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domenica 22 luglio 2012

Generica considerazione sul 'ruach'


Ecco uno stralcio di intervista a Mauro Biglino:

«Domanda: Parliamo un attimo della questione ufologica legata alla Bibbia. Tu sostieni che dall’Arca dell’Alleanza alla Gloria di Dio, fino ai Cherubini, il linguaggio non faceva altro che riferirsi a dei velivoli appartenenti agli Elohim, alcuni addirittura, forse, privi di pilota. E’ possibile?

Biglino: E’ possibile perché il testo descrive letteralmente e con una certa precisione ciò che facevano quelle macchine volanti e gli effetti prodotti dall’Arca dell’Alleanza. Quindi non solo la filologia ci è d'aiuto ma l’intero contesto ci consente di capire di cosa si parla nei libri in cui sono presenti quegli oggetti: il kevod/ruàch che ti uccide se ti passa vicino; il frastuono assordante, le fiamme e l’alone che ne accompagnano il movimento. I cherubini che hanno sistemi di volo rumorosi e ruote concentriche che turbinano rapidamente emettendo fiamme; volano da soli o in abbinamento col kevod/ruàch; vengono guidati da una persona che ci sta seduta sopra come si sta a cavallo. L’Arca uccide chi la tocca senza le necessarie precauzioni; quando è “carica” viene trasportata stando a distanza dal popolo che la segue; serve per le comunicazioni radio… Insomma la tecnologia è ben presente nel testo biblico. Ci vuole una mente aperta per accettarlo ma l’evidenza pare proprio imporsi da sé nonostante ogni tentativo teologico di mascherarla con chiavi di lettura spiritualiste che però non spiegano la concretezza dei fenomeni descritti.»

Dunque secondo Mauro Biglino il kevod/ruàch rappresenta un determinato tipo di oggetto volante e al fine di dimostrare e avvalorare la sua visione del kevod/ruàch Biglino cita spesso Rashi di Troyes (Commento alla Genesi, Ed. Marietti – Genova 1999 op. cit. anche ne 'Il Dio Alieno della Bibbia'):

«Nel commentare il libro della Genesi, forniva un'immagine molto realistica del «Trono della Gloria di Yahweh», quando diceva che all'origine della creazione...stava sospeso nell'aria e aleggiava sulla superficie delle acque come una colomba sta sospesa sopra il suo nido, e rispondeva al suo comando.
Insomma, anche per questo commentatore ebreo la “gloria” era un qualcosa di esterno a Dio, uno strumento di cui Dio si serviva per spostarsi comandandolo (non pare la descrizione del controllo di un oggetto volante?...)».

Vediamo però cosa riporta esattamente il testo di R. di Troyes:

«E l'alito di Dio aleggiava – Il trono della gloria stava nell'aria e aleggiava sopra la superficie delle acque per mezzo dell'alito della bocca del Santo, benedetto Egli sia, e del suo comando, come una colomba che aleggia sopra il nido.
Il termine esatto: Acoveter in lingua locale» - il tutto a pag. 5

Un'altra traduzione:

«[Questo si riferisce al] Trono di Gloria [che] si trovava nello spazio, librandosi sulla superficie delle acque mediante l'alito di Dio e il Suo comando, come una colomba si libra sopra il suo nido.
Sempre Acoveter in francese...»

Rashi afferma che la gloria di Dio aleggiava sulle acque mediante il suo ruah e il suo comando!

Secondo l'interpretazione di Mauro Biglino dovremmo dire che

- “un'auto si muove tramite l'auto dell'autista e ai suoi comandi”

Chiaramente sarebbe un'affermazione assurda di cui Biglino ne era ben conscio e quindi ha ritenuto opportuno epurare la citazione di Rashi.

Forse solo una distrazione dell'Autore...

La fonte si è presentata sul blog dell'Autore con un nick generico: 'Francesco'; aveva iniziato con Egli un confronto costruttivo. Sembra che alle prime verifiche dei fatti, attraverso competenze di ebraico decisamente più appartenenti, vi sia stata una diatriba che ha invitato la fonte a continuare per la propria strada.

Succede, è il sale della polemica.

42 commenti:

  1. Già se si parla di Elohim" come di un sostantivo plurale, si dimostra di non conoscere nulla di ebraico. La desinenza in "im" è plurale solo in apparenza, in quanto il termine Elohim è sempre singolare. Innanzi tutto non si traduce mai come "Dio" ma come "legislatore supremo". Si tratta di un plurale di astrazione o di un plurale di indefinibilità. Allo stersso modo sono "plurali in ebraco "maim" (acqua), "shammaim" (cielo) ,"neurim" (gioventù), "zekunim" (vecchiaia) "Haim" (vita) e così via. Tradurre al plurale significa non conoscere l'ebraico. A prova di ciò sta il fatto che il primo verso della Bibbia sice: Bereshit barà elohimn et hashammaim veet haaretz". In principio creò il Legislatore Supremo, il cielo e la terra". Il verbò "barà" è al singolare, mentre se fosse stato al plurale sarebbe stato "barù". Si tratta di una nota regola di grammatica ebraica che non si conosce o che fa comodo non conoscere.
    l secondo problema è "ruach": il tanach è pieno di espressioni come "Ruach Elohim" (spirito del Legislatore Supremo), "Ruach nevià" (spirito di profezia), "ruach kedushà" (spirito di santità). Secondariamente vuole anche dire "vento", "soffio". Non vedo da dove venga inventato il velivolo o il mezzo di tasporto. Sono affermazioni che possono essere4 fatte solo ad un pubblico che nonsa l'ebraico e che pende da questa assoluta rivelazione. In Israele ci si spancerebbe dalle risate su questo libri, per gli errori di grammatica, di etimologia, di costruzione e di interpretazione. Nessun madre lingua ebreo affermenrebbe panzane del genere e, vi garantisco, se non si pubblica in ebraico non ti si fila nessuno.

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    1. Complimenti per la chiarezza e per la competenza. Non sono un esperto di lingua ebraica, ma conoscevo la problematica del plurale di astrazione, e mi pare incontestabile che il Tanach parli di un Elohim "singolo", anche tenendo conto del contesto redazionale. La versione del Tanach a noi giunta è stata con ogni probabilità redatta dopo l'esilio babilonese, ed esprime un punto di vista teologico e dottrinale assolutamente monoteista. Mi permetto solo di sottolineare che questa constatazione non può però "retrodatarsi" all'origine etimologica del termine Elohim. I testi in ugaritico provenienti dagli scavi di Ebla attestano senza dubbio l'esistenza del culto di El in Canaan, e la documentazione in nostro possesso testimonia che le tribù ebraiche stanziate in quella regione prima del 1200 (e della cui esistenza ci testimonia la stele di Merneptah) adorassero El ed il pantheon comune a tutte le tribù semite proto-cananaiche. Nei testi ugaritici, i "figli di El" (ad esempio, Hadad, Yam, and Yahweh) erano gli ‘ilhm, letteralmente "i figli del Dio". La parola ebraica convenzionalmente trascritta come "elohim", doveva avere originariamente lo stesso significato referenziale, indicando le divinità figlie di El. Ovviamente, nel testo ebraico masoretico l'accezione del termine è completamente diversa, indicando indubbiamente una divinità unica, attraverso un plurale di astrazione. Sulla problematica dell'antica designazione "politeista" del termine Elohim, si può vedere il buon articolo di Robert McRoberts, http://suite101.com/article/el-and-the-elohim-a314749.

      Read more at Suite101: El and the Elohim | Suite101.com http://suite101.com/article/el-and-the-elohim-a314749#ixzz220QASgno

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    2. Esattamente, Rosaci

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    3. Ernesto Pintore, forse sei in vena di sensazionalismi, ma dovresti spiegare meglio le tue frasi perchè quando tu scrivi "Già se si parla di Elohim come di un sostantivo plurale, si dimostra di non conoscere nulla di ebraico. La desinenza in im è plurale solo in apparenza, in quanto il termine Elohim è sempre singolare." dimostri tu di non sapere una mazza di linguistica. Elohim é di fatto morfologicamente un sostantivo plurale, quindi chi dice che é un sostantivo plurale conosce molto bene la materia. E se tu dici di no, non conosci la linguistica e il concetto di 'sostantivo', e quello di 'numero'. Ciò su cui si può discutere é l' utilizzo del sostantivo plurale in questione. E su questo cadono le teste di voi critici perchè tu scrivi: "in quanto il termine Elohim è sempre singolare" sbagliando: ti ricordo che il suffisso -nu é formalmente un plurale, quindi be-salme-nu formalmente significa 'nella nostra immagine'. Se non sei daccordo scrivi ai redattori del TWOT e dello Strong, non criticare Biglino. Interessante poiche Avraham, altro esegeta che qui dentro é stato riconosciuto come competente, scrive "Il termine ebraico Elohim è nella sua forma più frequente al singolare" (qui avraham mostra di confondere forma e utilizzo). Insomma é sempre singolare o é singolare solo nella sua forma (sarebbe corretto dire: nel suo utilizzo) più frequente? E cosa significa: 'é singolare'? Posto e verificato che morfologicamente ( = nella forma) é plurale (spero non abbiate la facciatosta di negarlo), il suo utilizzo é sempre singolare o solo molto frequentemente? Decidetevi. Però attenti perchè gli esempi di utilizzo plurale sono molti. Insomma voi critici a quanto pare scrivete 'chi dice questo non sa nulla di ebraico' ma ci sono ebraisti più competenti di voi (docenti, critici, esegeti) che scrivono tranquillamente che elohim è utilizzato al plurale. Criticate la traduzione di uno studioso ma non sapete nemeno la differenza tra forma ed utilizzo di un termine. Ti cito cosa scrive Jason Dulle del Insutitute for Biblical Studies: "It appears that God was speaking to angels in these passages. The grammar of these verses support this view. The grammar of Genesis 1:26 is as follows: God (plural)2 said (third person masculine singular), Let us make (first person common plural) man (singular masculine noun) in our image ("image" is a first person common plural suffix), after our likeness ("likeness" is a feminine singular noun with a first person common plural suffix)."3 The plural pronouns "us" and "our" must be referring to someone other than God because the verb used in connection with "God" is singular. If God was speaking to Himself in a plural form, or performing self-talk as some say, the pronouns would also need to be singular to modify the verb. Because the pronouns are plural in form, God was truly speaking to someone else."

      Spero che in futuro ci andrai molto più cauto con le tue asserzioni.

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    4. L'ignoranza del Demontis è pari solo alla sua presunzione.
      Innanzi tutto la desinenza "nu" è la desinenza del possessivo, non dei sostantivi plurali e indica "nostro", oppure desinnenza dei verbi in prima persona plurale al passato /es: "alachnu", andamo). Non c'entra nulla con la desinenza plurale "im". Ma per sapere questo occorrerebbe cdonoscere i rudimenti dell'ebraico anzichè vantarsi (come è stato fatto) di avere sostenuto "ben" UN ESAME (dico UNO) di linguistica. Nele lingue semitiche sono cosa comune i plurali di astrazione, di indefinibilità e i plurali intensivi: Neurim (giventù), maim (acqua), shammaim (cielo), zekunim (vecchiaia), panim (faccia) e perfino Yerushalaim (Gerusalemme) che in realtà è un duale. Vi sono anche plurali con desinza femminile "ot" come beamot (bestia). Il termine "Elohim" quando è riferito a Dio , in 2500 ricorrenze ha sempre il verbo o l'aggettivo al singolare, mentre se riferito a divinità straniere o meglio a LEGISLATORI terreni ha l'aggettivo o il verbo al plurale, come nella frequentissima estressione "elohim acherim" (altri legislatori o altre divinità). In questo caso è il plurale di "elohà" e MAI IL PLURALE DI EL. Infatti el derica dalla radice "UL" che vuol dire "forza", mentre "Elohà-Elohim" deriva dalla radice "alah" che vuol dire "norma-legge".
      Spero io che in futuro tu ti metta a studiare invece di pontificare su argomenti di cui sei completamente digiuno. ma è una speranza vana

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    5. "Innanzi tutto la desinenza "nu" è la desinenza del possessivo, non dei sostantivi plurali"

      Infatti io non ho mai scritto che é una desinenza di sostantivi plurali, ho scritto "ti ricordo che il suffisso -nu é formalmente un plurale". Significando 'nostro' (possessivo 1a prsona plurale) é formalmente un plurale. Ma se non sei nemmeno capace di capire cosa la gente scrive perchè devi inventare.

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  2. Non occorre nemmeno scomodare Rashi: chiunque parli ebraico conosce il plurale di astrazione e nessun madre lingua ebreo direbbe che Elohim è plurale. Anche solo per analgia tra linguen semitiche, qualsiasi Arabo sa che "allah" è plurale grammaticalmente, ma non si sognerebbe mai di tradurlo al plurale. E' un fenomeno semotico caratteristico, e non lo si sa se non si conosce l'ebraico o se non fa comodo saperlo. Nella Torah nulla è casuale, nemmeno una parola

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    1. ma che dici? allah plurale? allah é la contrazione di Al (il) ilah (dio). Ilah é la forma singolare maschile, avente in Ilahain la forma duale, e in Aalihah la forma plurale.
      Ma guarda questo...

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    2. Ma che dici tu! Allah è chiaramente un plurale intensivo, tranne che per te e per l'operaio arabo del tuo posto di lavoro, al quale hai chiesto consulenza. Ma non far ridere e occupati della raccolta differenziata dei rifiuti, come si evince dal tuo prestigioso curriculum di perito chimico.

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    3. plurale intensivo haha questa mi mancava...

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    4. Non per dire ma mi sa che Lei farebbe meglio a tacere o meglio a non scrivere simili bestialità. Dire che Elohim è un plurale reale è una vera sciocchezza che denota non poca ignoranza da parte sua. Lei vuole saperne più degli ebrei, citando qualche studioso occidentale che ha studiato l'argomento da chissà quale libro e da chissà quale presuntuoso e ignorante insegnante. La Tanakh è stata scritta da ebrei .... Vuole sapere meglio di loro quello che hanno voluto scrivere ?? Quanta arroganza !! E ora di finirla con il mito e il luogo comune secondo il quale chi ha un titolo di studio o una cattedra dica sicuramente la verità !! Specie se si tratta di culture straniere con cui è venuto in contatto. Se non si ha metodo e onestà lauree e simili sono inutili anzi dannose. Poi ci mancava Biglino , anche lui a inventare castronerie alla Star Trek... Roba da matti.....

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    5. @Ernesto Pintore
      Il suo tentativo è lodevole ma con certi individui narcisisti ed ignoranti penso sia inutile perdere tempo. La cosa simpatica e paradossale che il sig. Alex Demontis si spertichi con gran sicumeria e arroganza ad affermare che la parola Elohim abbia valenza plurale , quando lui ignora il fatto che se andasse da un madrelingua a dire una simile corbelleria l'ebreo in questione avrebbe una seria crisi di ilarità. Ma quando una persona vuole stare nel suo recinto c'è poco da fare .... Lasciamogli il grande guru Biglino che sicuramente è un grande esperto in materia. Comunque l'arroganza e tracotanza umana sono davvero notevoli di questi tempi.
      Un saluto.

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  3. Keruvim: pedestremente tradotti come cherubini con una iconografia che li rafigura come angioletti con le ali.
    Nella tradizione ebraica si ritiene che fossero dispositivi MECCANICI a protezione dell'Arca. Una sorta di "ANTIFURTO".
    Non si sa come fossero fatti esattamente e come funzionassero ma l'opinione più comune è la suddetta. Lo stesso vale per i keruvim a guardia dell'Eden

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  4. Osservazione su "Kavod" si pronuncia e si traslittera "KAVOD" e non "KEVOD". Kevod è la forma costrutta, non quella assoluta. Cioè si scrive e si legge "KEVOD" solo se dopo vi è un atro termine che specifichi a chi si riferisce il KAVOD: ad esempio: "K'vod Israel" "Gloria-onore d'Israele; "K'vod Elohim" La Gloria del Signore (Legislatore supremo). In forma assoluta si dice KAVOD

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    1. Biglino parla di Kevod infatti: la gloria DEL = forma costrutta

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    2. davvero? e allora come mai, dopo le nostre osservazioni ora sia lui chei suoi fans, finalmente dicono "KAVOD", sia quando scrivono che nelle conferenze?

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  5. Il ruah è il soffio e il vento. Diventa "spirito" in senso traslato. Quando nel libro della Genesi si trova "Ruah elohim"tutta la tradizione ebraica lo intende come un vento impetuoso e potentissimo. in questo caso "elohim" va tradotto non riferito a qualcosa di spirituale, ma nella sua accezione di aggettivo superlativo, come potentissimo, incredibilmente forte. Questo perchè il contesto è chiaro: si parla di "teòm" un abisso di acque informi e il verbo usato è "merakefet" tradotto comunemente con "aleggiava" In realtà la radice indica un'azione di terribile vibrazione di movimento, atta a provocare un cambiamento. Comunemente un uccello che batte violentemente le ali a protezione del nido è "merakef". Il termine ruah, in questo specifico caso non può essere spiegato con "velivolo" perchè un velivolo è qualcosa di fisico, di visibile, di materiale. Se l'aria e il vento sono chiamati "ruah" è perché esistono, hanno forza e potenza, possono determinare effetti e cambiamenti, ma non sono visibili. Esistono ma non li vediamo, similmente a forze spirituali, che anche esistono ma non sono apprezzabili con la vista. Per questa ragione "ruah" è anche inteso come spirito, ma non veramente nel senso comune di "spirituale", piuttosto come azione. Infatti in ebraico si dice, come in italiano: "ruah milchamà" (vento o anche spirito di guerra), "ruah nekamà" (spriito di vendetta) ecc. Di conseguenza, leggere "ruah" come macchina o veicolo" è una forzatura di un vocabolo completamente avulso dai suoi significati e dal suo cntesto. Non vi è nulla di più fuorviante, in ebraico, che prendere un'espressione, toglierla dal suo contesto storico, temporale, grammaticale e di luogo e darle un significato che potrebbe anche essere vero ma che può generare dei falsi clamorosi. In ebraico, una He al posto della alef, o uno iod in più o in meno può radicalmente cambiare il significato della parola e la stessa parola cambia di senso a seconda del contesto. Pe esempio lo stesso verbo "levaker" può significare " visitare" (un amico, un luogo, una città) o "criticare" (un amico, un luogo o una città) a seconda di come è inserità. Per questo chi legge l'ebraico non deve mai tradurre un periodo parola per parola, senza prima avere ascoltato o letto l'intero. In conclusione, per rimanere in tema di oggetti volanti: ruah come "veicolo", non sta NE' IN CIELO NE' IN TERRA

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  6. Ernesto ammettilo che hai una cotta per Mauro :)

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  7. <>

    Appunto. Niente di spirituale, ma letterale. Il Ruah ivi descritto e' l'effetto proveniente dal Kavod. Tutto in assoluta coerenza etimologica e contestuale.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Alem: qui non si contesta in senso 'lato'; qui si contesta la capacità dell'Autore di leggere l'ebraico. E per ora è ridotta ai minimi termini. Tutto qui. Poi: si crede? Non si crede? Non importa: Biglino è uno che che traduce senza tenere conto delle regole di base. Alla richiesta di confronto sulla lingua e in lingua ha risposto andandosene. Più chiaro di così...

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    1. Confutatio, vedo che anche te hai una bella cotta per Mauro :)
      Mettere in dubbio le capacita' di tradurre mi sembra alquanto azzardato.
      Ho il parere che qui si cerchi di insabbiare e screditare il lavoro di una persona.....sarebbe curioso capire se lo fai gratuitamente o su commissione....

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. sarà azzardato mettere in dubbio la capacità di traduzione per voi che non conoscete l'ebraico. porto altri esempi:
      il pronome di terza persona "Hi" scritto in ebraico הוא
      viene letto da Biglino come "iwà", e lo si può trovare sul suo interlineare. Errore gravissimo che nemmeno un principiante dovrebbe fare.
      Il pronome relativo "a voi? viene detto "Leattem", presupponendo che nasca dalla fusione della preposizione "le" con il pronome personale di seconda persona plurale "attem", ma si dà il caso che in ebraico non esista "leattem", bensì "lachem".
      l'aggettivo "nichòach" viene scritto nei libri e pronunciato nelle conferenze su you tube "nichochà". Dopo la prima contestazione in merito, l'Autore ci ha rispsto che si trattava di un refuso editoriale. Alla nostra osservazione riguardo al fatto che il refuso si ripeteva anche nelle ristampe e che anche la pronuncia nelle conferenze restava "nichochà", ha finalmente corretto l'errore e adesso lo si sente pronunciare, "nichoàch", sbafliando ancora l'accento tonico, che non cade sulla "a" ma sulla "o" nichòach".
      L'autore sostiene che "elohim " sia il plurale di "el.
      Errore. Elohim è il plurale di "elohà" e si tratta di due radici totalmente diverse- "El" non vuol dire "Dio", ma "Potente" e deriva dalla radice "UL" forza. "Elohà-Elohim" vuol dire "Legislatore" e deriva dalla radice "alah" legge, norma.
      Mi sembra sufficiente per sostenere che mauro Biglino abbia una conoscenza superficiale e imprecisa dell'ebraico, non di certo da traduttore esperto. sono errori grossolani ch e un bambino di prima elementare non può più fare

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  10. Vedi caro Marc io non lo faccio su 'commissione' lo faccio gratuitamente. Invece l'Autore, del quale ho seguito Conferenze, conosco di persona e fino a che non siamo entrati in un discorso più fermo e determinato ci siamo confrontati parecchio per via epistolare-elettronica attraverso Facebook, scrive libri e ci guadagna sopra a colpi di 2,70 euro a libro venduto; siamo ad oltre 30.000 libri e via con le altre edizioni. E si lamenta! Tutto registrato durante una conferenza... Quindi conosco dell'Autore espressioni, volontà e visioni che tu non conosci. Tutto qui. Grazie.

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  11. Quindi, esuliamo un attimo dalla questione biglino...
    Supponiamo allora in un universo parallelo che ci sia una sorta di questione simile a questa riguardo le religioni e libri sacri, solo che in questo universo parallelo veramente le religioni sarebbero tutto un fraintendimento di lettura di libri etc.
    Come puo'fare una persona a far uscire questa verita' se quando ci prova riceve attacchi da tutte le parti? se scrive un libro verra' a attaccato anche perche su quel libro ci guadagna....
    Qual è allora la strada corretta sempre in questo universo parallelo x denunciare la verita'?

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    1. Marc, a noi non interessa il lato cosiddetto 'morale' ovvero il fondamento o meno di una realtà: a noi interessa verificare se letraduzioni di Biglino sono in linea con la correttezza metodologica. Ed è qui che arrivano i problemi. Ci siamo resi conto che l'approccio è pressochè corretto e sul 'lung termine' al contrario sviluppa erronee e stravaganti conclusioni stravolgendo la stessa terminologia ovvero facendo errori grossolani in termini filologici. Tutto qui. Poi ognuno è libero di pensare ciò che vuole ma deve ben sapere che qualora attui una strumentalizzazione di qualsivoglia natura troverà, sulla sponda opposta, i confutatori. E' nell'ordine delle cose, nient'altro.

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    2. I sostenitori di Biglino, cercano di accusarci di fideismo o di chissà quale irritazione religiosa derivi dalle sue teorie. Non è così. Nessuno di noi è religioso e non abbiamo mai contestato le idee di Biglino, ma solo gli errori di lingua ebraica. Le idee non solo sono legittime in quanto idee, ma tra l'altro, alcune di esse sono anche valide e ben trattate, come ad esempio il capitolo sul satan. Inoltre la Torah non ha mai negato l'esistenza di altri mondi, nè la possibilità dell'ingegneria genetica, concetti noti agli ebrei da 3000 anni, come era nota la teoria eliovcentrica 2000 anni prima di Galileo (infatti se si legge in ebraico il libro di Giosuè, appare chiarissimo che "fermati sole" non vuol dire che il sole deve fermare il suo moto, ma la sua azione che è quella di illuminare. quindi gli israeliti volevano il buio, non la luce per combattere e l'errore nasce solo da come i traduttori hanno tradotto il verbo "laamod" che vuol dire si fermarsi, ma in quel caso e dal contesto geografico e testuale vuol dire fermare la propria attività che è quella di illuminare. Nulla contro le teorie di Mauro Biglino, ma tutto contro l'uso strumentale o erroneo della grammatica, della sintassi e delle radici ebraiche. Se ora ascoltate le sue conferenze, noterete come ha ha fatto marcia ndietro su molti punti grammaticali. Solo su elohim cerca di trovare un compromesso, perchè se ammettesse in toto di afvere preso una cdantonata, verrebbe meno tutto il suo castello e, di conseguenza, ammette i plurali di astrazione ma sostiene che (guarda caso) per elohim le cose non stanno proprio come noi diciamo.

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  12. Ti dirò di più: se leggi il post sulla bibliografia troverai anche un utilizzo erroneo di certuni testi rispetto al loro significato originario, alla loro ermeneutica. E non posso immaginare che uno studioso come lui possa aver frainteso il testo: lo ha semplicemente 'piegato' alla propria visione delle cose. Per chi professa letteralità d'intenti è un errore assai grave.

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  13. Non hai risposto alla mia domanda...

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  14. In realtà ho risposto eccome. La 'verità' non si fa saltare hic et nunc senza adeguata aderenza alla realtà filologica e contestuale, ad esempio, all'ebraismo e alla cultura ebraica in genere. Se traducessi letteralmente il tuo nome - senza tenere conto del contesto - potrei tranquillamente allitterare 'Marc' a 'Marca' e quindi 'brand': a questo punto tu non sei più tu: sei un marchio. E' evidente che una traduzione letterale decontestualizzata non ha senso alcuno. A presto.

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    1. Allora, dovremmo desumere dai tuoi commenti e da quello di altre persone qui che al vaticano sono tutti una massa di imbecilli per aver dato credito alle traduzioni di 17 libri dell'antico testamento fatte da un incompetente che non conosce la lingua ebraica e la traduce come gli gira.

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    2. Tutt'altro! Ed è proprio qui il problema: illuminato sulla via? Oppure altro. So, da ammissione dello stesso, che una traduzione gli veniva pagata 3.000 euro circa per sei mesi di lavoro. Davvero un'infamia per un professionista... 2,70 euro a testo per oltre 30.000 testi solo sul primo editing varrà bene qualche 'distorsione' per chi non ha competenza... Ma è solo un'ipotesi, eh... Suffragata però da esternazioni in Conferenza e dati di vendita alla mano.

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    3. Confutatio Marca non è una alliterazione. L' alliterazione implica 2 o più termini, e riguarda solo la sillaba iniziale.

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  15. Ti dirò di più stesepu: se uno ha tradotto per 30 (non 17 anni, informarsi...) c/o le EDP allora ha preso finché poteva e poi si è assicurato un futuro luminoso? Da ciò che scrivi si potrebbe desumere che sia un 'prezzolato'. Io starei attento a tranciare giudizi in tal modo altrimenti fai la fine di Feltri quando volle difendere il suo Capo B. dall'accusa di violenza sessuale affermando: 'Silvio? Ma non è possibile: il Presidente soffre di impotenza!' facendo inaxxare non poco il Berlusca... ^____^

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    1. si però devi deciderti confutatio... prima scrivi: "Biglino è uno che che traduce senza tenere conto delle regole di base" poi però scrivi "2,70 euro a testo per oltre 30.000 testi solo sul primo editing varrà bene qualche 'distorsione' per chi non ha competenza" dove implicitamente stai dicendo che Biglino sa tradurre ma distorce. Insomma deciditi... sa tradurre o distorce?

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  16. Non capisco nulla di Bibbia o di ebraico. Cito solo testualmente:
    "[...] E' chiamato sempre 'Elohim, forma plurale usata anche per indicare gli dei degli altri popoli,[...]"
    [La Bibbia - Via verita e vita - edizioni San Paolo srl 2009 - nota 1,1-2,4a].
    Cioè l'anno rifatta ora, ora e già devono rifarla?
    Se sapevo aspettavo a comprarla!

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    1. quando elohim ha il verbo o l'aggettivo al singolare (2500 ricorrenze) si riferisce a Dio. se invece ha verbo o aggettivo al plurale come nella frequentissima espressione £elohim acherim" è riferito a divintà straniere o a legislatori umani. In ebraico elohim in forma assolutamente intensiva , diciamo superlativa, con verbo e aggettivo al singolare è adoperato anche per Mosè, Legislatore supremo della nazione ebraica, per istituzioni come il sinedrio che era anch'esso "elohim", per la sua funzione di massimo organo legislativo e per regnanti come Davide e Salomone. Inoltre, il più delle volte il termine "elohim è preceduto dall'articolo "ha" "haelohim, nella sua chiara definizione di "Legislatore supremo"

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  17. Finora vi siete tutti accapigliati su come tradurre questo e quello. Mauro dice una cosa molto più semplice: leggiamo la bibbia con la nostra testa e non quella della teologia. Tanto basterebbe a capire cosa c'è scritto dentro.
    Saluti da un ignorante

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  18. Non è così, caro Anonimo, non così semplice e lineare come vuoi credere, perché Mauro Bilglino non legge la Bibbia con la purezza dell'ignoranza, ma adduce dotte e filologiche interpretazioni per sostenere che la Bibbia non va interpretata e che il suo linguaggio non è figurato, ma reale e realistico. Se le interpretazioni e le letture fisiologiche sono poco fondate o scorrette, allora salta tutto, altro che beata ignoranza.

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  19. Filologiche, non "fisiologiche" (correttore automatico invadente) ... pardon.

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