sabato 10 novembre 2012

E' offensivo anche dargli del 'nazista'...

Questo è lo 'studioso' Demontis e la sua terza e distaccata versione della storia. A furia di leggere i libri di Z. Sitchin si perde il senso della realtà. Oppure si torna a tristi momenti della Storia umana in cui altri dementi costruirono storie ad hoc per giustificare massacri e pulizia etnica, vedi gli scritti falsi di Montesquieu, gli articoli di Civiltà Cattolica e i famigerati Protocolli di Sion.

Non fa onore alla 'Recherche' un personaggio simile.

Abbiamo postato una sua analisi perché interessante. Alla luce di certa mentalità lasceremo il suo articolo ma non posteremo mai più alcunché perché oltretutto lesivo dell'immagine di 'Confutatio':

" il popolo ebraico é un popolo nato e cresciuto rubando e mentendo. Ha rubato le mitologie e i personaggi precedenti, ha falsificato la storia e le dottrine religiose, falsifica e crea costrutti linguistici. Segni di ciò rimangono in gente come Cochav che scrive "tutte le mitologie derivano dalla bibbia". D'altronde cosa aspettarsi da un popolo che si vanta di essere discendente da Israele, il Giacobbe che rubò con l' inganno prima l' eredità e poi la primogenitura del fratello?
Chiudo salutandovi, sperando che sia definitivamente e che abbiate cose più importanti di cui occuparvi.
Alex


Qui il forum dove accertarvi direttamente del modus cogitandi di questo personaggio inqualificabile:

http://consulenzaebraica.forumfree.it/?t=63840746&st=180

mercoledì 31 ottobre 2012

Dovuta precisazione e modifica del titolo

Il titolo del blog 'Confutatio' è stato giustamente corretto in 'Critica Sistematica alla teoria di Mauro Biglino' al posto dello scorso 'Critica Sistematica a Mauro Biglino' poiché quest'ultimo di estrazione personalistica e soggettiva, apparentemente mirato alla persona di Mauro Biglino.

Lungi da 'Confutatio' un comportamento di questo tipo, ribadendo la nostra avversione alle idee e alle teorie dell'Autore ma rimarcandone - poiché conosciuto personalmente - la sua gentilezza e la sua disponibilità anche alle critiche più serrate abbiamo ritenuto doveroso strutturare il titolo in questa maniera.

Grazie.

AME - Confutatio

sabato 20 ottobre 2012

La risposta di Consulenza Ebraica al Demontis

E questa è la risposta di Avraham alla critica portata dal Demontis. Le citazioni del Demontis vengono rappresentate in corsivo.
Di seguito, estrapolata dal Forum di Consulenza Ebraica integralmente:


Riscrivo la mia risposta in modo più completo citando direttamente dalla fonte che hai citato (rispondendo a Pintore):

CITAZIONE
4)Anche solo per analogia tra lingue semitiche, qualsiasi Arabo sa che "allah" è plurale grammaticalmente, ma non si sognerebbe mai di tradurlo al plurale
Risposta: purtroppo per il sig. Pintore anche qui é presente un grossolano errore, per non dire una menzogna bella e buona. Il nome Allah ha due etimologie, ancora nessuna delle due certa, e nessuna delle due ipotizza una morfologia con numero plurale. La teoria più diffusa indica Allah come unione di due morfemi arabi: AL (articolo determinativo,numero singolare, genere maschile) + ILAH (nome univoco, genere maschile, numerosingolare) il quale ha altre due forme: la duale = ILAHAIN, e la plurale = AALIHAH. La seconda teoria invece, che sta prendendo piede negli ultimi anni, vuole Allah derivante dal siriaco Alaha, sempre di numero singolare e genere maschile. Il falso problema della 'pluralità' di Allah viene da alcuni commentari (come quello di Sam Shamoun) che fanno notare come nelle varie sure, in alcune frasi ipoteticamente o certamente pronunciate da Allah, vengano utilizzati pronomi e aggettivi posessivi plurali. Potrebbe esserci un ragionevole dubbio se nelle sure Allah parlasse di se SEMPRE al plurale, ma non è così,come leggiamo per esempio in questi versi:
Glory be to Him Who made His servant to go on a night from the Sacred Mosque to theremote mosque of which We have blessed the precincts, so that We may show to HIM some of Our signs; surely He is the Hearing, the Seeing.” S. 17:1 Shakir

" per non dire una menzogna bella e buona".

Il nome الله (Allàh), come si può notare dalla doppia lamed, esso è chiaramente l'abbreviazione di أللهم (allahum) equivalente all'ebraico "Elohim". إِلٰه (ilàh) ha una sola lamed ed è l'equivalente all'ebraico "El", poco convincente dunque far derivare الله (Allàh) da إِلٰه (ilàh) come combinazione articolata dato i contesti grammaticali in cui si trova .


CITAZIONE
5)il verbo usato è "merakefet" tradotto comunemente con "aleggiava" In realtà la radice indica un'azione di terribile vibrazione di movimento, atta a provocare un cambiamento. Comunemente un uccello che batte violentemente le ali a protezione del nido è "merakef”
Risposta: il sig. Pintore deve illustrare dove ha trovato l' indicazione di una idea di vibrazione che causi cambiamento. I lessici attestano il significato di 'aleggiare – muoversi sopra – sorvolare', l' utilizzo che poi se ne fa non può invalidare (ma tutt' al più completare)il significato relazionale del termine.

Non capisco dove sia il problema? Lo stesso Biglino nel suo libro "Il dio alieno della bibbia" ammette il senso di "vibrare" (pag.42). A questo punto se lo faccia spiegare da lui.

CITAZIONE
Veniamo adesso a due critiche mosse da tale Avraham, riconosciuto nel blog in questione come un critico attento, competente ed onesto. Egli fa importanti ammissioni al lavoro di Biglino, ma poi si ferma a scrivere ancora sul termine Elohim.
1)Il termine ebraico Elohim è nella sua forma più frequente al singolare
Risposta: a parte una evidente confusione tra forma e utilizzo, infatti la forma(morfologia) del termine Elohim é di per se sempre purale inquanto presente il suffisso plurale -im, questa frase stride con la dichiarazione del Pintore: “il termine Elohim è sempre singolare”. Dobbiamo deciderci: Elohim, nei suoi utilizzi (e non nella forma) é sempre singolare o solo 'più frequentemente' singolare?

L'autore, parlando del termine "Elohim" riconosce che il suo uso corrente è al singolare pur affermando che la forma del termine è plurale. Noi abbiamo dimostrato linguisticamente che le desinenze plurali in ebraico non indicano sempre il numero, ma spesso indicano astrazione, intensità o indefinibilità. L'autore non ha speso nessuna parola sulla caratteristica di plurale intensivo ed indefinito così spesso usati nella letteratura ebraica. Pare che, secondo questo autore, esistano solamente plurali che indicano il numero. Noi abbiamo spesso citato in questo forum e nel forum biblico, molti esempi di termini che hanno apparentemente desinenze plurali, ma che non sono affatto dei plurali, nel senso che questi non indicano il numero, ma l'intensità di un singolare.
Ecco alcuni esempi di nomi astratti che hanno la stessa desinenza del plurale:
מגורים
כיפורים
מדנים
מלואים
מראשות
מרירות
ניאופים
נפתולים
אמונים
זנונים
חיים
חררים
כריתות
עלומים
נעורים
זקונים
דודים
סדרים
סליחות
פטורים
שיכולים
שילומים
שימורים
שעשועים
תאונים
תעתועים
בהמות
תמים

Per esempio in Gen. 6:9 è scritto che Noè era un uomo giusto e integro. Il termine "integro" in ebraico è "tamim" ed ha desinenza "im". Tale desinenza ha una forma simile al plurale, ma è chiaramente un singolare. Ma, inutile dirlo, nessuno può essere interessato ad attribuire a Noè una pluralità.

Per altri termini e spiegazioni sui vari generi di "plurali" (se così si possono chiamare) rimando alla discussione Plurale Maiestatico in terza persona?

CITAZIONE
2)Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.

Risposta: Avendo assistito a una sua conferenza e visionato molti dei suoi video posso affermare che il Biglino ha invece sempre parlato del processo interpretativo e dei suoi 4livelli, come ha anche sempre sostenuto di soffermarsi di proposito sul livello più 'basso'.La sua scelta é pienamente giustificata e coerente perchè egli non vuole interpretare il testo ma tradurlo, quindi (osservazione mia) rimanere più vicino al significato relazionale dei termini. Quando si analizza un testo, o più genericamente una lingua, il significato più certo é sempre quello del livello più basso e meno interpretativo. Una interpretazione é per sua definizione l' adattamento di un significato al contesto, quindi una specializzazione del modo di utilizzare un termine, ma non può e non deve mai avere più valore del suo significato (o dei suoi significati, in caso ve ne sia più di uno) più intrinseco e meno specializzato

L'autore evidentemente non sa che in ebraico il livello più basso si presta a più letture dettate da più di una tradizione orale. Vero è invece che il significato etimologico di molti termini ebraici lo si deduce proprio dal contesto e in molti casi nemmeno il contesto è perfettamente chiaro (Segue l'esempio nella risposta al prossimo quote).

Per inciso: Biglino non fa altro che adattare alcuni termini ad un contesto da lui stesso creato ed assolutamente inesistente nella Bibbia.

CITAZIONE
Es 2):
vayomer elohim naseh adam besalmenu kidmutenu”
= va-yo-mer (yo = terza persona, tempo futuro, in questo caso -mar/mer indica numero singolare – mru avrebbe indicato numero plurale) + eloah (nome univoco genere maschile) + im (numero plurale) +n-aseh (n = prima persona plurale tempo futuro) + adam (nome univoco maschile singolare) + be (locativo, qui ha il significato 'con') + selem (nome univoco genere femminile numero singolare) + nu (aggettivo possessivo numero plurale, prima persona) +ki (qualitativo) + demoth (nome univoco genere femminile numero singolare) + nu(aggettivo possessivo numero plurale, prima persona)In questa frase Elohim é morfologicamente plurale, con un significato plurale, un utilizzo singolare, autoreferentesi con elementi grammaticali tutti plurali.

Evidentemente l'autore non fa caso ad un'altra possibile lettura riportata anche in un'altra tradizione orale che legge il testo tutto al singolare:

נעשה oltre che "na'assè" è leggibile anche al nifal terza persona singolare "na'assà" e di conseguenza: bizlomennu kedamotennu.


CITAZIONE
In questa seconda frase quindi é Elohim stesso (singolare) a dichiarare una pluralità (n-aseh / salme-nu / dmute-nu) relativa a se stesso. Cioè Elohim dà di se stesso un SIGNIFICATO OPERAZIONALE plurale, perché utilizza i verbi in numero plurale.

L'autore in questo caso non sta leggendo il testo ma lo sta interpretando perché anche se leggiamo "na'assè" al plurale, il soggetto si sta solo esprimendo al plurale che non vuol dire che chi parla è una pluralità, né che chi cui si sta rivolgendo sia del suo stesso genere. C'è infatti una tradizione che dice che l'uomo fu creato nel quinto giorno come corpo animale, poi successivamente il suo corpo venne modificato ed infatti la radice "עשה" esprime l'aggiunta di una caratteristica o una modifica a qualcosa già creata prima. La caratteristica è la donazione della ragione e questo può anche essere espresso con il verbo ledamot al piel o anche all'hifil con la decadenza della "he" nell'interpretazione al singolare. Il plurale (se così si vuole interpretare) si rivolge (secondo la tradizione) al padre e la madre che mettendo al mondo i loro figli donano loro l'educazione che consiste nello sviluppo della ragione.

Shalom

Critica del Demontis

Di Alessandro Demontis, volentieri pubblichiamo.
Si tratta di una critica ai madrelingua ebrei che scrivono su questo blog ma soprattutto su Consulenza Ebraica.
Il Demontis, appassionato sostenitore di Z. Sitchin e di Mauro Biglino, introduce un'analisi tecnica dell'esegesi che invitiamo a leggere. Dopodiché pubblicheremo anche le risposte degli uomini di Consulenza Ebraica ed in particolare di Avraham.
Di seguito, interamente ripreso da Scribd.it:


ANALISI DI ALCUNE CRITICHE LINGUISTICHE
Vorrei spendere qualche pagina per esaminare dei commenti di improvvisati critici
linguistici al lavoro dell' autore Mauro Biglino, non per difendere l' autore, che ben si
difende da solo, ma per fare chiarezza su alcune vicende a mio avviso molto pericolose.
Viviamo nell' era di Internet in cui la gente, specialmente i giovani, preferisce cercare
nel motore di ricerca e fermarsi al primo documento che trova piuttosto che andare a
verificare, approfondire ed esaminare. In un contesto simile, la diffusione di false
informazioni si dimostra particolarmente dannosa per l' altrui formazione, portando a un
impoverimento personale e collettivo. In un mondo in cui qualcosa non è reputata vera se
non è su Internet, e in cui più si è citati o pubblicizzati su Internet più si é considerati
'autorevoli', le mosse di alcuni critici di pubblicare e ripubblicare le loro bestialità in
piattaforme web ad alta diffusione crea un danno non da poco.
Dunque reputo mio dovere, in quanto appassionato di linguistica e di linque, cercare di
chiarire alcune delle vicende che reputo più grossolanamente trattate e potenzialmente più
dannose.
Premetto che quanto espresso in queste pagine è la mia idea, basata sui miei studi, e in
nessun modo collegata all' idea espressa dal Biglino. Se le mie parole qui possono
risultare una sua 'difesa' é perchè le critiche mosse al suo lavoro vengono confutate, con
ciò che ne consegue; ma queste pagine sono una 'analisi della critica' e non una 'difesa
nei contronti dell' autore'.
Prima di addentrarci nell' argomento in se, occorre stabilire alcune definizioni
necessarie per comprendere un discorso di analisi linguistica:
MORFOLOGIA: è la parte della grammatica o della linguistica che ha per oggetto lo
studio della struttura grammaticale delle parole e che ne stabilisce la classificazione e
l'appartenenza a determinate categorie.
Esaminare la FORMA di una parola significa quindi dividerla in MORFEMI (le parti più
elementari) e identificarne funzione e caratteristiche.
Esempio:
parola = dentale
morfemi = dent + al + e (dent = radice per l' apparato masticatore + al = morfema che
implica l' aggettivazione di un nome + e = morfema che definisce numero e genere della
parola)
SIGNIFICATO: é il valore intrinseco espresso dalla morfologia di una parola, esso può
essere di diversi tipi, ma comunemente si intende con questo termine il concetto espresso
dalla parola, più propriamente chiamato 'significato relazionale'.
UTILIZZO: E' il 'significato operazionale' di una parola o di un morfema, indica il modo
in cui una parola viene utilizzata per innescare operazioni mentali che riconducano a un
significato relazionale
Esempio:
parola: cane
significato relazionale (significato): appartenente alla razza dei canidi
significato operazionale (utilizzo) : 'sei un cane!' utilizzo che causa una operazione
mentale di paragone al significato relazionale della parola (si paragona un uomo a un
appartenente alla razza dei canidi)
Fatte queste necessarie premesse, possiamo entrare nel merito dell' analisi linguistica e
concettuale.
L' autre Biglino sostiene, elencando una serie di motivazioni, che il termine ebraico
biblico Elohim esprima una collettività di individui (dei quali non ci interessa stabilire la
natura umana o meno) e che, quando questo termine é utilizzato per descrivere Yahweh,
indichi uno tra i tanti Elohim.
E' chiaro dunque che secondo l' autore il termine Elohim abbia una valenza (significato
relazionale) plurale (collettività) ed un utilizzo a volte singolare e a volte plurale.
Analizziamo il termine linguisticamente.
Morfologia:
Elohim é composto dal morfema Eloh + il morfema IM; nella grammatica ebraica il
morfema IM indica un plurale. Il morfema Eloh si legge in realtà Eloah e costituisce un
nome univoco maschile.
Morfologicamente quindi Elohim é composto da:
- un nome univoco maschile
- un morfema indicante numero plurale
Significato relazionale (significato):
Essendo presente il numero plurale di un nome, il significato relazionale della parola
Elohim é:
'Eloah in una quantità pari a o maggiore di due'
Significato operazionale (utilizzo):
varia a seconda degli elementi grammaticali in gioco intorno alla parola.
Sono attestati nella Bibbia utilizzi del termine accompagnati sia da elementi
grammaticali che definiscono un numero singolare sia da elementi grammaticali che
definiscono un numero plurale.
Es 1): “Elohim bara” = eloah (nome univoco di genere maschile) + im (numero plurale)
+ bara (costruzione verbale alla terza persona singolare)
In questa frase Elohim é morfologicamente plurale, ha un significato plurale, ma un
utilizzo singolare
Es 2): “vayomer elohim naseh adam besalmenu kidmutenu” = va-yo-mer (yo = terza
persona, tempo futuro, in questo caso -mar/mer indica numero singolare – mru avrebbe
indicato numero plurale) + eloah (nome univoco genere maschile) + im (numero plurale) +
n-aseh (n = prima persona plurale tempo futuro) + adam (nome univoco maschile
singolare) + be (locativo, qui ha il significato 'con') + selem (nome univoco genere
femminile numero singolare) + nu (aggettivo possessivo numero plurale, prima persona) +
ki (qualitativo) + demoth (nome univoco genere femminile numero singolare) + nu
(aggettivo possessivo numero plurale, prima persona)
In questa frase Elohim é morfologicamente plurale, con un significato plurale, un utilizzo
singolare, autoreferentesi con elementi grammaticali tutti plurali. In questa seconda frase
quindi é Elohim stesso (singolare) a dichiarare una pluralità (n-aseh / salme-nu / dmutenu)
relativa a se stesso. Cioè Elohim dà di se stesso un SIGNIFICATO OPERAZIONALE
plurale, perchè utilizza i verbi in numero plurale.
Veniamo ora alle critiche.
Tale Ettore Pintore scrive:
1) Già se si parla di Elohim come di un sostantivo plurale, si dimostra di non
conoscere nulla di ebraico.
Risposta: a non conoscere l' ebraico sembra essere il sig. Pintore che non sa che
Elohim é morfologicamente plurale
2) La desinenza in "im" è plurale solo in apparenza, in quanto il termine Elohim è
sempre singolare
Risposta: il sig. Pintore non sa che in linguistica e in grammatica non esiste la 'pluralità
in apparenza', ma solo la pluralità. Il 'numero' dei nomi non é soggettivo. Inoltre
memorizziamo per adesso che il sig. Pintore afferma che Elohim é sempre singolare (non
chiarisce però se intende che ha una forma singolare, un significato singolare, o un utilizzo
singolare)
3) Tradurre al plurale significa non conoscere l'ebraico. A prova di ciò sta il fatto che il
primo verso della Bibbia sice: Bereshit barà elohimn et hashammaim veet haaretz". In
principio creò il Legislatore Supremo, il cielo e la terra". Il verbò "barà" è al singolare,
mentre se fosse stato al plurale sarebbe stato "barù". Si tratta di una nota regola di
grammatica ebraica che non si conosce o che fa comodo non conoscere
Risposta: il sig. Pintore non può prendere della grammatica quel che gli piace e scartare
quel che non gli piace. La presenza di n- nell' esempio 2, attaccato al verbo asah (fare),
indica inequivocabilmente un plurale prima persona, quindi “facciamo”. La presenza nello
stesso passo di ben 4 morfemi di numero plurale ( -im, n-, -nu, -nu) indica che siamo di
fronte a una molteplicità di individui. E' una regola LINGUISTICA che trascende la lingua
utilizzata, e che chiunque abbia un minimo di cognizioni linguistiche DEVE conoscere.
4) Anche solo per analgia tra linguen semitiche, qualsiasi Arabo sa che "allah" è
plurale grammaticalmente, ma non si sognerebbe mai di tradurlo al plurale
Risposta: purtroppo per il sig. Pintore anche qui é presente un grossolano errore, per
non dire una menzogna bella e buona. Il nome Allah ha due etimologie, ancora nessuna
delle due certa, e nessuna delle due ipotizza una morfologia con numero plurale. La teoria
più diffusa indica Allah come unione di due morfemi arabi: AL (articolo determinativo,
numero singolare, genere maschile) + ILAH (nome univoco, genere maschile, numero
singolare) il quale ha altre due forme: la duale = ILAHAIN, e la plurale = AALIHAH. La
seconda teoria invece, che sta prendendo piede negli ultimi anni, vuole Allah derivante dal
siriaco Alaha, sempre di numero singolare e genere maschile. Il falso problema della
'pluralità' di Allah viene da alcuni commentari (come quello di Sam Shamoun) che fanno
notare come nelle varie sure, in alcune frasi ipoteticamente o certamente pronunciate da
Allah, vengano utilizzati pronomi e aggettivi posessivi plurali. Potrebbe esserci un
ragionevole dubbio se nelle sure Allah parlasse di se SEMPRE al plurale, ma non è così,
come leggiamo per esempio in questi versi:
Glory be to Him Who made His servant to go on a night from the Sacred Mosque to the
remote mosque of which We have blessed the precincts, so that We may show to HIM
some of Our signs; surely He is the Hearing, the Seeing.” S. 17:1 Shakir
5) il verbo usato è "merakefet" tradotto comunemente con "aleggiava" In realtà la
radice indica un'azione di terribile vibrazione di movimento, atta a provocare un
cambiamento. Comunemente un uccello che batte violentemente le ali a protezione del
nido è "merakef”
Risposta: il sig. Pintore deve illustrare dove ha trovato l' indicazione di una idea di
vibrazione che causi cambiamento. I lessici attestano il significato di 'aleggiare – muoversi
sopra – sorvolare', l' utilizzo che poi se ne fa non può invalidare (ma tutt' al più completare)
il significato relazionale del termine.
6) leggere "ruah" come macchina o veicolo" è una forzatura di un vocabolo
completamente avulso dai suoi significati e dal suo cntesto. Non vi è nulla di più
fuorviante, in ebraico, che prendere un'espressione, toglierla dal suo contesto storico,
temporale, grammaticale e di luogo e darle un significato che potrebbe anche essere vero
ma che può generare dei falsi clamorosi
Risposta: Senza entrare nel merito del significato relazionale del termine Ruach
(derivante da una radice non più in uso e di etimologia incerta), mi preme solo sottolineare
che nel processo di traduzione di una lingua, e dei termini che la compongono, le regole
della lingua sottostanno alle regole linguistiche. Cosa intendo con questo... per poter dire
di aver tradotto un termine, si deve iniziare dal suo sigificato relazionale intrinseco, e
vedere se si adatta a tutti i contesti in cui il termine compare. NON si fa il contrario, cioè i
significati operazionali specifici dei contesti NON necessariamente devono essere validi in
tutti i contesti, perchè sono appunto estensioni nate per contesti specifici. Il sig. Pintore fa
una notevole confusione tra contesto e grammatica. La grammatica é indipendente dal
contesto. L' interpretazione (perchè quando si hanno più contesti si parla di interpretazione
e non di traduzione) di un termine può solo aggiungere significati o 'specializzare' i
significati di un termine, ma non eliminarli. Dunque una lettura di significato relazionale di
un termine NON può creare dei falsi, solo la sua interpretazione a livello di significato
operazionale può farlo. Se si dovesse dimostrare che il significato relazionale di Ruach
fosse un oggetto materiale, come sostiene Biglino, questo non causerebbe nessun falso.
Il gestore del sito di critica, cercando di spiegare le sue critiche alle traduzioni a un
utente di nome Marc, fa un esempio:
Confutatio:
Se traducessi letteralmente il tuo nome - senza tenere conto del contesto - potrei
tranquillamente allitterare 'Marc' a 'Marca' e quindi 'brand': a questo punto tu non sei più
tu: sei un marchio. E' evidente che una traduzione letterale decontestualizzata non ha
senso alcuno
Risposta: L' alliterazione avviene solo all' inizio delle parole e solo in numero di parole
pari a o maggiore di due. Parlare di alliterazione all' interno di una parola non ha senso. L'
esempio fatto da Confutatio é una emerita 'castroneria castrante' (questa si, è una
alliterazione).
Veniamo adesso a due critiche mosse da tale Avraham, riconosciuto nel blog in
questione come un critico attento, competente ed onesto. Egli fa importanti ammissioni al
lavoro di Biglino, ma poi si ferma a scrivere ancora sul termine Elohim.
1) Il termine ebraico Elohim è nella sua forma più frequente al singolare
Risposta: a parte una evidente confusione tra forma e utilizzo, infatti la forma
(morfologia) del termine Elohim é di per se sempre purale inquanto presente il suffisso
plurale -im, questa frase stride con la dichiarazione del Pintore: “il termine Elohim è
sempre singolare”. Dobbiamo deciderci: Elohim, nei suoi utilizzi (e non nella forma) é
sempre singolare o solo 'più frequentemente' singolare?
2) Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una
letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione
orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini
biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono
realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa
assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio
per leggere la Bibbia.
Risposta: Avendo assistito a una sua conferenza e visionato molti dei suoi video posso
affermare che il Biglino ha invece sempre parlato del processo interpretativo e dei suoi 4
livelli, come ha anche sempre sostenuto di soffermarsi di proposito sul livello più 'basso'.
La sua scelta é pienamente giustificata e coerente perchè egli non vuole interpretare il
testo ma tradurlo, quindi (osservazione mia) rimanere più vicino al significato relazionale
dei termini. Quando si analizza un testo, o più genericamente una lingua, il significato più
certo é sempre quello del livello più basso e meno interpretativo. Una interpretazione é per
sua definizione l' adattamento di un significato al contesto, quindi una specializzazione del
modo di usare un termine, ma non può e non deve mai avere più valore del suo significato
(o dei suoi significati, in caso ve ne sia più di uno) più intrinseco e meno specializzato.
Questa regola é specchio del normale processo di evoluzione di una lingua. Qualsiasi
lingua ha al suo comparire una struttura semplice e termini con significati meno precisi (=
meno specializzati) ma più rigidi. Per esprimere frasi precise in una lingua simile é
doveroso utilizzare un maggior numero di termini, man mano che la lingua acquisisce
specializzazione, sarà necessario un sempre minor numero di termini perchè ognuno di
questi termini sarà più specializzato. E' una nozione ben nota a chi si occupa di
glottologia.
Un esempio 'da manuale' di questo fenomeno é il termine inglese arcaico 'steorfan /
steorfen' dal significato relazionale di 'morire'. Questo, col passare dei secoli, si é
specializzato in 'starve' con significato operazionale di 'morire di fame', al contempo
subendo una modifica morfologica, cioè la perdita del morfema -an/-en descrittiva di molti
verbi arcaici inglesi. Un esempio che invece non mostra modifica morfologica ma solo
semantica operazionale é il verbo 'to wax', che in inglese arcaico aveva il significato
relazionale di 'aumentare' e che nel tempo ha assunto significato operazionale di
'evolversi'. I due significati possono sembrare coincidenti ad una analisi superficiale, ma il
primo significato, quello relazionale, indica un cambiamento in 'quantità' (aumentare),
mentre il secondo, quello operazionale, indica un mutamento in 'qualità' (evolversi). Ecco
un esempio di ogni utilizzo:
- He waxeth angry = la sua collera aumenta
- I cannot afford waxing feelings for her = non posso permettermi che i miei
sentimenti per lei si evolvano (es: si trasformino da affetto ad amore)
In conclusione possiamo affermare che le critiche esaminate sono linguisticamente
fallaci, e rese ancora più gravi perchè spesso accompagnate da esclamazioni denigratorie
nei riguardi della capacità traduttiva dell' Autore.
Nota: questo articolo verrà periodicamente aggiornato nel caso nuove critiche o nuovi
sviluppi di quelle analizzate dovessero evidenziare ulteriori mancanze dal punto di vista
linguistico.

martedì 4 settembre 2012

Discussione tra l'esegeta Avraham e Mauro Biglino

4 settembre 2012 alle 16:46

Io preferirei non usare il termine “verità”, ha più sapore di religione, che di ricerca.

Varie spiegazioni di termini biblici ed interpretazioni che Mauro

ha pubblicato solo recentemente nei suoi libri; anche noi, piccolo gruppo di utenti ebrei israeliani ed italiani del forum biblico ebraico, ne parliamo già da quasi un decennio.

Poi vi è una sostanziale differenza fra noi e Mauro nell’interpretazione di fatti narrati nella Bibbia nel loro complesso. Noi non abbiamo la “necessità ideologica” di attribuire agli extraterrestri l’alta tecnologia di cui ci parla la Bibbia. Questa vi era perché proveniva da un’altra era precedente in cui visse una civiltà molto evoluta e fra l’altro longeva.

“Che poi voi abbiate le necessità ideologica di sostenere che a fare tutto sono stati gli esperti ebrei lo posso anche capire e non entro neppure nel merito.”
“necessità ideologica”?

Ma abbi pazienza, il mondo ebraico è talmente vario e ricco che non può avere e non ha alcuna “necessità ideologica”. La necessità ideologica può averla chi deve portare avanti una determinata ideologia e se gli manca un solo elemento il castello di carta gli casca. L’ebraismo è un castello di ferro e sussiste già da millenni con mille ideologie e porta sempre in testa la ricerca della verità e non la pretesa di avere la verità. Siamo il popolo più antico della terra ed abbiamo subito le prove più atroci della storia, tutti i tentativi di sterminio, di minare le nostre radici e la nostra tradizione sono tutti miseramente falliti.
Ho solo riportato ciò che dice il nostro antico tramandamento orale senza nessuna “necessità ideologica”.

“A me interessa la conferma inequivocabile della validità della mia traduzione su passi tanto controversi e su cui le religioni, la cosiddetta tradizione e certi sedicenti esoteristi hanno costruito tante falsità.”

Molte conferme le può certamente trovare anche nei nostri forums anche da altri utenti, ma non si illuda… troverà anche le inevitabili smentite. La sua “verità” non è poi tanto diversa da quella delle religioni. Lei parla di “senso letterale” della Bibbia, ma la Bibbia non ha un solo senso letterale e per comprenderla è indispensabile studiare il resto della letteratura ebraica ed i costumi del popolo ebraico. Dopo aver trovato una chiave di lettura del testo, ecco ne viene fuori un’altra, tale da averne tante di letture e di sensi letterali. Nella Bibbia ogni parola è interpretabile ancora nel suo strato più basso, cioè il suo presunto senso letterale, poi vengono gli strati successivi, quelli religiosi e teologici.

“Voi lo sapevate mentre IO l’ho ricavato TRADUCENDO i CODICI EBRAICI scritti nell’ebraico che voi dite che io non conosco!.”

Non credo che qualcuno le abbia detto che non conosce l’ebraico. Semplicemente qualcuno ha notato che da come ha riportato la pronuncia di alcune parole le manca una certa dimestichezza, una certa padronanza con la lettura. Se avesse rivisto bene il testo prima di pubblicarlo sicuramente avrebbe evitato simili commenti. Ma ora leggendo il suo libro mi accorgo che di errori o sviste ve ne sono di più gravi di quelli che già le hanno fato notare: a pag 51 del suo libro, nella traduzione di Gen 3.20, riporta la pronuncia del pronome personale הוא con “hiwà”. Cos’è un’integrazione del kerì uctiv? Mi astengo dal commentare per rispetto alla sua persona.

Shalom

lunedì 3 settembre 2012

Un commento di elevata statura

Da parte di Avraham, un ebreo-ebraista di Consulenza Ebraica molto in vista anche negli ambienti esegetici israeliani. Preferisce mantenere un certo 'anonimato' - comprensibile - ma la sua fredda e rispettosa analisi dei testi Biglino merita il post su Confutatio. Leggetelo perché troverete un uomo d'accordo con l'Autore ma solo per certi versi, ua vera guida per addentrarsi nel mondo misterioso della fede ebraica e nella fede in un'umanità antidiluviana altrimenti impossibile da trovare su testi cosiddetti 'positivi'.

Di seguito e con estremo piacere:

" La Bibbia contiene molti segreti e ciò è noto da millenni agli ebrei attraverso i testi della tradizione orale. Alcune delle cose spiegate da Mauro Biglino sono comuni agli ebrei, ma risultano totalmente estranee e sorprendenti ad un pubbli
co non ebraico abituato a leggere la Bibbia dalle traduzioni. Per esempio il termine ebraico “mal’ach” tradotto in italiano con “angelo” ha spesso come soggetto gli essere umani comuni. Sono relativamente pochi i casi in cui il termine “mal’ach” indica apparizioni fuori dal comune. Questo per l’ebreo che legge la Bibbia in ebraico è assolutamente normale. Gli angeli, nell’ebraismo sono anche le azioni divine, che possono essere portate a termine attraverso vari mezzi, fra cui: comuni cittadini, profeti, microorganismi e cose materiali e queste stesse cose sono dette “mala’achim” ovvero “coloro che svolgono un compito”.
Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento.

Nel Talmud non è narrata la favola degli angeli caduti; questi, come testimoniato da vari scritti ebraici antichi, altro non sono che i governanti di quel mondo, detti “shoftim” = “giudici”. Nella Bibbia i cosiddetti “figli di D-o”, che in ebraico l’originale ha: “benè haelohim”, altro non sono che la categoria della classe dirigente. Gli “elohim”, come vuole l’etimologia di questo termine, altro non sono che i “giudici”. Il termine “ben”, in ebraico spesso designa appartenenza oltre che figliolanza. Pertanto i benè haelohim sono coloro che appartengono alla classe degli elohim ovvero dei giudici umani, assolutamente umani.

Su varie cose Mauro ha ragione: la Bibbia, come egli afferma, non è un libro di religione; ma questo discorso, come d’altronde anche altre cose simili che afferma, non riguardano certamentegli ebrei e l’Ebraismo, né la religione ebraica perché questa è quasi sconosciuta e proibisce severamente il proselitismo. Dunque, dato che non ha mai avuto una volontà di divulgazione, i suoi contenuti rimangono ignoti ai più.
L’errore di Mauro, sta nello strumentalizzare alcuni termini biblici per costruirvi, su questi pochi, tutte le sue “teorie”. Altri termini sono stati trattati correttamente da Mauro, altri sono stati di proposito amplificati ed adattati ad un contesto assolutamente inesistente nella Bibbia, altri ancora attribuendogli significati totalmente inventati, se non lui direttamente, attraverso la letteratura che usa da supporto.

Gli ingegneri genetici erano i “refaim” vocalizabile altrimenti con “rofim”=medici, e non gli “elohim”. Questi c’entrano in parte, nell’era prediluviana per l’appoggio a questi concesso come rappresentanti del potere.
Y-H-W-H non è, come dice Mauro, il governatore di una parte del territorio; ma Egli è “konè shammaim waArez” = padrone del Cielo e della Terra, ovvero della totalità dell’Universo.

Non si può fare affidamento a quattro pezzi di coccio per interpretare una letteratura così ricca come la Bibbia. Per questa ci vuole conoscere bene la tradizione orale ebraica che ci istruisce su come venivano letti ed interpretati nell’antichità i termini biblici che oggi altrimenti ci risulterebbero assoluti arcani e ciò comunque rimangono realmente per chiunque l’ignora. Mauro Biglino non fa alcun cenno a questa assolutamente indispensabile letteratura da cui noi ebrei abbiamo imparato il linguaggio per leggere la Bibbia.

Inoltre Mauro commette un comune errore grossolano: Il termine ebraico “Elohim” è nella sua forma più frequente al singolare, un tipo di singolare caratteristico delle lingue semitiche, e non, come egli dice, un plurale riferito ad una classe di extraterrestri. Nella Bibbia sono comuni termine il cui numero singolare è assolutamente indiscusso, come ad esempio “be’alim” e “adonim” ed anche nella forma femminile come per esempio la “behemot” del libro di Giobbe, che è una bestia al singolare e non una classe di bestie. Affermare che “Elohim” sia un plurale anche quando è chiara la forma grammaticale delle parole che lo circondano è ormai un luogo comune. Come anche affermare che Elohim è plurale di El. I due termini derivano da radici assolutamente diverse. Elohim ha il suo singolare che è “eloah”(he finale con mappik), mentre il plurale di “el” è “elim”, termine quest’ultimo che mai è usato per designare il D-o degli ebrei (anche se non sarebbe nemmeno scorretto etimologicamente).
I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne. Ma come detto, l’alta tecnologia, secondo la tradizione ebraica proveniva dalla precedente era prediluviana e non dagli extraterrestri.
Il capitolo sul “satan” Mauro Biglino lo ha egregiamente trattato e su ciò gli faccio i miei migliori complimenti. Non fa una piega; mancano però le citazioni ebraiche ad alto livello.

Leggete bene i libri di Mauro, imparerete tante cose, egli mostra una verità ancora allo stato embrionale anche se piena di errori, poi vedrete che con il vostro impegno ed approfondimento arriverete a comprendere che quell’ “extraterrestre” che vi ha creati è il Solo Creatore dei mondi terrestri ed extraterrestri.
Che la Bibbia contiene un’alta moralità è indubbio per gli ebrei di tutti i tempi. Anche se generalmente gli ebrei non hanno voglia di spiegarsi su questi temi, sono convinto troverete la spiegazione a quegli interrogativi comuni, che non si risolvono certo con l’uso di una traduzione.

Sto leggendo ancora i libri di Mauro Biglino, forse, se saranno graditi, seguiranno altri commenti. Basta però che non vengano liquidati con frasi colme di vittimismo, tipo: ” Biglino è attaccato perché mette in crisi la fede”. Gli ebrei non hanno il problema della crisi della fede, né gli ebrei religiosi, né i non religiosi e… come dice lo stesso Biglino: molte cose che egli scrive le scrivono anche i rabbini.

Shalom "

Strane contraddizioni: 'reah nichoah'

Prendiamo l'esempio:

- reah nichoah

che Biglino legge 

- reah nichochà

Dopo la nostra osservazione ci ha detto che era un errore di stampa sfuggito al controllo. 
Si dà però il caso che detto errore lo ripeta decine di volte anche nelle varie ristampe del libro, segno che è proprio un errore di non conoscenza della lingua ebraica oppure di negligenza delle correzioni (cosa che non consideriamo attendibile) e in tal caso dovrebbe inquietarsi non poco con chi gli corregge le bozze e con l'Editore.