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lunedì 1 aprile 2013

Il Problema del neo-Evemerismo


Fabio Marino, medico psichiatra con la passione per l'astronomia, gli enigmi della Storia e co-Direttore della webzine Tracce d'Eternità, è da sempre un sostenitore del paleocontatto e al contempo un fine critico del neo-Evemerismo. L'analisi che segue è la prima di tre articoli apparsi su Tracce d'Eternità negli scorsi mesi.
Volentieri riprendiamo e pubblichiamo

La Bibbia e gli alieni
Mitopoiesi moderna o neo-Evemerismo sostenibile?
Considerazioni logiche e generali - (Parte prima) - di Fabio Marino

          Com’è noto, personalmente sono un sostenitore (senza prove…) dell’ipotesi del paleo-contatto. Ultimamente, si osserva una spiccata tendenza ad interpretare (o a voler interpretare) gli scritti biblici come un vero e proprio resoconto di contatti con civiltà aliene; e di questa tendenza esistono addirittura diversi filoni, alcuni dei quali prevedono finanche la creazione ex novo del genere umano attraverso manipolazioni genetiche. Si tratta, chiaramente, di un’impostazione che filosoficamente possiamo definire “neo-evemerismo” (definizione personale, ideata per l’occasione). Di che si tratta? Il termine trae origine dal filosofo ellenistico Evemero (IV-III sec. a.C.), il quale ipotizzò che le divinità altro non erano che soggetti umani divinizzati a vario titolo. Con il termine “neo-evemerismo”, quindi, intendo riferirmi ad un concetto simile, in cui però ad essere divinizzati sarebbero stati gli alieni in visita sul nostro pianeta. La complessità dell’argomento non consente un esauriente trattazione in poche pagine; pertanto, l’articolo sarà diviso in tre parti. In questa prima parte, verranno trattate alcune argomentazioni logiche, mentre nella seconda parleremo degli aspetti semantico-filologici delle affermazioni dei neo-evemeristi (ovviamente nel limite delle mie competenze); nella terza ed ultima (chissà…) parte, infine, valuteremo la scientificità di tali affermazioni e cercheremo di trarre delle conclusioni, seppur certamente provvisorie.

           
Un notevole tentativo, in epoca recente, di studiare l’Antico Testamento (e segnatamente il Libro della Genesi) in chiave scientifica è rappresentato dall’ottimo ed affascinante “In principio. Il libro della Genesi interpretato alla luce della scienza” (1981, Mondadori), di Isaac Asimov. In esso, l’Autore (mai abbastanza compianto) raffronta le affermazioni contenute nel Genesi con le attuali conoscenze scientifiche, traendone, di fatto, un quadro interlocutorio (utilizzando, com’è ovvio, le categorie di un popolo dell’antichità).

          
 Indipendentemente e successivamente, invece, vennero proposti scenari certamente più “incredibili” (in senso lato!), secondo i quali, in buona sostanza, la Bibbia NON SAREBBE un libro ad impronta religiosa, ma un fedele resoconto (“fedele” quanto può essere il racconto di un popolo nomade e semi-primitivo) di eventi realmente e storicamente accaduti in un passato indefinito. In altre parole, una Comunità (gli Ebrei) avrebbe avuto ripetuti contatti con esseri provenienti da altri mondi (oppure, l’Umanità stessa sarebbe stata creata con procedimenti di tecnologia biologica da alieni), e la Bibbia in primo luogo sarebbe il racconto di questi contatti. Non esisterebbe nessun Dio, Yahweh o El/Elohim (parleremo anche di questa apparente contraddizione singolare/plurale), ma in realtà ci si riferirebbe, con questi nomi, semplicemente ad esseri di altri mondi, giunti in visita più o meno “interessata” (o, perché no?, di cortesia o di piacere…) sulla Terra. La chiave di lettura della Bibbia, dunque, sarebbe la sua interpretazione letterale, mettendo da parte altri risvolti di natura solamente umana. Sembra quasi di rileggere le affermazioni di Sitchin in merito ai testi sumeri, non è vero? E non il solo “Genesi” ne sarebbe la riprova, ma anche molti altri episodi biblici, a cominciare dai fatti dell’Esodo (Esodo 13:21 ”Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte”), per proseguire, fra gli altri, con l’ascensione al Cielo di Elia con un “carro di fuoco”


o con la visione di Ezechiele; oppure, infine, con quanto recita il Salmo 82, 1-7: “1  Salmo di Asaf. DIO sta nell'assemblea di DIO; egli giudica in mezzo agli dèi. 2  Fino a quando giudicherete ingiustamente e prenderete le parti degli empi? 3  Difendete il debole e l'orfano fate giustizia all'afflitto e al povero. 4  Liberate il misero e il bisognoso; salvatelo dalla mano degli empi. 5  Essi non conoscono nulla e non intendono nulla, e camminano nelle tenebre tutti i fondamenti della terra sono smossi. 6  Io ho detto: "Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo. 7  Tuttavia voi morrete come gli altri uomini, e cadrete come ogni altro potente". E anche del significato di questo Salmo, spiegato fra gli altri non da un “quisque de populo”, ma da tale S. Agostino da Ippona parleremo nella prossima parte.
Ora, mettiamo da parte, per una serie di motivi, questi ultimi fatti, e concentriamoci invece sull’impianto gnoseologico dell’ipotesi Bibbia-alieni.
          E’ corretta l’interpretazione SOLO LETTERALE del Testo Sacro? Per rispondere, poniamoci un altro paio di domande. Quanto è corretto cercare, nelle pieghe della Storia, la vita reale di Lorenzo Tramaglino detto Renzo e della sua promessa Lucia Mondello? Come sappiamo, infatti, i “Promessi Sposi” sono certamente un romanzo “storico”, in quanto ambientato in periodo preciso della storia (tra il 1628 e il 1630); inoltre diversi suoi personaggi sono storicamente esistiti (uno per tutti, il cardinal Borromeo). Ma quanti, “fra i miei venticinque lettori”, sono convinti dell’esistenza REALE di Renzo e Lucia? Quanti scommetterebbero sulla veridicità letterale dei fatti raccontati dal Manzoni? E quanti andrebbero alla ricerca delle prove o delle evidenze storiche di Fra’ Cristoforo, o Agnese? O, infine, quanti sosterrebbero la necessità di analizzare “letteralmente” i “Promessi Sposi”, perché così si otterrebbe il vero significato del romanzo? E’ vero che un’operazione del genere è stata tentata di recente con i romanzi di Dan Brown, i quali –nonostante le numerose smentite dell’Autore in persona- sono stati riguardati quasi come documentari ben documentati sulla vita di Cristo, ma forse a tutto c’è un limite…
          E, giusto per fare un altro esempio, pure significativo: c’è qualcuno, per quanto sprovveduto, che voglia interpretare la “Divina Commedia” come la reale descrizione dell’Aldilà da parte del Sommo, anche se, magari, solo in funzione “onirica”? Dovremmo cioè credere che Dante abbia attraversato il diaframma invalicabile, trovando, sotto Gerusalemme, l’accesso al mondo dell’Oltretomba, il quale è come Egli ce lo descrive? Di sicuro non è necessario rispondere a queste domande, che –è bene precisarlo a scanso di equivoci- non sono “letterali”, bensì “retoriche” (una comunissima figura grammaticale!). 
 In altri termini, si rimane sotto una netta impressione. La suggestiva “realtà” descritta da film di grande successo come, ad esempio, “Stargate” pare quasi aver creatouna sorta di “archetipo moderno”, che ha dato il “la” ad una serie di interpretazioni “disinvolte” (e spesso, purtroppo, poco originali) di quella che è la nostra Storia. Con ciò non si vuole affatto ridicolizzare il lavoro di tanti Ricercatori! Voglio solo sottolineare che probabilmente un atteggiamento più “scientifico” permetterebbe una messe di risultati meno rivoluzionari e più sostenibili, anche (e non solo) dal punto di vista dell’interpretazione linguistica dei Testi Sacri. L’aspetto più strettamente e banalmente logico è quanto esposto fin qui; come detto, nella parte successiva daremo un’occhiata più da presso a quelli che sembrano essere i punti di forza dei neo-evemeristi, a cominciare proprio dalle “prove” linguistiche. Sarà una “passeggiata” impegnativa, ma –mi auguro- particolarmente interessante.

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