ho ricavato TRADUCENDO i CODICI EBRAICI scritti nell’ebraico che voi dite che io non conosco!.”
Non credo che qualcuno le abbia detto che non conosce l’ebraico. Semplicemente qualcuno ha notato che da come ha riportato la pronuncia di alcune parole le manca una certa dimestichezza, una certa padronanza con la lettura. Se avesse rivisto bene il testo prima di pubblicarlo sicuramente avrebbe evitato simili commenti. Ma ora leggendo il suo libro mi accorgo che di errori o sviste ve ne sono di più gravi di quelli che già le hanno fato notare: a pag 51 del suo libro, nella traduzione di Gen 3.20, riporta la pronuncia del pronome personale הוא con “hiwà”. Cos’è un’integrazione del kerì uctiv? Mi astengo dal commentare per rispetto alla sua persona.
Shalom
lunedì 3 settembre 2012
Un commento di elevata statura
Da parte di Avraham, un ebreo-ebraista di Consulenza Ebraica molto in vista anche negli ambienti esegetici israeliani. Preferisce mantenere un certo 'anonimato' - comprensibile - ma la sua fredda e rispettosa analisi dei testi Biglino merita il post su Confutatio. Leggetelo perché troverete un uomo d'accordo con l'Autore ma solo per certi versi, ua vera guida per addentrarsi nel mondo misterioso della fede ebraica e nella fede in un'umanità antidiluviana altrimenti impossibile da trovare su testi cosiddetti 'positivi'.
Di seguito e con estremo piacere:
" La Bibbia contiene molti segreti e ciò è noto da millenni agli ebrei attraverso i testi della tradizione orale. Alcune delle cose spiegate da Mauro Biglino sono comuni agli ebrei, ma risultano totalmente estranee e sorprendenti ad un pubbli
Di seguito e con estremo piacere:
" La Bibbia contiene molti segreti e ciò è noto da millenni agli ebrei attraverso i testi della tradizione orale. Alcune delle cose spiegate da Mauro Biglino sono comuni agli ebrei, ma risultano totalmente estranee e sorprendenti ad un pubbli
co non ebraico abituato a leggere
la Bibbia dalle traduzioni. Per esempio il termine ebraico “mal’ach”
tradotto in italiano con “angelo” ha spesso come soggetto gli essere
umani comuni. Sono relativamente pochi i casi in cui il termine
“mal’ach” indica apparizioni fuori dal comune. Questo per l’ebreo che
legge la Bibbia in ebraico è assolutamente normale. Gli angeli,
nell’ebraismo sono anche le azioni divine, che possono essere portate a
termine attraverso vari mezzi, fra cui: comuni cittadini, profeti,
microorganismi e cose materiali e queste stesse cose sono dette
“mala’achim” ovvero “coloro che svolgono un compito”.
Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento.
Nel Talmud non è narrata la favola degli angeli caduti; questi, come testimoniato da vari scritti ebraici antichi, altro non sono che i governanti di quel mondo, detti “shoftim” = “giudici”. Nella Bibbia i cosiddetti “figli di D-o”, che in ebraico l’originale ha: “benè haelohim”, altro non sono che la categoria della classe dirigente. Gli “elohim”, come vuole l’etimologia di questo termine, altro non sono che i “giudici”. Il termine “ben”, in ebraico spesso designa appartenenza oltre che figliolanza. Pertanto i benè haelohim sono coloro che appartengono alla classe degli elohim ovvero dei giudici umani, assolutamente umani.
Su varie cose Mauro ha ragione: la Bibbia, come egli afferma, non è un libro di religione; ma questo discorso, come d’altronde anche altre cose simili che afferma, non riguardano certamentegli ebrei e l’Ebraismo, né la religione ebraica perché questa è quasi sconosciuta e proibisce severamente il proselitismo. Dunque, dato che non ha mai avuto una volontà di divulgazione, i suoi contenuti rimangono ignoti ai più.
L’errore di Mauro, sta nello strumentalizzare alcuni termini biblici per costruirvi, su questi pochi, tutte le sue “teorie”. Altri termini sono stati trattati correttamente da Mauro, altri sono stati di proposito amplificati ed adattati ad un contesto assolutamente inesistente nella Bibbia, altri ancora attribuendogli significati totalmente inventati, se non lui direttamente, attraverso la letteratura che usa da supporto.
Gli ingegneri genetici erano i “refaim” vocalizabile altrimenti con “rofim”=medici, e non gli “elohim”. Questi c’entrano in parte, nell’era prediluviana per l’appoggio a questi concesso come rappresentanti del potere.
Y-H-W-H non è, come dice Mauro, il governatore di una parte del territorio; ma Egli è “konè shammaim waArez” = padrone del Cielo e della Terra, ovvero della totalità dell’Universo.
Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.
Inoltre Mauro commette un comune errore grossolano: Il termine ebraico “Elohim” è nella sua forma più frequente al singolare, un tipo di singolare caratteristico delle lingue semitiche, e non, come egli dice, un plurale riferito ad una classe di extraterrestri. Nella Bibbia sono comuni termine il cui numero singolare è assolutamente indiscusso, come ad esempio “be’alim” e “adonim” ed anche nella forma femminile come per esempio la “behemot” del libro di Giobbe, che è una bestia al singolare e non una classe di bestie. Affermare che “Elohim” sia un plurale anche quando è chiara la forma grammaticale delle parole che lo circondano è ormai un luogo comune. Come anche affermare che Elohim è plurale di El. I due termini derivano da radici assolutamente diverse. Elohim ha il suo singolare che è “eloah”(he finale con mappik), mentre il plurale di “el” è “elim”, termine quest’ultimo che mai è usato per designare il D-o degli ebrei (anche se non sarebbe nemmeno scorretto etimologicamente).
I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne. Ma come detto, l’alta tecnologia, secondo la tradizione ebraica proveniva dalla precedente era prediluviana e non dagli extraterrestri.
Il capitolo sul “satan” Mauro Biglino lo ha egregiamente trattato e su ciò gli faccio i miei migliori complimenti. Non fa una piega; mancano però le citazioni ebraiche ad alto livello.
Leggete bene i libri di Mauro, imparerete tante cose, egli mostra una verità ancora allo stato embrionale anche se piena di errori, poi vedrete che con il vostro impegno ed approfondimento arriverete a comprendere che quell’ “extraterrestre” che vi ha creati è il Solo Creatore dei mondi terrestri ed extraterrestri.
Che la Bibbia contiene un’alta moralità è indubbio per gli ebrei di tutti i tempi. Anche se generalmente gli ebrei non hanno voglia di spiegarsi su questi temi, sono convinto troverete la spiegazione a quegli interrogativi comuni, che non si risolvono certo con l’uso di una traduzione.
Sto leggendo ancora i libri di Mauro Biglino, forse, se saranno graditi, seguiranno altri commenti. Basta però che non vengano liquidati con frasi colme di vittimismo, tipo: ” Biglino è attaccato perché mette in crisi la fede”. Gli ebrei non hanno il problema della crisi della fede, né gli ebrei religiosi, né i non religiosi e… come dice lo stesso Biglino: molte cose che egli scrive le scrivono anche i rabbini.
Shalom "
Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento.
Nel Talmud non è narrata la favola degli angeli caduti; questi, come testimoniato da vari scritti ebraici antichi, altro non sono che i governanti di quel mondo, detti “shoftim” = “giudici”. Nella Bibbia i cosiddetti “figli di D-o”, che in ebraico l’originale ha: “benè haelohim”, altro non sono che la categoria della classe dirigente. Gli “elohim”, come vuole l’etimologia di questo termine, altro non sono che i “giudici”. Il termine “ben”, in ebraico spesso designa appartenenza oltre che figliolanza. Pertanto i benè haelohim sono coloro che appartengono alla classe degli elohim ovvero dei giudici umani, assolutamente umani.
Su varie cose Mauro ha ragione: la Bibbia, come egli afferma, non è un libro di religione; ma questo discorso, come d’altronde anche altre cose simili che afferma, non riguardano certamentegli ebrei e l’Ebraismo, né la religione ebraica perché questa è quasi sconosciuta e proibisce severamente il proselitismo. Dunque, dato che non ha mai avuto una volontà di divulgazione, i suoi contenuti rimangono ignoti ai più.
L’errore di Mauro, sta nello strumentalizzare alcuni termini biblici per costruirvi, su questi pochi, tutte le sue “teorie”. Altri termini sono stati trattati correttamente da Mauro, altri sono stati di proposito amplificati ed adattati ad un contesto assolutamente inesistente nella Bibbia, altri ancora attribuendogli significati totalmente inventati, se non lui direttamente, attraverso la letteratura che usa da supporto.
Gli ingegneri genetici erano i “refaim” vocalizabile altrimenti con “rofim”=medici, e non gli “elohim”. Questi c’entrano in parte, nell’era prediluviana per l’appoggio a questi concesso come rappresentanti del potere.
Y-H-W-H non è, come dice Mauro, il governatore di una parte del territorio; ma Egli è “konè shammaim waArez” = padrone del Cielo e della Terra, ovvero della totalità dell’Universo.
Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.
Inoltre Mauro commette un comune errore grossolano: Il termine ebraico “Elohim” è nella sua forma più frequente al singolare, un tipo di singolare caratteristico delle lingue semitiche, e non, come egli dice, un plurale riferito ad una classe di extraterrestri. Nella Bibbia sono comuni termine il cui numero singolare è assolutamente indiscusso, come ad esempio “be’alim” e “adonim” ed anche nella forma femminile come per esempio la “behemot” del libro di Giobbe, che è una bestia al singolare e non una classe di bestie. Affermare che “Elohim” sia un plurale anche quando è chiara la forma grammaticale delle parole che lo circondano è ormai un luogo comune. Come anche affermare che Elohim è plurale di El. I due termini derivano da radici assolutamente diverse. Elohim ha il suo singolare che è “eloah”(he finale con mappik), mentre il plurale di “el” è “elim”, termine quest’ultimo che mai è usato per designare il D-o degli ebrei (anche se non sarebbe nemmeno scorretto etimologicamente).
I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne. Ma come detto, l’alta tecnologia, secondo la tradizione ebraica proveniva dalla precedente era prediluviana e non dagli extraterrestri.
Il capitolo sul “satan” Mauro Biglino lo ha egregiamente trattato e su ciò gli faccio i miei migliori complimenti. Non fa una piega; mancano però le citazioni ebraiche ad alto livello.
Leggete bene i libri di Mauro, imparerete tante cose, egli mostra una verità ancora allo stato embrionale anche se piena di errori, poi vedrete che con il vostro impegno ed approfondimento arriverete a comprendere che quell’ “extraterrestre” che vi ha creati è il Solo Creatore dei mondi terrestri ed extraterrestri.
Che la Bibbia contiene un’alta moralità è indubbio per gli ebrei di tutti i tempi. Anche se generalmente gli ebrei non hanno voglia di spiegarsi su questi temi, sono convinto troverete la spiegazione a quegli interrogativi comuni, che non si risolvono certo con l’uso di una traduzione.
Sto leggendo ancora i libri di Mauro Biglino, forse, se saranno graditi, seguiranno altri commenti. Basta però che non vengano liquidati con frasi colme di vittimismo, tipo: ” Biglino è attaccato perché mette in crisi la fede”. Gli ebrei non hanno il problema della crisi della fede, né gli ebrei religiosi, né i non religiosi e… come dice lo stesso Biglino: molte cose che egli scrive le scrivono anche i rabbini.
Shalom "
Strane contraddizioni: 'reah nichoah'
Prendiamo l'esempio:
- reah nichoah
che Biglino legge
- reah nichochà
Dopo la nostra osservazione ci ha detto che era un errore di stampa sfuggito al controllo.
Si dà però il caso che detto errore lo ripeta decine di volte anche nelle varie ristampe del libro, segno che è proprio un errore di non conoscenza della lingua ebraica oppure di negligenza delle correzioni (cosa che non consideriamo attendibile) e in tal caso dovrebbe inquietarsi non poco con chi gli corregge le bozze e con l'Editore.
- reah nichoah
che Biglino legge
- reah nichochà
Dopo la nostra osservazione ci ha detto che era un errore di stampa sfuggito al controllo.
Si dà però il caso che detto errore lo ripeta decine di volte anche nelle varie ristampe del libro, segno che è proprio un errore di non conoscenza della lingua ebraica oppure di negligenza delle correzioni (cosa che non consideriamo attendibile) e in tal caso dovrebbe inquietarsi non poco con chi gli corregge le bozze e con l'Editore.
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