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lunedì 15 aprile 2013

Neo - Evemerismo - II Parte



Sempre di Fabio Marino. La seconda parte del precedente articolo volentieri pubblichiamo.        

 Nella parte precedente abbiamo iniziato ad analizzare alcune dissonanze che inducono a pensare che la “revisione” di cui è oggetto la Bibbia da parte di giovani esperti ha poco a che vedere con un neo-evemerismo, ma è solo una mitopoiesi moderna. In questa seconda parte, entriamo un po’ più in dettaglio, ed è altresì opportuno segnalare che la trattazione sarà volutamente di carattere generale e non approfondita (ma comunque piuttosto accurata), per facilitare la scorrevolezza del testo. Da ultimo, verranno esposte teorie certamente scientifiche ed accreditate in campo internazionale, ma che non necessariamente e in tutti i casi riflettono il mio pensiero. E cominciamo dalle fonti che vengono utilizzate per avvalorare talune idee –diciamo così- un pochino azzardate. Iniziamo subito col dire che l’idea di un “Dio” o di “Dèi” che fossero in realtà extraterrestri non è nuova, né originale. Infatti, risale al 1973 (sic!) la fondazione,  da parte di un ex-giornalista,  Claude Vorilhon, rinominatosi Rael, di un movimento a carattere religioso e “settario”. 

Secondo il suo racconto, Vorilhon sarebbe stato contattato da un rappresentante di una civiltà extraterrestre, gli Elohim (quando si dice la coincidenza…), il 13 dicembre 1973, nel cratere di un vulcano spento vicino a Clermont-Ferrand. L’evoluzione del Raelismo, ovviamente, non ci interessa in questa sede; ma è la prova che un’idea-madre nasce 40 anni fa su basi presuntamente rivelate, e dà la stura ad una serie di argomentazioni ed affinamenti al riguardo. Basti pensare che l'affermazione cardine dei Raeliani e dei loro emuli attuali sarebbe che il genere umano (e solo esso) sia stato artificialmente creato 25 mila anni fa da esseri provenienti da un altro mondo; in linea puramente teorica, una tecnologia sufficientemente sviluppata potrebbe essere in grado di compiere una tale attività di ingegneria genetica. Peccato, però, che le moderne scoperte biomolecolari rivelino una stretta affinità del genere umano in buona  sostanza con ogni organismo vivente sulla Terra, e nel suo genoma non siano presenti segni di alterazione genetica. 
Ma la cosa interessante è che i moderni pseudo esegeti, del tutto digiuni di lavori imponenti sulla storia del popolo ebraico, dell’ebraismo e della sua letteratura basino le loro costruzioni “bizzarre” su alieni ed extraterrestri non sui testi più antichi, ma sul testo masoretico. Parliamo, quindi (e sia detto a chiare lettere) di un testo composto, edito e diffuso da un gruppo di ebrei noto come Masoreti fra il primo e il X secolo d.C.


In altre parole, laddove i più prudenti fra gli esegeti biblici collocano la redazione pressoché definitiva della Bibbia nel periodo della cattività babilonese (a partire dal 587 a.C.), costoro traducono (spesso arbitrariamente ed in maniera errata, sintatticamente, etimologicamente e semioticamente) testi SUCCESSIVI di  OLTRE quindici secoli, con tutto ciò che ne consegue: alterazioni dei copisti, errori dei medesimi, aggiustamenti in corso d’opera, modificazione di termini dell’ebraico antico, e, last but not least, perdita dell'effettiva pronuncia vocalizzata delle parole. Come è possibile leggere “addirittura” in Wikipedia: “Nel corso del tempo si sono sviluppate differenze nella sillabazione e nella pronuncia non solo tra le scuole della Palestina e di Babilonia (differenze già notate nel III secolo) ma nelle varie sedi d'insegnamento di ogni paese. In Babilonia la scuola di Sura differiva da quella di Nehardea; differenze simili esistevano nelle scuole della Palestina, dove la principale sede d'insegnamento negli ultimi tempi era la città di Tiberiade. Queste differenze devono essersi accentuate con l'introduzione dei segni grafici per la pronuncia e cantillazione; e ogni località, seguendo la tradizione della sua scuola, aveva un codice standard che includeva le sue letture (il grassetto è mio).” Un ulteriore, significativo esempio è il famoso tetragramma YHWH (comunemente letto dai non ebrei come Jahvè), la cui lettura REALE è ormai sconosciuta agli stessi Ebrei, che al suo posto da tempo immemorabile e per rispetto al nome di Dio leggono Adonai, come nel famoso “Shemà Israel (שמע ישראל)”: (“שמע ישראל י*ה*ו*ה אלהינו י*ה*ו*ה אחד”, e cioè: “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno”. La frase contiene proprio il Tetragramma יה*ו*ה, come detto non pronunciabile, e quindi viene letta "Shema' Ysrael, Ado-nai Eloheinu, Ado-nai ehad".
          Ma arriviamo alla “vexata quaestio” di El, Eloha, Elohim e variazioni sul tema, e, visto che ci siamo, cerchiamo anche di identificare questo “alieno” di nome Jahvè. Vi va di imbarcarvi in un viaggio che, per la necessaria tirannia dello spazio, sarà superficiale e limitato, ma spero illuminante? Partiamo, allora!
Innanzi tutto, chi erano gli Ebrei? Da dove venivano? Qual era la loro religione originale? Contrariamente a quel che normalmente si pensa, e cioè che il popolo ebraico abbia attraversato una prolungata fase di nomadismo a partire dall’alta Mesopotamia (segnatamente, con ogni probabilità, da Harran) fino a giungere alla Palestina, per poi   spostarsi in Egitto in epoca ancora imprecisata (ma comunque intorno ai primi secoli del II millennio a.C.), i ritrovamenti archeologici più recenti assegnano agli Ebrei un’origine meno “avventurosa”. Essi, in effetti, avrebbero fatto parte proprio del popolo  cananeo, con cui  condividono molte cose, a  partire (in una fase diciamo “proto-ebraica”) dalle credenze religiose. Vi sono molti segni, archeologici ed anche nel testo biblico, di una fase (non sappiamo  quanto prolungata) di politeismo  da parte della futura nazione ebraica. Uno di questi segni è dato proprio dalla persistenza di parole  come “Elohim” nel contesto biblico, che però nella redazione definitiva assumeranno ben altra connotazione, come vedremo. V’è di più: la prima volta che viene citato il nome di Israele è nella famos stele di Merenptah. 

Seguendo la regola normale il testo viene letto "verso le facce degli esseri umani, degli uccelli, ecc", cioè da destra verso sinistra. La traslitterazione è come segue: y   s   r   i      r/l (ysri’l: la somiglianza con il nome "Israele" nell'ebraico è evidente); vi sono poi alcuni elementi grafici (detti “determinativi”) che consentono di identificare un “popolo di Israele” che è “straniero”. Si tratta del primo esempio, in assoluto, dell'esistenza di un gruppo etnico chiamato “Israele”, il cui nome contiene, indiscutibilmente, la radice (così comune a tanti termini ebraici) “el”. Ma chi era El? El (il cui plurale è... El-im, non Elohim!) era la divinità principale dei Cananei, segnatamente dei Cananei del Nord. Egli era il Dio supremo di una strana assemblea divina, poco nota, ed il termine El si riferisce alla Divinità in sé, in quanto tale. Dal termine El discende il termine Eloha, che si riferisce alla Divinità in senso generico, e che contempla un plurale usuale, come detto Elohim, con il chiaro significato (in ottica cananea, s'intende) di “dèi”. Non può sorprendere, dunque, che se (come gli studi archeologici e scientifici più accreditati dimostrano) gli Ebrei furono, ai loro primordi, politeisti, la parola Elohim non può non ricorrere nei loro testi. In ogni caso, poiché alcuni “studiosi” ritengono evidente anche la “variazione sessuale” degli angeli in astronave che quei “poveri primitivi” ritenevano dèi, va sottolineato che la “Asherah” di cui qualcuno parla come sorella/moglie di Dio era un personaggio esclusivamente cananeo, e, soprattutto, che in Ebraico non esiste una parola equivalente a “dea”. 
  
Tuttavia, con il passare dei secoli, Israele si avviò prima alla monolatria/enoteismo, e poi al monoteismo. Che successe? Perché rimasero i segni degli Elohim nel Sacro Libro? Per un motivo molto semplice: perché il termine assunse le caratteristiche di SINGOLARE, non di plurale. In effetti, per quanto riguarda il fatto che El sarebbe il padre di altri dèi, gli Elohim, divinità minori maschili citati spesso nella Bibbia (o il “capo” di una spedizione extraterrestre...), occorre tener presente che l'uso di un simile plurale sarebbe né più né meno che una forma di "pluralis maiestatis" o meglio plurale "di astrazione" (come più correttamente si chiama in ebraico), allo stesso modo in cui, per riferirsi alla divinità siro-palestinese di Baal (Signore, Padrone), si usava il plurale di rispetto "Ba‘alim", o per Astarte si parlava di "Astarti" (Giudici 10:6). Insomma, il plurale (che diventa singolare perché il verbo che lo segue è al singolare: una peculiarità della lingua ebraica) è rimasto sia come “inconscia” reliquia dei tempi politeisti, sia per indicare la TOTALITA' degli attributi della Divinità. Un'evenienza frequente nell'antichità, al punto che anche nelle lettere di Amarna si trovano esempi analoghi. In quelle missive, spesso il vassallo si appellava al Faraone definendolo “miei dèi, mio dio sole”: in pratica, affermava che il Faraone era la totalità del suo pantheon. 
Cosa dire, però, del Salmo 82, citato nella prima parte? Senza scomodare Sant'Agostino, che già 1.700 anni fa aveva adeguatamente spiegato la parte “sospetta” del salmo (“...6 Io ho detto: "Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo. 7 Tuttavia voi morrete come gli altri uomini, e cadrete come ogni altro potente"), tutte le principali correnti esegetiche concordano nel ritenere che gli “dèi” di cui si parla sono in realtà i Giudici, a cui era stata affidata dall'Altissimo (“El-yon”) la cura della giustizia, e che in realtà stavano cadendo nella corruzione, abdicando di fatto al compito loro affidato (“...3  Difendete il debole e l'orfano fate giustizia all'afflitto e al povero. 4 Liberate il misero e il bisognoso; salvatelo dalla mano degli empi. 5 Essi non conoscono nulla e non intendono nulla, e camminano nelle tenebre tutti i fondamenti della terra sono smossi...”). Da qui, l'osservazione che anche i Giudici, “potenti come dèi” sulla Terra in virtù del Patto diretto con YHWH, sono in realtà soggetti alla naturale legge della morte come tutti gli uomini. Se non bastasse, si dovrebbe pensare in primo luogo al rapporto speciale che gli ebrei ritenevano e ritengono di avere con l'Unico Dio. In quest'ottica, i Giudici sono “dèi” perché chiamati ad amministrare la giustizia in conformità a quella contenuta nella parola di Dio; in secondo luogo, l'esegesi cristiana del Salmo 82 prende le mosse dal fatto che la Scrittura definisce "dèi" coloro ai quali Dio rivolge la sua Parola. Si è innalzati insomma al rango di interlocutori di Dio, quando Egli  rivolge direttamente la sua Parola, e in certo senso si viene resi simili a Colui che ci parla. Inoltre, non bisogna dimenticare TRE elementi fondamentali:
1 – è fuori di discussione, sotto qualsiasi ottica, che il Salmo 82 sia un attacco contro le magistrature corrotte. Dio pronuncia un’aspra requisitoria contro i giudici responsabili di corruzione e di ingiustizia. La sentenza pronunciata da Dio è severissima e nessuno può rifugiarsi nell’immunità e nell’impunità;
2 – i fautori di ipotesi alternative dimenticano, regolarmente, a) – che il Salmo POTREBBE contenere (come altre parti della Bibbia e come già segnalato) elementi “tradizionali” di stampo politeista (cosa, come detto, niente affatto sorprendente); b) – che esiste un ultimo versetto (regolarmente ignorato e mai citato) che recita: “8 Sorgi, Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti.”: è evidente, dunque, che il Dio di cui si parla (e comunque lo si voglia chiamare) non è il “magister” di una ristretta porzione di territorio e/o il “padre-padrone” di un singolo popolo, ma il “Dominus” di ogni popolazione, per cui, in effetti, il Salmo termina con la speranza che Dio, il vero Altissimo, prenda in mano la situazione e ponga tutta l’umanità sotto la sua diretta giurisdizione;
3 - viene usata l'espressione "elohim" un titolo che designa sicuramente potere ma che può essere utilizzato tanto per Dio quanto per gli uomini. Infatti nel contesto del Salmo 82 i protagonisti sono dei giudici, ovvero persone che erano caratterizzate da una certa autorità, ed è chiaro il linguaggio sarcastico che viene utilizzato, perché questi "elohim" in realtà erano dei giudici iniqui e per questo motivo Dio li giudicherà.
Ma sottolineiamolo, una volta di più: quando, nella Bibbia, si parla di “Elohim” intendendo “Dio”, è invariabilmente al singolare il verbo che segue il sostantivo, rendendo perciò quest'ultimo (per la grammatica ebraica) di genere singolare. Affermazioni diverse da questa sono certamente quanto meno tendenziose.
Resta ora da “interpretare” il ruolo di Jahvè in tutto questo. In effetti, la succitata stele di Merenptah non ne fa cenno alcuno. Anzi, per secoli non esisterà alcun testo che citi contemporaneamente Israele e YHWH! Sorprendente, invece, è il fatto che esistano riferimenti egizi a YHWH ben prima della stele, e che tali riferimenti sembrino essere connessi con una località, non con una Divinità. Questo luogo pare esser posto nella regione meridionale di Canaan (guarda la combinazione...), il che lascia facilmente supporre la nascita sincretistica di un unica figura divina a partire dall'El del Nord (il futuro Regno di Efraim o di Israele, caratteristicamente “portato” all'adorazione di tutto quello che gli passava per le mani, al punto di essere il centro costante delle invettive profetiche) e dallo YHWH del Sud, il Dio del patto, il Signore degli Ebrei giunti in Egitto al seguito degli Hyksos e poi ritornati in patria, con un Dio dal nome antico, ma dagli attributi nuovi. Attributi, tra l'altro, spesso mutuati dai Madianiti (una tribù di cui era capo e sacerdote Ietro, il suocero di Mosè), con connotazioni a volte simili a quelle di Aton, tanto da lasciare spazio all'ipotesi freudiana sulla nascita del Dio ebraico. E che YHWH fosse un Dio in un certo senso “nuovo” lo si evince dalla stessa Bibbia, in quanto nella teofania del roveto ardente sull'Har Karkom
  (che parrebbe essere il vero Monte Sinai – ma di questo discuteremo in un prossimo articolo) la voce dice a Mosè: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, ma a loro non mi sono rivelato con il mio vero nome”. Una cosa va sottolineata: è probabile che il libro più antico della Bibbia non sia il “Genesi”, ma proprio l' “Esodo”, che andrebbe perciò riguardato come la storia dell'epopea di un popolo APPARENTEMENTE nuovo.
Cosa è accaduto, dunque, al “Dio nazionale ebraico”? Perché questa idea di uno YHWH “extraterrestre”? Che fine fa El? E che cosa è successo (SE è successo) davvero durante l'Esodo? Infine, quali sono le considerazioni di carattere storico e logico che mi spingono a... respingere l'ipotesi di un “neo-evemerismo”? Lo vedremo nella prossima, conclusiva parte di questa rubrica (diventata troppo lunga); ma qualche indizio, a là Ellery Queen è giusto fornirlo: pensate ad una serie di dèi, che diventano uno, poi si sdoppiano in due per tornare ad essere uno; pensate alle date accertate con una certa sicurezza dall'archeologia; pensate allo scenario/scacchiere geopolitico della seconda metà del II millennio a.C.; pensate ad un Esodo che non fu un'invasione. Come Ellery, anch'io sono certo che siete arrivati alla soluzione del caso...

1 commento:

  1. Il significato della parola ELOHIM riferito giudici terreni puo' benissimo essere stato attribuito successivamente ad un significato "primitivo", originario e "originale".

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